Michelle Houellebecq - La carta e il territorio

Molti non esitano a definirlo stronzo e forse lui stesso ammette sornionamente di esserlo. Nel suo ultimo romanzo ha dimostrato di saper essere impietoso anche con se stesso. Il libro è splendido, geniale, strano, sorprendente nel finale. Un esempio di come si possa scrivere romanzi contemporanei in maniera egregia.

Michel Houellebecq è sicuramente un personaggio interessante e notevole. Fin dal suo romanzo d’esordio, Le particelle elementari, reso poi celebre dalla trasposizione cinematografica, si è guadagnato la fama di provocatore, in quel caso citando esplicitamente nel libro il suo ex capo, reo di averlo espulso dalla rivista letteraria presso cui lavorava. In seguito hanno destato scalpore le sue dichiarazioni sulla religione islamica e sul Corano, definiti, in sostanza, stupidi. Anche il suo ultimo romanzo, La carta e il territorio, è stato criticato perché conterrebbe parti “copiate” da Wikipedia. In effetti spesso le descrizioni di luoghi o di mestieri, presenti nel libro, sono molto tecniche ed enciclopediche. A mio avviso l’accusa di plagio è insensata per la natura stessa di Wikipedia e delle informazioni eteree di internet. Per di più non tiene conto che grandi scrittori del passato come Mann o Musil non esitavano a introdurre nelle loro opere termini tecnico-scientifici e riferimenti precisi alla cultura (nella sua accezione più ampia) delle loro epoche. Per esempio verso la fine de I Buddenbrook, introducendo la terza parte dell’undicesimo capitolo, in cui si narra la morte prematura di Hanno, Mann riporta i sintomi del tifo con accuratezza scientifica, probabilmente “copiando” dalle enciclopedie dell’epoca.

Michel Houellebecq – La carta e il territorioLa carta e il territorio, in ogni caso, ha sfidato le polemiche aggiudicandosi il premio Goncourt, il più prestigioso premio letterario francese. Meritatamente, oserei dire, giacché il romanzo mi è sembrato semplicemente geniale. Al di là dell’atteggiamento schietto e cinico e i suoi giudizi sgradevoli sulla società francese, Houellebecq è soprattutto un bravo scrittore. Anche in questo romanzo la realtà diventa fiction e personaggi reali diventano personaggi letterari. È il caso dello scrittore Beigbeder e di Houellebecq stesso, che assume nel romanzo un ruolo non indifferente. Questa è forse la scelta più azzardata ed eclatante per quanto riguarda la costruzione della trama, la quale racconta la vita (se così si può chiamare) e l’incredibile scalata al successo dell’artista Jed Martin; trama che verso la fine assume sorprendentemente i caratteri del thriller a tinte splatter per poi tornare a delle riflessioni filosofico-esistenziali sull’arte e il suo rapporto con lo scorrere del tempo (e quindi con la morte). La questione del realismo in letteratura può vantare, con questo romanzo, un altro interessante esempio e spunto di riflessione e di dibattito.

 

Michel Houellebecq, La carta e il territorio, Milano, Bompiani, 2010.

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