Massimo Fini e il Mullah Omar di Alberto Bullado. Martedì 28 giugno 2011, ore 21:00. Quello offerto dal Caffè dei Libri di Bassano del Grappa è un contesto intimo, nel quale Massimo Fini, al contrario di quanto possa far immaginare l’alcalinità della sua penna e del suo pensiero, appare timido, introverso, quasi goffo. La sua è una presenza scapigliata di un uomo semplice, in camicia di jeans, circondato da sedie, ma rinfrancato da un sacrosanto bicchiere di vino: poiché il nostro dice di non sopportare «l’ipocrisia dell’acqua» minerale che, come per Freddy “Whisky Facile” di Fred Buscaglione, non può che fargli del male (dopotutto, ribadisce, «siamo in Veneto»: come dargli torto?). La serata entra subito nel vivo delle questioni sollevate dal suo ultimo e controverso Il Mullah Omar (Marsilio): una visione eterodossa e poco accomodante sulla guerra in Afghanistan, sulla condotta liberticida, vile ed efferata dell’Occidente, ai danni di un popolo, al contrario, vero ed indomito, oltre che sulla natura dei talebani e del loro carismatico leader militare, appunto, lo sfuggente Mullah Omar. Un libro, quindi, che concentra un’ implacabile e poco velata critica verso i costumi e le ideologie occidentali, oltre che una serie di considerazioni borderline che non possono far altro che cozzare, causando scintille, contro quella stessa egemonia ideologica che nel nostro paese ha già messo all’indice questo saggio, giudicato come indegno, scandaloso ed inaccettabile. Il come ed il perché di questi giudizi, Conaltrimezzi ne ha già parlato in un precedente articolo inerente alle polemiche sortite in seguito ad un dibattito, dai toni alle volte francamente puerili, condotto sul quotidiano Libero. Percorrendo le origini del movimento talebano e dell’ascesa carismatica del loro capo, Massimo Fini offre un quadro inedito dell’Afghanistan, un paese visitato ed apprezzato in giovinezza e niente affatto popolato da esagitati terroristi, checché ne dica il Ministro Frattini (persino il Goveno Americano, la C.I.A e lo Stato Maggiore della NATO non definiscono più i guerriglieri afgani come tali, ma come “insorti”), e che non ha smarrito quei valori pre-politici – coraggio (fisico e morale), dignità e incorruttibilità – che invece l’Occidente sembra aver dilapidato da tempo, in nome di uno sfrenato individualismo e di uno sconsiderato e feroce suprematismo. Chi conosce il Fini pensiero sa che alla base di tutto, oltre che un relativismo culturale, debitore delle lezioni di Lévi- Strauss, vi è la denuncia di come l’Occidente abbia perso la capacità di riconoscere l’Altro da sé e, di conseguenza, di rispettare e di riconoscere le culture altrui. L’espansionismo democratico, omologante e non meno aggressivo, dati alla mano, dei regimi totalitari del passato, è la chiara dimostrazione di questo fatto, così come l’esistenza di un’Emma Bonino qualsiasi, ovvero personaggi inconsapevoli della portata illiberale della nostra cultura, esportatrice di modelli di riferimento già malati, colpiti, peraltro, da gravi crisi morali, politiche ed economiche. Evadendo dalla pura disquisizione filosofica, Massimo Fini mantiene i piedi per terra, ora sfatando miti consolidati come la presunta alleanza tra il Mullah Omar e Bin Laden, ora affrontando temi estremamente sensibili come l’enorme prezzo umano delle vittime civili morte in seguito ai bombardamenti, lo scempio culturale e sociale come tristi conseguenze della guerra afgana, il traffico e la produzione di oppio, fino ad arrivare al rispetto dei diritti umani ed alla condizione delle donne (argomenti, quest’ultimi, che come in ogni incontro con Massimo Fini, sono causa di accesi dibattiti). Due ore che scivolano via, nelle quali il giornalista-scrittore risponde pazientemente e a tono alle domande di un pubblico particolarmente attento e partecipe. Un’occasione nella quale si è potuto apprezzare una gentilezza ed una sensibilità fuori dal comune e niente affatto scontate data l’irriverenza di uno degli