#LitBlogStorm in risposta ad un articolo di Nicola Lagioia: i blog vecchia scuola sono compatibili con il web 2.0? E la nuova generazione di lit blog?

A scanso d’equivoci: lo scopo di questo post è farci pubblicità, ovvero rilanciare #LitBlogStorm e far sì che Nicola Lagioia legga questo articolo e risponda.

Rispondere a cosa? A questa sorta di appello.

Antefatto

Nicola Lagioia ha scritto un articolo su Repubblica che ogni blogger letterario ha, credo, letto, sbirciato, condiviso sui social network, in risposta ad un’affermazione di Peter Stothard che ogni blogger letterario aveva, credo, precedentemente letto, sbirciato e condiviso sui social network. E l’ha fatto senza sapere dell’esistenza di #LitBlogStorm.

Prima o poi doveva succedere. Come Colombo con l’America, Newton con la mela e Nietzsche affetto da criptomnesia. Che si tratti della scoperta di un nuovo continente che nuovo non è, della scoperta della forza di gravità o dello Zarathustra scritto più o meno cinquantanni prima da un altro tizio (Kerner), sempre della stessa cosa di tratta: ovvero incappare inconsapevolmente e in buona fede in un qualcosa che c’è già. In questo caso un dibattito online.

Morale della favola? Nicola Lagioia ha inconsapevolmente prodotto un contributo per la “nostra” campagna d’informazione online, centrando in pieno alcune questioni pertinenti a #LitBlogStorm.

 

Per Nicola Lagioia e chi ancora non sa cos’è #LitBlogStorm
[chi è già al corrente di tutto può tranquillamente passare al paragrafo successivo]

Ok, e che cavolo è #LitBlogStorm? Una campagna online, nata da poco, che si propone di convogliare una serie di interventi – a proposito di tematiche che riguardano la critica letteraria online, i blog letterari, il modo di fare letteratura e divulgazione culturale in rete – sotto un’unica sigla: appunto #LitBlogStorm.

Nel caso specifico Lagioia ha risollevato una questione piuttosto calda, riportando al centro dell’attenzione una realtà, quella della blogosfera letteraria – che in Italia ha ormai alle spalle poco più di una decina d’anni di attività – di tanto in tanto presa di mira dall’ostilità o quantomeno dallo scetticismo (alle volte condivisibile) di alcuni addetti ai lavori.

Che si tratti di un fenomeno strano, questa cosa dei blog e delle riviste online, sfuggente e magmatico, lo avevamo capito tutti. Ed è per questo che in seguito ad una tavola rotonda al Festivaletteratura di Mantova, per iniziativa di alcuni blogger (Sul Romanzo, ConAltriMezzi, Tropico del Libro, CriticaLetteraria, Scuola Twain, La Balena Bianca, Personal Librarian), è nata l’idea di creare #LitBlogStorm.

[un cammino che noi di ConAltriMezzi, nello specifico, abbiamo intrapreso un po’ di tempo fa, a cominciare dal nostro appuntamento al Salone del Libro di Torino (da cui è nata questa discussione), seguito dal k.Lit Festival, il primo evento che ha cercato di dare una cittadinanza ai blog letterari – nel quale abbiamo collaborato assieme a CriticaLetteraria, Cesare De Michelis (Presidente Marsilio Editore, critico letterario e docente universitario) ed Emanuele Zinato (critico letterario, docente universitario, saggista e redattore del blog Le Parole e le cose) – ed infine dalla prima partecipata conferenza su #LitBlogStorm alla Fiera delle Parole di Padova, dello scorso 13 ottobre]

Insomma, si cerca di rendere tale fenomeno meno carsico e più alla portata di tutti. Del resto la nostra iniziativa è sostanzialmente open space, un esperimento, oltre che un concreto tentativo di aggregazione – o “chiamata alle armi” – che riteniamo quanto meno opportuno in questo dato momento storico: crisi dell’editoria, calo dei lettori, necessità di ripensare e rinnovare le politiche culturali di questo paese (anche attraverso l’utilizzo dei nuovi media) eccetera, eccetera.

A mio avviso l’articolo di Lagioia sancisce, come molti altri interventi precedenti, la presenza di un dibattito vivo, latente, ma spesso turistico, occasionale, puntiforme. Ecco, #LitBlogStorm può essere un’occasione per dargli risalto, costrutto, durata, progettualità. Un tentativo per rendolo più “grosso”, virale, fornendo la possibilità a ciascun interlocutore di guardarsi attorno e fruire una serie di interventi, articoli, commenti che ruotano attorno a tale discussione.

