di Luca Maria Moglia. Cazzo, mi devo sbrigare se voglio uscire di casa in tempo. Lo sapevo, non dovevo fermarmi a giocare alla Playstation fino alle 3, stanotte. E adesso mi tocca uscire di casa in 5 minuti, senza nemmeno il tempo di farmi la barba o di bermi un misero caffè che mi svegli. Che palle! Però in fondo ne vale la pena. Questa volta hanno veramente esagerato. Se vanno avanti di questo passo, i professori saranno costretti a fare la pubblicità ai detersivi e ai telefonini durante le lezioni. Forse non serve a nulla, ma voglio esserci anche solo per sentire cosa dice la gente. La situazione è diventata insostenibile e devono vedere quanta gente la pensa così. Merda, ho una macchia sulla felpa. Oh, beh, tanto col giubbotto non si vede. «Salve signora, le lascio il portone aperto? Deve uscire? Non c’è problema, si figuri». Forza, muoviti, diventa verde, verde, verde!!! Fanculo, passo col rosso! «Cretino, guarda il semaforo! Sei cieco?» Cosa avrà da correre tanto? Non poteva uscire prima di casa? Cosa ci fanno tutti questi ragazzi in giro? Non dovrebbero già essere a scuola? Oddio, no, ti prego, no! Un’altra manifestazione! Ma non hanno dei genitori a casa che li educhino? Idioti, andassero a scuola a studiare, invece di lamentarsi. Si lamentano di tutto ormai. E vogliono più diritti, e vogliono che i professori siano più disponibili, e vogliono che ci siano più soldi per le scuole, e vogliono più mezzi, e vogliono più laboratori. Ma che si sbrighino a laurearsi e vadano a lavorare invece di protestare. Sono arrivati persino a chiedere che i musulmani abbiano un posto dove pregare in università. Ma che tornino in Africa, se vogliono pregare il loro dio! Noi, che siamo civili, nei loro paesi non abbiamo il diritto ad una chiesa. Perché dovrebbero averlo loro? Siete in Italia, comportatevi da italiani. «Muovetevi, sennò vi metto sotto! Ho una azienda da mandare avanti io!». Cos’è tutta sta coda? «Mi scusi agente, può togliere la transenna che devo passare? Mi sbrigo, devo andare in Prato della Valle, non ho tempo di fare il giro». Eccoli che arrivano, sembrano milioni di cavallette. Il capo ieri ci ha detto che il sindaco si aspetta almeno diecimila studenti davanti al Bo. E a noi ci mandano in 200, a cercare di contenerli con transenne e palette. Ieri hanno pubblicato i turni di servizio e mi è toccato proprio il Liston, dove si raduneranno tutti. Mi sento veramente impotente. «No, ragazzi, di là non si può passare, le transenne non servono a fare il salto della cavallina». Cosa diavolo ci fanno questi ragazzi qui? Alcuni avranno sì e no 15 anni e vanno a far finta di protestare. Ho paura che non basteremo, noi, ma dobbiamo provarci e sperare che fili tutto liscio, perché se arrivano i celerini qui succede un disastro. E quando mai una manifestazione è filata tutta liscia? «Signora, non si può passare, di qua passano solo polizia e ambulanza, se vuole andare in Prato della Valle deve girare in Corso del Popolo e passare in circonvallazione». E poi, come se non bastasse, la gente in auto vede una transenna e si ferma per chiedere se può passare, creando code immense. «E’ inutile che insista, non si può passare, torni indietro e faccia il giro». Era molto meglio quando lavoravo a Campodarsego, almeno lì c’era meno gente per strada e non c’erano queste enormi manifestazioni in centro. Ecco i primi che arrivano. Per fortuna il cordone è pronto. Come vorrei essere come quei signori al bar a fare colazione, adesso. Ah! Eccoli di nuovo che tentano di manifestare! Ai miei tempi, quelle si che erano manifestazioni! Migliaia, milioni di giovani da ogni dove che urlavano come una sola voce. E poi i discorsi, i raduni, i comizi, le occupazioni! Andavi a scuola un giorno e prendevi bastonate dai rossi, andavi il giorno dopo e giù catenate dai neri. Bisogna dire che qualche cazzotto, alla mia epoca, l’ho dato anche io… ma noi avevamo degli ideali, noi eravamo uniti e convinti di ciò che chiedevamo. E l’abbiamo ottenuto! Ci sono voluti anni, ma ce l’abbiamo fatta. Non come questi pischelli che vanno alle manifestazioni per saltare la scuola e fumarsi le canne con gli amici o per provarci con la morosetta di turno. L’abbiamo fatto anche noi, ma noi sapevamo perché eravamo lì. E ce l’abbiamo fatta. «Signorina, devo pagare un caffè e una brioche alla crema, ecco i 2 euro». Bene, ci voleva proprio una colazione stamattina. Mamma mia, aumentano a vista d’occhio! Guardali! Cristo, che capelli. Ci mettono tonnellate di gel, il trucco sugli occhi, sembrano effeminati con travi d’acciaio in testa. E poi, non appena è finita la manifestazione tornano a casa, soddisfatti, senza