La solitudine dei numeri primi - Paolo Giordano 

Alcuni libri si annunciano per quello che sono già prima di pagina uno. Fin dalla copertina dichiarano molto chiaramente quello vogliono essere; fin da titolo propongono al lettore un patto tacito che sanno di non poter tradire, pena la sua definitiva disillusione e il fallimento della proposta. La copertina promette, promette un tipo di storia, promette un livello letterario, promette un contesto in cui può piacere o non piacere calarsi. Come una buona pubblicità, prepara il lettore a quello che troverà nelle pagine, puntando un po’ più in alto rispetto a quelle che sono le reali potenzialità del prodotto, sapendo però che questa piccola esagerazione sarà tollerata come il prezzo necessario per riuscire a emergere dalla massa.

Uno dei libri che, senza dubbio, deve il suo successo proprio a questo tipo di dinamica, è La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano. Libro di un autore esordiente, pubblicato dal maggior editore di questo paese e incartato in una confezione perfetta per attirare il lettore. In copertina una ragazza con gli occhi scuri, seminascosta in un bosco, guarda chi passa. E chi passa, inevitabilmente, si ferma, incontra gli occhi della ragazza, il titolo del libro: un capolavoro di evocatività e oscurità, una promessa di chiarezza che le pagine interne non mancheranno di mantenere. Anche l’aspetto generale del libro manda al pubblico un messaggio molto chiaro: il romanzo di un autore giovane, stampato però in edizione rilegata (tante pagine, copertina rigida, prezzo in proporzione) e promosso con l’attenzione e l’insistenza che si riserva alle pubblicazioni di libri di autori ben più noti, non può non attirare l’attenzione. E così il lettore capisce di trovarsi di fronte a un vero e proprio caso letterario. A quello che ha tutte le carte in regola per diventare un long seller, un romanzo di cui tutti parlano, oggi, ma che sarò capace di gettare la sua ombra anche sul futuro.

Con queste premesse, costruire il successo commerciale non è poi così difficile. Soprattutto se, come in questo caso, le promesse dell’editore vengono mantenute passo dopo passo dal romanzo. Dal titolo, dalla copertina, dal contesto generale, il lettore è stato indotto ad aspettare un romanzo intenso, anche duro, con toni drammatici, e il dramma infatti esplode subito, nei due capitoli iniziali in cui si raccontano, in parallelo, gli episodi che cambiano la vita dei due protagonisti del libro. I capitoli iniziali sono i più riusciti: perfettamente calibrati per non far andar via il lettore, per dimostrargli che la sua fiducia nell’autore era ben riposta, per completare le allusioni della copertina. Il romanzo, poi, procede scavando sempre più a fondo nella solitudine dei due protagonisti, raccontando la loro condizione di numeri primi gemelli, vicini ma mai capaci di arrivare a toccarsi, costruendo una trama in cui la tragedia è sempre modulata un tono più in basso di quanto ci si aspetta, in cui alla tragedia dei singoli corrisponde una narrazione volutamente calma, pacata, controllata e sottilmente allusiva. A questo punto, la fascinazione del lettore è completa: nel romanzo scorre un senso di tragedia sottointeso che rende molto facile l’identificazione nei protagonisti della storia, nel loro dramma umano che scivola in parallelo a una vita che appare regolare, normale, priva di ombre. Quest’identificazione dei lettori nei personaggi del romanzo è l’elemento che più chiaramente predispone al successo: vedere trasfigurata in letteratura, in una lingua non banale ma mai troppo ricercata, in un contesto teso che però non va mai sopra le righe, quella che è in qualche modo anche la propria storia personale è fonte di una gratificazione implicita enorme. Il lettore è appagato, il passaparola comincia a far salire le vendite, la distanza che separa il libro dal premio Strega si assottiglia ogni giorno di più.

La solitudine dei numeri primi è un romanzo costruito e programmato per il successo. Opera di professionisti che hanno saputo cogliere il potenziale nascosto in un autore esordiente, e moltiplicarlo per proporre la sua storia al grande pubblico, valorizzando proprio l’aspetto universale del racconto, l’alto tasso di identificazione del lettore nei suoi confronti, ovvero proprio quello che normalmente manca nelle opere degli esordienti, di solito molto, troppo autoreferenziali, tese a raccontare una storia che non ha margini di crescita al di fuori dell’autore proprio perché è la sua storia personale, e non un prodotto letterario.

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