[come abbiamo già spiegato qui, ciascun intervento che vuole entrare a far parte del dibattito deve essere pubblicato nella rete ed indicizzato tenendo conto di alcuni requisiti: titolo, tag, keywords, SEO etc che tengano contro della sigla #LitBlogStorm, in modo da creare una catena/rete di articoli facilmente localizzabili in rete]

#LitBlogStorm può costituire semplicemente una chiave di ricerca, un filo invisibile che può ricomporre il mosaico, un’hashtag grazie alla quale ciascun utente è in grado di individuare, monitorare, controllare l’andamento di un dibattito che, una volta storicizzato, verbalizzato, approfondito, può offrire uno strumento di aggiornamento culturale collettivo, tanto per gli addetti ai lavori – aficionados e detrattori – quanto per i profani. E, insomma, la cosa potrebbe dirsi interessante.

Certo, creare una tempesta perfetta non è facile. Serve il contributo di tutti per arricchire il dibattito e rilanciarlo attraverso la rete, i social, i media tradizionali, rendendolo il più popolare e virale possibile.

Ci accontenteremmo di un violento acquazzone, di quelli estivi e passeggeri, che rovinano il raccolto e riempiono la cronaca di Studio Aperto per una settimana, se non fossimo così sfrontati, arroganti ed ambiziosi nel credere che, beh, sarebbe anche ora che i blog letterari si dessero una mossa per costruire assieme qualcosa di concreto e duraturo, oltre che porre le basi per creare massa critica, una coscienza collettiva, una consapevolezza del proprio (eventuale) valore aggiunto o del ruolo da ricoprire all’interno delle dinamiche di divulgazione del sapere in questo paese.

Del resto si è in rete (anche) per fare rete, no?

[attenzione: domanda spinosa e risposta non del tutto scontata… rilanciamo anche questo quesito in pasto alla blogosfera]

 

Un appello

… a Nicola Lagioia, ai suoi amici, e a tutti i blogger, scrittori, editori, critici, comunicatori culturali, lettori, utenti che stanno leggendo: #LitBlogStorm vuole sapere cosa ne pensate, pretende di creare la tempesta perfetta e per farlo occorre sviscerare opinioni che generano reazioni.

Noi stiamo solamente cercando di dare il “la”. Per qualsiasi info o chiarimento rimaniamo a vostra disposizione (scrivete ai blog che aderiscono all’iniziativa o al nostro indirizzo mail conaltrimezzi@hotmail.it, oppure commentate qui sotto).

 

Una provocazione

Tornando all’articolo di Lagioia, sperando che possa leggere queste righe. Lo scrittore cita alcuni blog che fanno parte della “vecchia guardia” (si può dire?), ovvero, per farla breve, realtà che dai primi 2000 raccolgono i contributi di scrittori e critici letterari. Non esattamente dei blogger ma professionisti prestati (occasionalmente) alla rete.

Perciò ne approfitto per porre una questione che da tempo mi frulla per la testa.

  • Siamo sicuri che questi blog interpretino al meglio lo spirito del web 2.0?
  • Classifiche di popolarità a parte: siamo davvero sicuri che questi blog siano in grado di favorire, incentivare, coltivare l’interesse di nuovi lettori, oppure prevale l’impressione di trovarci di fronte a “salotti letterari” virtuali, o ancora a riviste culturali “vecchio stampo” semplicemente traslate dalla carta al web, senza conversione del codice linguistico, senza integrazioni intertestuali, senza un progetto grafico definito o particolari ed elementari accorgimenti per quanto riguarda la formattazione del testo, iniziative senza una reale comprensione del mezzo, senza la consapevolezza e la volontà di cambiare/aggiornare strategia editoriale/comunicativa complessiva?

E che ne è del pubblico di questi blog se non lo stesso della carta stampata: addetti ai lavori, amici, lettori forti over 30, più qualcun altro occasionale appassionato? È davvero questa l’auspicabile portata dell’utenza letteraria in rete?

Insomma: da quello che si vede in questi blog o webzine culturali che dir si voglia,  non sembra essere cambiato molto dal modo di fare cultura della critica tradizionale, se non la piattaforma. Malgrado siano passati dieci anni.

Ecco, mi domando quanto questo modo di comunicare abbia effettivamente ancora senso nel 2012, nell’era del web 2.0, e se alla lunga distanza il solo fatto di divulgare cultura in rete possa offrire, sempre e comunque, un valore aggiunto.

Alla luce di queste considerazioni, non sarebbe più consono avvalorare come risorsa una nuova generazione di blog, webzine e realtà dinamiche, più creative e intraprendenti, come vere risorse per la divulgazione culturale in rete?

