Nuovi Segnali 2011 ConAltriMezzi

Nuovi Segnali 2011 – Sesta Settimana. Famigliarità ed estraneità

Siamo giunti al sesto appuntamento di Nuovi Segnali 2011, che ricordo non essere l’ultimo in quanto la seconda esposizione della mostra verrà recuperata la prossima settimana (salvo ulteriori rinvii dal 30 novembre al 7 dicembre).

Per quanto riguarda l’esposizione in corso, questa volta gli artisti coinvolti non sono tre ma quattro, così come era successo durante la prima rassegna. Un titolo che accomuni le opere di tutti i giovani artisti presenti è difficile da trovare, perché un percorso, un’idea comune di lavoro non appare chiara e forse nemmeno esiste.

Se però dovessi assegnare un filo conduttore a quest’ultima esposizione lo ricondurrei al contrasto familiarità ed estraneità, in quanto si riconosce nelle opere qualcosa che ci è vicino, di noto e nello stesso tempo si percepisce qualcosa di lontano, di sconosciuto. Che poi la mancanza di conoscenza si manifesti come una scarsa consapevolezza di sé, della propria spiritualità, dei legami con l’altro sesso, di altre culture, di persone provenienti da altri paesi o di richiami orientali poco importa, sempre dell’ignoto di tratta. Ecco che allora il motivo accumunante mi sembra un incontro tra ciò che è conosciuto e ciò che non lo è, tra quello che è familiare e quello che è estraneo.

Luca Lunardi

L’artista, classe ’80, laureato in Lettere presso l’Università degli Studi di Padova e specializzato in Storia e critica del cinema ha già partecipato a diversi progetti come: Padova Aprile Fotografia 07, Che ci faccio qui? nel 2009 e quest’anno al Festival internazionale di videoarte di Ferrara The Scientist.
Lunardi, curato per Nuovi Segnali 2011 da Lucia Pinzani, espone la sua opera di videoarte dal titolo Toccato. Il video inizia dalla ripresa di un uomo intento a mangiare un piatto di spaghetti, ottimo modo per catturare l’attenzione dei frequentatori della mensa e per stimolarne fin da subito l’appetito fisico e conoscitivo. L’opera è volutamente ambigua ed enigmatica, lo spettatore infatti è spinto a cercare il significato di ciò che gli compare davanti agli occhi. Una banale scena di vita quotidiana, un mangiatore di spaghetti, lascia spazio gradualmente ad un duello tra due schermidori, che dall’ombra passano in primo piano, accompagnati da un graduale aumento del rumore delle forchettate che si tramuta poi in colpi di spada. Ci si trova quindi difronte ad una sensazione di estraneità, i conflitti interiori del protagonista, i suoi disagi, sembrano materializzarsi attraverso la rappresentazione dei due avversari che si affrontano con le spade. Ma la realtà che ci appare e la sua presa di coscienza non tarda a lasciare il segno, il protagonista ricompare in scena con la maglietta sporca di sugo di pomodoro, quasi come fosse una ferita, e tenta un’ultima difesa presentandosi con addosso una maschera da scherma.
Il video è carico di una forte teatralità, non solo perché realizzato presso il teatro popolare di ricerca di Padova, ma perché è girato con un unico piano sequenza che valorizza le azioni dei protagonisti e crea un’atmosfera pittorica. Luca si rifà al concetto freudiano del perturbante e al teatro dell’assurdo, e il titolo dell’opera, Toccato, sembra suggerirci, oltre che l’espressione legata al gergo schermidore, che la visione del filmato dopo aver, appunto, toccato i suoi spettatori li vuole spingere ad un’indagine sul rapporto di visibile e realtà, tra esterno ed interno, tra la foga di affermazione dell’io e l’autocontrollo. Insomma siamo al cospetto di un’opera enigmatica, che si presta a diverse interpretazioni e riflessioni: l’aggressività dei rapporti umani, il desiderio di prevaricazione sugli altri e sull’altro sesso, il nostro inconscio tenuto nascosto ma che una volta rivelato lascia il segno, come la macchia di sugo sulla maglia bianca del mangiatore di spaghetti.

