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La prima puntata di Masterpiece conferma tutto quello che scettici e detrattori sospettavano: un talent-fuffa già visto, condito di casi umani. Apriti cielo: è l’epifania su Twitter. L’hashtag #Masterpiece fa il botto, per questo la produzione dovrebbe tenersi stretta la sua risorsa più grande: gli haters.

QUI invece trovate i Capolavori Perduti di Masterpiece, i romanzi scartati se fossero finiti in libreria.

Nel paese dove non si legge un cazzo e si scrive un casino (soprattutto su Twitter), Masterpiece non poteva che stravincere e convincere.

Il pubblico delle grandi occasioni, in una domenica senza posticipi, treno dei gol in seconda serata e Balotelli, si ritrova, divano e pop corn, a ruggire contro i casi umani dati in pasto all’odio catodico di tanti Mastertweet, con la protervia che contraddistingue quella specie di Schutzstaffeln che attendeva di blastare il primo talent show per scrittori esordienti al primo vagito. 

Uno spettacolo come non se ne vedevano da anni, che ha messo tutti d’accordo nel decretare, in modo unanime, il successo della prima puntata (5% in seconda serata di domenica non è male, infatti qualcuno già parla di raggiungere almeno le tre puntate). 

Per non essere da meno, e per non rinunciare di cavalcare lo Zeitgeist di entusiasmo, in questo post cercheremo non tanto di riferire la moviola del post partita, tipo Pistocchi, ma di blaterare qualcosa di insensatamente inutile come un monologo del lunedì di Aldo Biscardi. O di Michele Santoro al giovedì. 

Se non altro per assecondare le twittate di migliaia di hater che hanno fatto a gara nel cinguettare la battuta più stronza del web in un’orgia di sarcasmo, solo perché Bill Hicks è morto da anni e qualcuno meno strafatto di lui quella volta si è sbattuto con i sottotitoli in italiano.

Per queste ragioni anch’io spero di essere sufficientemente e gratuitamente cattivo nel buttare giù questo pezzo. Che per la cronaca credo sia il più paraculo che abbia mai tentato di scrivere.

Masterpiece-logo

Comincerei innanzitutto nel celebrare la prima puntata di Masterpiece omaggiando la scelta dei tre giudici, secondo me azzeccatissima. C’è De Cataldo che fa lo sbirro buono, De Carlo quello cattivo e poi c’è la Selasi che è lì non si sa bene perché. Probabilmente per andare incontro alla sensibilità collettiva del pubblico italiano. Me lo vedo il consiglio della Rai in riunione creativa: “sapete, credo sia una scelta auspicabile per via delle quote rosa e gli sbarchi a Lampedusa”.

Naturalmente c’entra anche l’avvenenza fisica. Durante la presentazione della giuria il mio cellulare già cominciava a vibrare. Ho amici sfigati quanto me, davanti alla tv con il Mac sulle ginocchia.
“Oh, ma hai visto le foto che girano in internet di quella nera? Visto che tette?!”
“Ma no scemo, quella è Lubamba”. 

Peccato, perché per un attimo c’ho sperato davvero.

(una mia amica invece mi scrive chiedendomi se la Selasi non è quella che cantava “Life! Oh life!” circondata da farfalle. Le rispondo di sì. Des’ree dal Festivalbar non è invecchiata di un giorno)

La seconda considerazione che mi va di fare vuole essere un complimento alla Rai, ora che anche la terza rete può vantare il suo talent show. Su Rai Uno ballano, su Rai Due cantano, su Rai Tre, il canale più intellettuale e a sinistra della tv di stato, non possono che trasmettere un talent su degli scrittori (precari) o su Fabio Fazio. Ma lui era già andato in onda prima, con la Littizzetto e la Pausini, giusto per dare agli italiani un motivo in più per pagare il canone oltre a Giletti.