Iniziative portate avanti da “nativi digitali” più sofisticati e smaliziati, che possiedono più confidenza con il mezzo, che conoscono i gusti del pubblico, che ne valorizzano le istanze, ne fomentano la partecipazione, cercando di creare fenomeni di aggregazione inediti e non virtuali? Realtà magari non ancora affermate, ma in crescita, affamate di novità e di aggiornamenti, che devono lottare contro la diffidenza di chi non è in grado di capirle, contro l’indifferenza delle istituzioni, contro una crisi ed una precarizzazione che in ambito digitale non è mai stata presa seriamente in considerazione (“fare il blogger può essere un lavoro? Ma scherziamo?!” chiedetelo all’Annunziata), che non offre alcuna prospettiva per il futuro e non garantisce alcun investimento?

[ok, so a cosa state pensando: ecco i VT che vogliono rottamare i TQ; il nuovo che avanza e pretende di pensionare la generazione precedente defenestrandola via web. Volontà di potenza giovanile, velleità post-adolescenziali e molte altre cazzate ancora, mischiate a lagne da smanettoni non considerati dai più grandi; ma vi assicuro che, almeno personalmente, NON è questo il punto]

Eppure, queste giovani realtà, a differenza della “vecchia scuola”, ci sanno fare. Hanno maggiori competenze tecniche e comunicative. E allora perché non dare loro parola e spazio d’azione? Ad esempio in manifestazioni culturali, dove i media sono in grado di rilanciare iniziative importanti, dove tradizionalmente si indugia al solito affollatissimo prêtàporter di presentazioni promozionali di libri, per soddisfare l’ego dei soliti autori e la gioia di un pubblico adulto (molto adulto), spesso dedito ad entusiastiche sessioni di vip watching.

Magari sarebbe l’ora di cambiare registro e di portare seriamente a galla, anche al cospetto del grande pubblico, una realtà potenzialmente interessante (qualche tentativo è già stato fatto, vedi sopra, ma si tratta di casi sporadici).

Arrivo al punto che a me interessa di più.

  • I blog “vecchia scuola”, quando pubblicano contenuti in rete, come e perché lo fanno?
  • Quali presupposti si impongono? E quando scrivono tengono presente le nozioni basi del copywriting?
  • A chi pensano di rivolgersi con quei biscioni di testo e note finali?
  • Si rendono conto che la fruizione dei loro contenuti prevede un certo “sforzo” fisico ed intellettuale, mentre la comunicazione via web sta prendendo un’altra direzione?
  • Sono coscienti del fatto che alcuni dei loro interventi, per quanto interessanti e lodevoli, non sono affatto “pop” e che i loro siti non sono esattamente user friendly?
  • Conoscono il significato di queste parole?
  • Se dico Jacob Nielsen e web usability, tanto per fare qualche nome da prima elementare, sanno a chi/cosa mi sto riferendo?

E non vale wikipedieggiare.

Chiaro: sto esagerando nel dosare i chiaroscuri di questo mio dipinto impressionista, giusto per rendere maggiormente l’idea e per offrire l’assist a nuovi interventi. Sono il primo a non credere ad una dicotomia così netta, tuttavia sono ugualmente del parere che ci sia qualcosa di vero in quanto ho detto. Nazione Indiana, minima&moralia & Co sono blog che considero il più delle volte interessanti e competenti, ma non sempre fruibili, a fronte di blog meno popolari ma più meritevoli per la competenza e per il lavoro svolto.

[un esempio positivo? Doppiozero, citato da Lagioia, secondo me è un modello da seguire e non mi sorprende affatto che Roberto Marone, classe ’83, caporedattore e webmaster, provenga dal mondo dell’arte, dell’archittettura, del design e della programmazione]

A quando una blogosfera letteraria, in Italia, composta da blog maggiormente professionali, aggiornati, coinvolgenti, “belli”, interdisciplinari, interattivi e coinvolgenti, che si regga non tanto sul prestigio delle proprie firme e sui passaggi nei giornali (amici) quanto da una serie di meriti tecnici e comunicativi, in grado non solo di innalzare il livello medio di accessi ed il numero di lettori, ma anche il livello di utilizzo degli utenti e il tasso complessivo di e-readiness?

 

Detto questo passo e chiudo. A voi.

P.S. Sia ben chiaro che il mio non è un parere da super esperto ma il pensiero di un blogger che si rende conto dei propri limiti (e di quelli di altri blog), oltre che da utente deluso.

 

Link di riferimento:

#LitBlogStorm su ConAltriMezzi

#LitBlogStorm su Sul Romanzo e K.Topic

#LitBlogStorm  su La Balena Bianca

Altri interventi su Giramenti, Notte di nebbia in pianura (Angelo Ricci), Prove tecniche di sogni.

Hashtag ufficiale su Twitter: #LitBlogStorm

In arrivo nuovi interventi e nuovi blog… STAY TUNED! E diffondete!

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