Matteo Mariotto

Vivi e lascia vivere è il titolo della sua opera, un albero appoggiato al muro, il fusto che sale dal basso e si sviluppa nei rami funge da collegamento tra il pavimento e le quattro tele. E proprio dal basso verso l’alto sembra scorrere il flusso vitale dell’opera, che passa dalla tridimensionalità dell’albero alla bidimensionalità della pittura.
Anche solamente a vederle da lontano le tele richiamano immediatamente la Street e la Graffiti art, così come confermato dalla curatrice Francesca Borghesi, che si esprime anche sulla forte influenza dell’arte orientale su quest’opera del giovane artista. Infatti avvicinandosi, si capisce che l’albero è un ciliegio, tipico per la tradizione paesaggistica giapponese, ed è proprio l’oriente a riempire di significato l’opera. Sono forti le influenze del Neo-Pop nipponico e l’ispirazione a Takashi Murakami. Per accorgersene è sufficiente osservare lo strano personaggio creato da Mariotto, vago richiamo a Mr. Dob, privato, però, del sorriso sintetico e invaso da una maggiore realtà. Altri forti richiami dal Sol Levante provengono dalle xilografie giapponesi di matrice ukiyo-e, le stampe di Hirosighe ne sono un esempio.
La creazione dell’artista oscilla quindi fra diverse influenze, moderne e contemporanee, realismo e astrattismo, accademismo e action painting. Un divertente accumulo di stili, che ci dà il senso del libero arbitrio dell’arte e che rimanda, quindi, ad un’altra libertà: quella delle esistenze. Un albero secco di ciliegio sale verso l’alto, i suoi rami prendono strade diverse, tutte percorribili, e si colorano in punta, collegandosi idealmente alle tele. Quattro tele realizzate in acrilicono colorano la possibilità di scegliere il futuro. La Street Art e l’oriente arrivano in casa nostra.

Lara Monica Costa

Per la mostra di Nuovi Segnali 2011, sotto la cura di Luca Broglia, presenta sette opere realizzate con tecniche calcografiche. L’artista nata nel 1987, frequenta l’Accademia di Belle Arti di Venezia e trova nelle tecniche incisorie il mezzo d’espressione migliore per esprimere il proprio stile.
L’incisione diviene in Costa il mezzo congeniale per sviluppare un processo di esplorazione di sé. Nelle opere qui presentate lo spazio è riempito dalla confusione delle linee, ma emergono dettagli che appaio carichi di magia e di fascino. Questa tecnica è, infatti, legata ad una tradizione antica ed esoterica con la quale l’artista cerca di esprimere l’idea di continua trasformazione del corpo e della materia. Come spiega Luca Broglia, queste opere nascono da un gesto istintivo e di forza, l’incisione, atto vitale, simbolo di uno scavo nella propria interiorità. La prima sensazione è quella di confusione, tutto lo spazio è riempito da linee, da segni poco comprensibili che lasciano, però, gradualmente lo spazio a delle immagini che a mano a mano si rivelano. Figure di donne in posizioni dal forte richiamo sessuale stimolano il fascino in chi osserva l’opera d’arte. Per l’artista infatti il tema di maggiore interesse è proprio l’Eros e la sua sacralità, una ricerca di una possibile ricongiunzione vitale e di unità tra l’uomo e la donna, opposti e complementari che cercano di essere possibili parti di un’unica creazione.
L’unione tra ciò che è fisico e ciò che è spirituale si presenta oggi minato dalla mancanza di armonia nella società, che deve ritrovare l’essenza di sé e per farlo deve compiere un ritorno alle origini, purificandosi in un percorso verso la spiritualità. L’incisione, tecnica antichissima, rappresenta un perfetto ritorno all’essenza, all’unificazione del tutto.