Ma tornando a noi e a Masterpiece, dopo i giudici è la volta dei concorrenti. Un campionario umano con tanto di ricoveri psichiatrici, anafettività paterna, anoressia, tentati suicidi e storie di carcere. Io l’avevo detto che in giuria ci voleva Paolo Crepet

Sono in molti su Twitter a gradire la dose di teledolore, che naturalmente paga anche in tv. Ancora complimenti alla produzione per la lungimiranza e l’originalità nel proporre un format che spettacolarizza casi umani, inserendoli in un montaggio ansiogeno da reality, con tanto di voce fuori campo, colonna sonora da televoto, le soggettive plastificate già viste e riviste da Masterchef a Jersey Shore, e giudici che, face to face con i concorrenti, contestualizzano come se si trovassero a metà tra l’ufficio interinale, una seduta di psicanalisi e un esame farsa di Letteratura Comparate, con citazioni random (no perché Carver… ma anche Pirandello… c’hai presente Kerouac?… cosa ci vedi di John Fante?…) intervallate dagli strafalcioni afropolitan della Selasi e dalle sfuriate di De Carlo, che ogni tanto prova a fare Gordon Ramsay quando straccia platealmente dei temini delle medie. 

De Carlo Masterpiece ConAltriMezzi 

Dai cazzo, vuoi mettere con la presenza scenica di Aldo Busi? Lui l’avrebbe fatto meglio e ci avrebbe messo un po’ più di Bastianich.

Ma lasciando da parte qualche critica isolata, Masterpice rimane un prodotto originale. Si respira in ogni attimo il tentativo di “fare qualcosa di nuovo in tv”, come anticipato da Giovanni Robertini, uno degli autori di Masterpiece, che ho avuto modo di conoscere e che mi sta pure simpatico, ma che retweetta Severgnini che rischia il twitter-linciaggio, non solo per la chioma – come dice qualcuno – disegnata da Pininfarina, ma per le cagate che scrive.

Masterpice Twitter Severgnini Masterpiece Twitter Robertini

 

Robertini, come se volesse scusarsi con il pubblico, dice che comunque si sono divertiti a fare Masterpiece. E ci credo, l’avranno fatto per i LOL.

Vedi l’ottima sfilza di efficacissimi luoghi comuni pescati dall’immaginario letterario da un tanto al chilo. Voglio dire, alla prima puntata mancano all’appello solamente la quarantenne ninfomane, l’ex prete pedofilo, l’apprendista Bukowski con la cirrosi epatica, lo scrittore avvocato con il vizio della cocaina e Marco Cubeddu

Ma per adesso può andar bene così, compresa la scrittrice operaia che c’è rimasta sotto con il realismo magico e gli Harmony, insultata da editor, traduttori e correttori di bozze stagisti che guadagnano pure meno di lei, e la succedanea di Kate Middleton che deve scrivere “perché ha un debito con la vita da assolvere” e che se tutto va bene fa l’assicuratrice o lavora in banca. E infatti lavora in banca. Lo si capisce dalle sopracciglia rifinite.

Bene anche il palermitano che si è fatto tredici anni al gabbio, che fa colore, se non altro per la parlata meridionale e la faccia da Picasso che ricorda Rosario Trefiletti. 

Apprezzo davvero la scelta di portare in tv un personaggio del genere. Gli scrittori che scrivono in carcere tirano un casino, così come quell’autore fondamentale per la storia del nostro paese, conosciuto da tutti. Dai avrete capito, quello lì famoso… il politico del ‘900 che in cella ha scritto un libro fondamentale per l’anima civile della nazione. Adolf qualcosa.

E poi è il turno dell’ebreo “mezzo scemo” ma “tenero”, dentro e fuori dal manicomio, e che dice cose tipo “palingenesi”. Ovviamente fa il giornalista. Viene eliminato quasi subito con mio rammarico, perché già mi ero immaginato la fascetta promozionale sul libro in autogrill “il nuovo Piperno, solo ancora più brutto”.

Lo scrittore maratoneta invece non è Mauro Covacich, ma un tizio che ha almeno dieci anni in meno e che in tv ha la brillante idea di dire di farsi le pippe e che non scopa per scelta (probabilmente non sua). Sulle guide tv in rete lo bollano come “commerciante e intellettuale di Orbetello, ateo e vergine”. Ecco, se Cristo si è fermato a Eboli, i TQ possono ripartire da Orbetello.

Masterpiece Masturbazione ConAltriMezzi

 

Massimo Coppola invece è così heroin chic che sembra uscito da un quadro di Schiele.

Per il resto le prove di scrittura si confermano degli avvincenti e imprevedibili testa a testa, con prove a tempo e gitarelle in luoghi inquietanti, degne di un vero survival horror che però svela già tutto sulla sorte del concorrente a partite dal montaggio. A tratti sembra un nuovo episodio di Final Destination.