aver concluso nulla, ma sicuri di aver vinto. Tra un mese nemmeno si ricorderanno perché hanno manifestato. Aula vuota. Saranno sì e no in 20, nemmeno un quinto. Ecco perché via Venezia era deserta oggi, ho pure trovato parcheggio. Accidenti, devono essere andati tutti al Bo. Non posso nemmeno dargli torto: la riforma Gelsomini è veramente una cosa barbara. Già ideare una tassa alle aziende sulle consulenze universitarie è una cosa che non si può sentire, ma mascherare la cosa come uno sprone perché le ditte assumano ricercatori è veramente ipocrisia. Oggi 2 aziende mi hanno chiamato preoccupate per sapere se facevo consulenze private. Ma come faccio io? Di solito passo le ricerche ai tesisti, non posso mica stare dietro a tutto! E adesso cosa spiego a ‘sti poveretti? Non posso mica annullare la lezione, ormai son venuti qui, non posso mandarli via, in fondo non è giusto nei loro confronti. Non che mi cambi molto: lo stipendio arriva anche se non c’è nessuno in classe, ma poi mi devo sorbire i bocciati che mi vengono a dire «ma io questo non l’ho capito», «questo a lezione non l’ha detto», «questo non era in programma», «può fare un appello straordinario?». Era meglio se mi davo malato oggi. Tutti questi studenti alla manifestazione! Poi domani sono certo che le facce saranno quasi comiche quando si accorgeranno di non sapere ciò di cui parlo. Eppure annuiranno con facce compite a simulare una conoscenza che non c’è e che in alcuni di loro non ci sarà mai. No, no, questa faccenda va risolta subito. «Ragazzi, oggi se avete domande chiedete pure, poi facciamo esercizi, così quello che vi ho spiegato nei giorni passati vi diventa più chiaro.» «Sbirro, vuoi farmi uscire da sta gabbia? Son 3 ore che son qua, non ho fatto un cazzo!» Gliele abbiamo suonate oggi. Hanno avuto paura, questi maledetti sfruttatori del popolo. È stato meraviglioso! L’intero collettivo, sostenuto da migliaia di studenti che gridano agli oppressori che non accetteranno le loro idee, che non riusciranno a comprarci con le loro menzogne. Ah, e poi le cariche a quei maledetti servi del potere! Ci siamo battuti e li abbiamo fatti indietreggiare, hanno capito che con noi non si scherza. Nemmeno il tempo di tirare un sasso alla banca che nella via parallela davamo fuoco ad un cassonetto, ormai non sapevano nemmeno loro dove andare. Noi facevamo ciò che volevamo ma loro dovevano aspettare gli ordini per muoversi. Ordini! Come se fossero un branco di pecore invece che uomini liberi. La Gelsomini non passerà, non permetteremo ai capitalisti di utilizzare i loro sporchi mezzucci per fare ancora più soldi. Tutti dobbiamo esser uguali, e loro devono capire che non sono i capi, sono come noi. Anzi: sono nostri dipendenti. Ma lo hanno capito! Oggi glielo abbiamo fatto capire. Alla tv hanno detto che eravamo pochi e violenti, ma dentro di loro sanno che il popolo ha parlato. Hanno paura. Non faranno passare il decreto. Avranno capito che è il popolo a comandare. Avranno capito. Avranno capito. Avranno capito? «E ora passiamo alle notizie locali. Piazze vuote in quel di Padova. La manifestazione tanto annunciata che doveva richiamare folle di studenti non ha avuto successo. Solo poche centinaia di studenti si sono presentati davanti al municipio, ma sembravano piuttosto disorganizzati e presto sono scemati, forse scoraggiati dal loro scarso numero. Qualche decina di facinorosi appartenenti al centro sociale locale ha creato dei disordini, ma la polizia è intervenuta subito e ha ben presto riportato la calma. Il bilancio definitivo è di 2 feriti lievi, 5 ragazzi in stato di fermo, qualche vetrina sfondata, 2 cassonetti incendiati e numerosi danni lievi a macchine e moto parcheggiate in zona. Il Ministro degli Interni, Roberto Cialtroni ha detto che questa è una grande vittoria della maggioranza, che ha così dimostrato all’opposizione priva di idee che la nazione è dalla sua parte e che forse farebbe meglio a tacere e a pensare ai veri problemi dell’Italia, invece di fare un inutile e insensato ostruzionismo. Il leader dell’opposizione ha invece sostenuto che gli studenti in piazza erano decine di migliaia, che la manifestazione è in gran parte riuscita e che solo pochi facinorosi hanno guastato il giusto clima di indignazione non violenta. Il Presidente del Consiglio, uscendo dalla riunione coi capi-gruppo della maggioranza, alla domanda sulle manifestazioni ha invece detto, sorridendo: ‘manifestazione? non ne ho sentito parlare, forse c’era solo un raduno di modelle in piazza e la gente è accorsa. Se l’avessi saputo ci sarei andato anche io’.»  
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