Lorenzo Mazzi

L’opera si presenta come una cartografia della città di Padova, in cui alcune zone sono state sostituite con pezzi di altre cartine, che si capisce essere quelle di città straniere. A guardare bene lo spazio circostante all’opera si nota che i pezzi sostituiti della cartina di Padova sono stati attaccati sulle pareti della mensa.
La creazione di Mazzi intitolata Tutte le strade portano, curata da Sabina Bassetto, nasce dall’interesse di capire come il Comune di Padova si relazioni con la realtà dell’immigrazione, tema centrale e controverso per tutto il suo territorio, così come lo è per tutta l’Italia.
Questa volontà di conoscere la gestione dell’immigrazione a Padova, ha portato l’artista e la sua curatrice a relazionarsi con diversi enti ed istituzioni della città. Scoprendo e focalizzandosi sulla figura dei facilitatori interculturali, 5 uomini e 5 donne stranieri, in possesso del permesso di soggiorno, con conoscenza della lingua e della cultura italiana, che svolgono la loro attività per le strade della città. La loro funzione è quella di favorire la comunicazione tra Comune e cittadini, italiani e stranieri, raccogliendo segnalazioni di problemi e difficoltà. Il luogo di incontro fra persone di origini diverse diviene luogo di scontro ma anche di conoscenza dell’altro.
Il facilitatore svolgendo la propria attività in strada, nei percorsi prestabiliti, diviene il simbolo dell’integrazione, che da concetto astratto si trasforma in realtà concreta e visibile. Ecco allora che la cartografia di Padova si trasforma, i luoghi in cui i facilitatori interculturali svolgono la loro attività quotidiana vengono sostituiti con le mappe delle città da cui provengono o a cui si sentono maggiormente legati. E i pezzi tagliati dalla mappa di Padova vengono collocati sulle pareti della mensa, in direzione delle città d’origine dei facilitatori. Tutte le strade portano diviene il simbolo del difficile percorso per l’integrazione, fatto di incontri, di scontri, di scambi fra diverse culture, un percorso che esce dalla pura astrazione e si fa reale perché intrapreso quotidianamente sul suolo cittadino. La realtà viene allora rappresentata attraverso un intervento d’arte relazionale.

Nuovi Segnali 2011

NUOVI SEGNALI 2011
20 giovani curatori per 20 artisti emergenti
un progetto di Guido Bartorelli, Giovanni Bianchi e Stefania Schiavon
RistorEsu San Francesco
via San Francesco 122, Padova
Mostre visitabili negli orari di apertura della mensa
Dal 19 ottobre al 30 novembre
Ingresso libero

19 ottobre – 26 ottobre
Serena Pea a cura di Chiara Gabellotto
Sofia Battisti a cura di Tiziano Rizzi
Valeria Giordano a cura di Elisa Beraldo
Francesca Bellussi a cura di Giorgia Costenaro

26 ottobre – 2 novembre (rinviata al 30 novembre)
Maria Tomasello a cura di Serena Russo
Michele Rongaroli a cura di Valeria Venturin
Giorgia Oregio Catelan a cura di Sofia Stefani

2 novembre – 9 novembre
Alice Tioli a cura di Francesca Vignato
Francesco Grani a cura di Fabrizio Dante
ester Baruffaldi a cura di Elisa Benetti

9 novembre – 16 novembre
Anastasia Moro a cura di Gioia Nicoletti

Giulio Escalona a cura di Nicole Cardin
Sonja Lemke a cura di Anna Sapio

16 novembre – 23 novembre
Valentina Corradi a cura di Paolo Radin
Livia Caputo cura di Patrizia Capovilla
Diego Boischio a cura di Simona Crescione

23 novembre – 30 novembre
Matteo Mariotto a cura di Francesca Borghesi
Lorenzo Mazzi a cura di Sabina Bassetto
Lara Monica Costa a cura di Luca Broglia
Luca Lunardi a cura di Lucia Pinzani

Commenta l'articolo
La tua e-mail non sarà pubblicata
  • ( non sarà pubblicata )