Massimo Carlotto - Alla fine di un giorno noioso

 

Massimo Carlotto - Alla fine di un giorno noiosoLe varie recensioni concordano nel sostenere che Arrivederci amore, ciao, del 2002 e Alla fine di un giorno noioso, del 2011, si discostano dal classico genere noir. A parte che il noir di Carlotto è sempre stato sui generis e particolare, l’allontanamento a mio avviso non è tanto dal noir in sé quanto piuttosto dalla saga “dell’Alligatore”. Questa cesura è sottolineata del resto dall’immagine simbolica di una carcassa di alligatore all’inizio di Arrivederci amore, ciao. Il punto di vista è adesso quello di un criminale cinico e spietato, Giorgio Pellegrini, cosa non rara nel genere noir o poliziesco. Alla fine di un giorno noioso riprende questo personaggio che alla fine dell’altro romanzo sembrava volersi redimere completamente, mostrandoci come sia impossibile fuggire la propria natura e come il crimine sappia mutare sempre volto ed evolversi. In questo il romanzo ricorda Il padrino- Atto III, quando Michael Corleone tenta di ripulire il denaro mafioso e di costruirsi una figura pubblica e rispettabile entrando in contatto con l’alta finanza italiana e con il Vaticano per poi scoprire una realtà ancora più corrotta della sua, tanto da affermare: «I veri mafiosi siete voi». Il noir italiano ha sempre dimostrato di saper raccontare fenomeni sociali, politici ed economici con un “realismo” e un’efficacia maggiori e più credibili della cosiddetta “narrativa d’autore”. In questo caso Carlotto va anche oltre, come dimostra l’epigrafe posta all’inizio del libro, penetrando fatti di stretta attualità nazionale come il fenomeno escort-affari, ma anche fenomeni più vicini a noi come l’infiltrazione delle mafie al Nord, la crisi economica e la difficoltà dei piccoli imprenditori, la rivalità tra Pdl e Lega. Il romanzo infatti ci mostra la gestione di un locale in Veneto, l’ascesa politica di un avvocato e le piccole-grandi contraddizioni del ricco Nordest: «In questo sistema nessuno si fa male. Puoi perdere soldi, come è capitato a te, puoi perdere la reputazione oppure finire in galera, ma non si finisce all’ospedale o al camposanto. Siamo in Veneto, non al Sud!».
Giorgio Pellegrini è la «variabile impazzita» che viene da un passato terroristico, che pure ha coinvolto anche queste terre, anche se quel fuoco sembra sopito sotto le ceneri della bella apparenza, dei centri massaggio, delle palestre e delle discoteche. La sua violenza sconvolge un Veneto disorientato, in cui gli imprenditori sfogano la frustrazione con le escort e i politici tessono trame invisibili con la criminalità organizzata e i grandi affari di Roma. Il modello Nordest apparentemente continua, ma in realtà fa parte di un più grande circuito, e comunque l’altra faccia del denaro è sempre spiacevole.
Il protagonista è un personaggio per certi versi affascinante e il suo cinismo in fondo non è altro che lo specchio di una società malata.

Massimo Carlotto, Alla fine di un giorno noioso, e/o edizioni, 2011

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