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Poe non era solo uno scrittore gotico, era un grande scrittore e basta. Ma come spesso accade la fama e la fortuna degli scrittori sono postume. Per di più Poe ebbe una fine degna di uno dei suoi inquietanti racconti. Una storia che mostra fino a che punto può essere borderline la vita di un letterato.

1849: un uomo viene trovato in stato di semi-incoscienza presso un seggio elettorale, viene portato in ospedale e lì muore quattro giorni dopo, solo come un cane. L’uomo è Edgar Allan Poe, il decesso viene attribuito al suo noto abuso di alcol. Nessun parente lo piange. La società non lo rimpiange.

È il triste epilogo della storia di un fuggitivo, come egli stesso si definisce in una poesia. Ufficialmente è morto a causa del suo vizio. Ma c’è qualcosa che non torna. Forse le circostanze sono meno chiare di quel che sembra, se nel 1996 un medico getta dei sospetti sulla morte del grande scrittore, sostenendo che la causa sia da attribuire non all’abuso di alcol ma ad una malattia, forse rabbia.

Oltretutto pare che Poe avesse smesso di bere sei mesi prima della sua fine. Tornando indietro ed analizzando meglio i fatti emergono particolari inquietanti. Innanzitutto i vestiti che aveva addosso Poe quando fu trovato, a Baltimora, non erano i suoi. E poi pare che qualcuno lo abbia sentito parlare, in ospedale, la notte prima di morire: avrebbe ripetuto più volte il nome di un uomo. Ma soprattutto: che diavolo ci faceva Poe presso quel seggio elettorale?

Qualcuno lo spiega attraverso il fenomeno del cooping, che a quanto pare era molto diffuso negli U.S.A. nell’Ottocento. In pratica accadeva che alcune persone venivano prese di forza e costrette a votare in un certo modo, forse in cambio di soldi, o forse semplicemente sotto minaccia. Ovviamente si prendevano di mira i barboni, i girovaghi o gli ubriaconi, gente che avesse costante bisogno di soldi e che per vari motivi non avrebbe denunciato nulla.

 

 

Credits immagini: 1. Art Warriors2. via3. Fabio Lopes4. via5. via

Probabilmente Poe poteva apparire tutte queste cose insieme; il sospetto è che sia stato rapito e costretto a bere, ma è chiaro che le circostanze e i motivi restano vaghi. Magari potrebbe perfino essere stato scambiato per un’altra persona, eventualità tipica di uno dei suoi racconti. Insomma i misteri restano e contribuiscono ad accrescere l’alone di “maledettismo” che circonda Poe e che lo ha reso noto al mondo, soprattutto dopo la riscoperta da parte dei francesi e in particolare di Baudelaire.

Tre giorni fa ricorreva l’anniversario della sua nascita e forse vale la pena ricordarlo per le sue opere e non per la sua vita (o per la sua morte), resta il fatto che è triste che uno scrittore perda l’aureola al punto da morire in questo modo, e allo stesso tempo è inquietante che dietro tutto ciò possano esserci dei volgari motivi politico-elettorali. E tra un mese si vota anche in Italia.

 

Spiriti dei morti

I.

Starà la tua anima disperata e sola

fra i bui pensieri d’una grigia lapide-

Non uno, in tanta folla, verrà a spiarti

in quella tua più segreta ora.

 

II.

Non dir nulla in quella solitudine

che non è però desolazione – perché, allora,

gli spiriti di quelli che in vita

ti precedettero incontrerai, nella morte,

di nuovo intorno a te, ed il loro volere

porrà in ombra il tuo: ma tu, non dir parola.

 

III.

La notte t’apparirà accigliata e greve-

e le stelle non più occhieggeranno

dai loro alti troni celesti, con luce

di vaghe speranze offerte ai mortali-

ma le loro rosse sfere, prive d’ogni raggio,

al tuo languente occhio si mostreranno

come incendio e ardore

che per sempre t’investiranno.

 

IV.

Avrai pensieri che non potrai bandire-

visioni che mai più svaniranno-

che mai più da te saran disgiunte-

come le gocce di rugiada dall’erba.

 

V.

La brezza – l’alito di Dio – è caduta

e la nebbia sulla collina-

un’ombra – un’ombra che non si squarcia,

è un simbolo, è un segno

già per come incombe sugli alberi,

mistero dei misteri!

 

(traduzione di Tommaso Pisanti)

 

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