Masterpiece Twitter Parente

 

A sto punto perché non fare come su Cavie di Palahniuk, o una cosa tipo Survivor (il reality)? Prendi gli aspiranti scrittori, li porti in un’isola sconosciuta senza provviste. E chi sopravvive pubblica il suo libro random. Come unica regola: nessuna regola.

Magari al posto della popolazione indigena ci metti quelli che twittano seguendo l’hashtag #masterpiece, così altro che Final Destination, Cannibal Holocaust.

E infine fanno arrivare Elisabetta Sgarbi, che presentano come quella della Bompiani, “la casa editrice che ha scoperto Umberto Eco” (lol), con tanto di frase a effetto di Coppola. Mancava solo la voce fuoricampo che diceva “mecojoni” per creare ancora più hype.

Ecco, la Sgarbi ha l’ultima parola per decidere chi continuerà la propria avventura, ovvero l’unico vincitore della prima puntata. La scrittrice operaia che vuole riconquistare la fiducia del padre con l’ombretto multicolore delle Winx e il tizio che fuma le canne devono passare un minuto con l’editrice per riuscire “a vendere il proprio prodotto”.

Ecco, io credo che la prova dell’ascensore rappresenti un colpo di genio della produzione di Masterpiece, una metafora perfetta per l’editoria italiana. Ottimizzare il tempo, arrivare alla persona giusta e saperti vendere.

Peccato che al posto della Elisabetta Sgarbi non ci fosse stato il fratello, perché lui, in un minuto, se lo sarebbe fatto fare un pompino.

Elisabetta Sgarbi Masterpiece ConAltriMezzi 3

La Sgarbi durante l’ultima prova eliminatoria.

Alla fine vince il ragazzo che scrive cose estreme ma non troppo che si chiama Lilith, un nome che credevo fosse per lo più usato dalle metallare su MySpace. Sempre a proposito di sfighe e casi umani.

In definitiva, ironia e sarcasmo a parte, io credo che quelli che alla vigilia di Masterpiece manifestavano entusiasmo, per quanto naif e in buona fede, ieri sera, forse, si saranno ricreduti. Masterpiece non è nulla di nuovo. È un reality-talent diverso in nulla rispetto al resto se non per il fatto che, al contrario di Amici o X-Factor, lo spettatore non ha la possibilità di farsi un’opinione esauriente sulla sostanza dei romanzi in gara. Negli altri reality la performance/esibizione, di per sé, costituisce l’oggetto da valutare. In Masterpiece no. Tutt’al più si tratta di un surrogato. Rimane la vicenda biografica, la presenza scenica, la schiuma. 

Tutto è relegato alla pancia, al legame catodico-empatico che si instaura tra show e telespettatore, che poi riversa su Twitter.

Alla fine si giudica qualcuno a proposito di una cosa che la gente non può fruire. È la spettacolarizzazione del quasi nulla. Il pubblico, compreso quello curioso, preparato e motivato, viene tenuto all’oscuro e ripagato con pilloline di dialoghi, reading di qualche rigo preso a caso e giochetti banali: errore abbastanza ingenuo. 

Molta gente oggi parla di programma oggettivamente brutto e indifendibile, mentre dall’altra parte c’è chi continua con il mantra “meglio parlar di libri in tv, anche male, che non parlarne affatto” (e sai già che questi finiranno per votare Renzi). 

Tuttavia io credo che il dato rilevante è che tutti questi aspetti erano largamente prevedibili. Salvo modifiche in fieri, Masterpiece rimane un prodotto del tutto conforme ai soliti format, che poco si presta a trattare la scrittura e la letteratura in maniera dignitosa, al quale la Rai ci chiede di empatizzare, a prescindere dal grado interpretativo (letterario o non letterario), con un programma che non ci dà strumenti per formarci un’opinione sui manoscritti dei concorrenti.

E questo non farà che alimentare un secondo reality rionale (chissà quanto involontario) sui social network. Una realtà parallela che forse può fungere da stampella di Masterpiece, in piena logica da circo dei freaks: fenomeni da baraccone additati e derisi da altrettanti mostri egocentrici e famelici.

Per ora #masterpiece in diretta ha battuto #lucignolo ed è rimasta tra le trend topic anche il giorno dopo. Il dato culturale della settimana, dopo il primo editoriale di Fabio “Il Pulcino Pio” Volo sulla Lettura del Corriere. 

Morale della favola: Masterpiece si tenga stretti i suoi haters.

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2 commenti a “ #Masterpiss: Haters Gonna Hate ”

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