Alessandro Sesto Book Review

Da Houellebecq a Vonnegut, da Proust a Dostoevskij passando per Bukowski e DFW. Una raccolta di racconti dissacranti su autori e libri santificati. Perché un classico è un libro su cui non si finisce mai di ridere.

di Caterina di Paolo

Moby Dick e altri racconti brevi (Gorilla Sapiens) è un titolo difficile, che sembra un po’ una presa per il culo, e per questo incuriosisce.

Moby Dick e altri racconti brevi? Cioè hai scritto un racconto su Moby Dick intitolandolo Moby Dick? Devi essere molto bravo con le parole e con l’ironia, come era Melville, altrimenti sarà un bagno di sangue.

Ebbene, nel libro di Alessandro Sesto non c’è solo la balena bianca, che già basterebbe a spaventare molti per il confronto: c’è l’uso dell’ironia nella pubblicità secondo David Foster Wallace, i Fratelli Karamazov e le loro vite normali raccontate in modo geniale, le incomprensioni tra i personaggi di Kundera, e alcuni pratici schemi che aiutano ad avvicinare la vita reale alla narrazione.

Ad esempio: Vonnegut e Bukowski avevano atteggiamenti diversi rispetto al volersi distinguere dalla media, e l’amico del narratore Aldo Marino – un personaggio centrale di questa raccolta di racconti: probabilmente vi accorgerete di conoscere almeno una persona così e di esserci inspiegabilmente amico dall’infanzia – si pone in modo ancora diverso. Perché non comporre dei piani cartesiani e seguire la curva della popolarità nelle tre persone? Scopriremo che Vonnegut inizia da famoso scrittore di racconti fantascientifici per poi rifiutare di essere l’orinale dei critici e infine snobbare l’umanità; mentre Bukowski comincia da reietto sfigurato dall’acne per arrivare ad avere la BMW nera e la moglie figa, simboli della sua riuscita sociale.

Aldo Marino, invece, si fa il culo per diventare uno yuppie anni ottanta, fa carriera, si sposa e inizia a uscire nei bar più fighetti, per poi rendersi conto che il vero cool ora è avere una compagnia di artisti e uscire in osterie scalcagnate e cerca di avvicinarsi al gruppo di punta divorziando, iniziando a fare yoga e a prendere lezioni di violino con un’affascinante barba incolta.

L’autore non si ferma qui: ci sono anche diversi racconti sui generi letterari, che vi faranno ridere e vi potranno servire per cuccare la ragazza con gli occhiali nel vostro radical bar di fiducia. Dagli alieni, che possono essere i classici con la testa a triangolo come uno specchio del genere umano, alle antiutopie nei libri come in tv. Le AU (Anti Utopie appunto) possono essere socialiste o anarchiche, ma l’autore ci tiene a specificare che «nel caso specifico dei film e telefilm, nelle AU totalitarie di solito le donne vestono tuniche succinte o tute molto aderenti, in quelle anarchiche vestiti sbrindellati rivelatori. Non è previsto un futuro a tal punto anti-utopico che non si possa ammirare qualche coscia.» I nerd possono dormire sonni tranquilli.

L’autore risponde anche ad alcuni quesiti che attanagliavano anche me personalmente: per esempio, che cavolo di lavoro fanno i protagonisti dei libri? Sarà un’inclinazione inconscia, ma mi è capitato molto spesso di leggere storie in cui il protagonista non faceva un cazzo e passava gran parte del tempo a riflettere – uno dei miei libri preferiti, Herzog, parla di un intellettuale che rimugina sulla filosofia e sulla sua ex moglie dalla mattina alla sera e scrive lettere compulsivamente. Alessandro Sesto mi ha tranquillizzata (e mi ha fatto anche venire un po’ d’invidia, perché avrei voluto scrivere io un racconto così) sintetizzando le tre tendenze principali dei personaggi con il lavoro, e confermando il mio sospetto che la gran parte dei protagonisti dei libri non lavora, o almeno non ha un posto fisso e fa magari lo scrittore – come Quinn in Città di vetro di Auster, un’autentica macchina da romanzi gialli – o lavora poco e poi a un certo punto eredita, come l’idiota Dostoevskij.

Ci sono però anche i mestieri idealizzati dalla letteratura, come gli investigatori privati, i criminali a piede libero e infine gli scienziati. «Essendo i romanzi la più ovvia fonte di informazioni per un romanziere, si innesca così un meccanismo che porta alla creazione di professioni letterarie è spacciate per realistiche in letteratura, ma di fatto autoreferenziali, disconnesse dal corrispettivo lavoro nel mondo reale, e in definitiva del tutto immaginarie. L’esito di questo processo sono investigatori privati malinconici e riflessivi che citano Schopenhauer, o avvocati che nell’interesse della verità affrontano dei malvagi a colpi di karate. Fortunatamente per l’armonia tra mondo della finzione e mondo reale, i letterari sono oggi anche cinematografici e televisivi, per cui divengono loro stessi dei modelli per chi svolge nella realtà lavori analoghi, che così vi si adegua nei limiti del possibile. I detective fanno un giro in più di sambuca la sera, gli ispettori di polizia si forzano a chiudere le conversazioni con arguzie dialettali, e gli avvocati vanno a lezione di zumba.»

Alessandro Sesto ha una precisione implacabile nell’analizzare e dissacrare processi letterari, personaggi, grandi autori considerati polverosi e intoccabili e anche quello che ci succede tutti i giorni. I suoi racconti sono divertentissimi e spesso anche amari per come riescono a far venire a galla le contraddizioni di chiunque, anche dei grandi scrittori che tendiamo a non vedere mai come persone; viceversa riesce anche a mostrare le mancanze dei personaggi o dei cliché letterari, con cui spesso tendiamo a immedesimarci – davvero esilarante lo schema che paragona la vita di un poeta maledetto a quella dell’impiegato in ufficio. Consigliato a chi sa che per leggere un classico non bisogna averne paura, e ovviamente a chi vuole cuccare la ragazza con gli occhiali di cui sopra.

 

Alessandro Sesto, Moby Dick a altri racconti brevi, Gorilla Sapiens

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