intellettuali meno digeriti dalla cultura e dal giornalismo italiani. Un uomo al quale va riconosciuta un’apprezzabile schiettezza, non solo quando afferma che ciò che lo porta a scrivere i suoi libri non è il diletto della polemica (anziché valergli successo e visibilità le sue opere l’hanno progressivamente emarginato dopo avergli causato censure ed inamicizie), ma il bisogno di esprimere idee che difficilmente un’intellettualità adiposa e conformista, come quella italiana, correrebbe il rischio di esprimere con tanta chiarezza ed onestà. La lucidità di Massimo Fini dimostra inoltre tutta la sua versatilità non solo quando analizza gli errori del Mullah Omar, ma anche scenari futuri nei quali gli Stati Uniti, erosi dalla crisi economica e da spese belliche insostenibili, oltre che dai malumori dei governi alleati che non riescono a trovare giustificazioni ragionevoli che possano perpetrare ancora a lungo una guerra logorante, che dura da ormai dieci anni e che non ha finora sortito effetti davvero positivi, dovranno patteggiare una pace (o tutt’al più una “exit strategy”) proprio con quell’odiato nemico che l’esercito più tecnologico ed armato del mondo non è riuscito a vincere in 10 anni di stragi e bombardamenti. Quel Mullah Omar, carismatico e risoluto, retrogrado ma onesto e acclamato dal suo popolo, che Massimo Fini, senza alcuna ipocrisia, dice di preferire ad un Renato Schifani che spunta fuori dalle urne di una democrazia fiacca, malata e corrotta. Qui di seguito la registrazione audio, divisa in due parti, dell’intero dibattito svoltosi al Caffè dei Libri di Bassano del Grappa. PRIMA PARTE (51:18 min): [soundcloud url=”http://api.soundcloud.com/tracks/18076602″ params=”show_comments=true&auto_play=false&color=ff7700″ width=”100%” height=”81″ ] Indice tematico: 00:00 – Presentazione 02:30 – Cenni biografici sul Mullah Omar e sulle origini del movimento talebano 09:23 – Due parole sull’Afghanistan e sulla resistenza afgana 14:43 – Popolo afgano e valori pre-politici (critica all’Occidente) 23:08 – Pakistan e talebani 24:27 – Bin Laden, Mullah Omar e terrorismo 27:35 – Una guerra asimmetrica 31:33 – Ls distruzione sociale e culturale dell’Afghanistan 36:10 – L’Occidente e l’Altro: imperialismo e totalitarismo dei valori 40:46 – Un bicchiere di vino e l’ipocrisia dell’acqua… 41:25 – Mullah Omar come leader carismatico 43:10 – Rivoluzione Francese e Rivoluzione Talebana 45:00 – Exit strategy: prove di accordo tra americani e talebani (Afghanistan – Vietnam) SECONDA PARTE (65:43 min): [soundcloud url=”http://api.soundcloud.com/tracks/18077526″ params=”show_comments=true&auto_play=false&color=ff7700″ width=”100%” height=”81″ ] Indice tematico: 00:00 – Traffico e produzione dell’oppio in Afghanistan 02:40 – Le fonti di Massimo Fini 04:45 – L’esperienza di Massimo Fini in Afghanistan 07:15 – L’oleodotto americano in Afghanistan 13:25 – Obbligo etico, diritti umani, relativismo culturale 20:00 – Controversia sulla condizione della donna 27:25 – Comprendere il personaggio Mullah Omar 31:44 – Italia e Afghanistan: un confronto tra due mondi diversi 33:50 – Il “paradigma Hitler”: democrazia, interventismo, legittimità 38:50 – La questione legale inerente al libro 43:45 – Cosa spinge Massimo Fini a scrivere opere come queste 50:00 – L’Afghanistan del domani 56:18 – Sul giornalismo italiano 1:02:00 – Sulla questione israelo-palestinese Approfondimenti: Sulla presunta morte del Mullah Omar Sulla polemica a riguardo del nuovo libro di Massimo Fini Sull’illegittimità della guerra in Afghanistan

2 commenti a “ Massimo Fini ed il suo Mullah Omar ”

  1. francesco

    francesco

    sono l’organizzatore della serata di Fini…ottimo, egregio lavoro il vostro…

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    • conaltrimezzipd

      conaltrimezzipd

      grazie a te francesco. Se non è un problema possiamo anche replicare per qualche altra occasione futura.

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