Diego Dalla Palma non è certo un personaggio che ti aspetti di trovare su ConAltriMezzi. Perché dargli spazio allora? Bè, perché è un vulcano, e da quel vulcano ne escono di cose, tante, e le sparate sapienziali si mescolano agli aneddoti e al racconto di una vita passata nel segno dell’atipicità, raccontata con tempi comici impeccabili e una parlata molto fluida. La domanda viene da sé: perché Dalla Palma non ha mai pensato di recitare? Ha lavorato per il teatro, questo sì, ma come costumista e truccatore, non sul palcoscenico. Senza voler discutere la fama e le capacità dello stilista e designer, non riesco a spiegarmi perché, nel mare magnum delle esperienze che si è lasciato alle spalle, non ci sia un lavoro da attore. Ecco allora che questo articolo si trasforma in un appello ad personam, perché lo stilista si trasformi e riconosca la sua natura di attore.

Non dirò altro, se non che la redazione di CAM l’ha incontrato al Padova Vintage Festival. Lo abbiamo intervistato, poi siamo andati a sentire quello che aveva da dire: un’ora di slogan e frasi ad effetto, roba da fare invidia al Coelho più “ispirato”. Ecco le migliori, nel bene e nel male.

Chi non ha dolore è una cacchina, non vale niente.

Io non ho lavorato con Valeria Marini, io ho lavorato con quelle importanti.

L’atipicità è l’anticamera di tutto.

È la personalità che fa la bellezza.

Omologarsi è un cancro.

Se qualcuno ti fa del male: vaffanculo. Prima a se stessi, poi agli altri.

Luccicanza: se uno ce l’ha è vincente, se uno non ce l’ha è fottutto.

Sono orgoglioso di avere accettato la vecchiaia.

Le coppie spesso non funzionano perché pensano che sia tutto a portata di mano.

La vecchiaia è una stagione scomoda, a una certa età nulla va su, tranne le gengive e la pressione sanguigna. E non fa piacere; dovevo scegliere se diventare come i Pooh o rimanere me stesso.

Non si deve fare un lavoro perché non si sa cosa fare.

Io sono come mia zia Teresa: tutti la deridevano perché era quella che metteva via tutto. Io ho stanze intere piene di ritagli di giornali e di cose che in qualche modo sono vintage. Però il vintage cui sono più affezionato è un servizio di rosolio che avevano regalato a mio padre e mia madre quando si sono sposati.

Non so più quale sia la mia identità. Io non credo di essere un uomo particolarmente intelligente, ma credo di essere un uomo che si sforza di essere saggio. Non so più cosa in realtà sono, perché non riesco a definirmi in nulla nella mia vita, non riesco a trovare definizioni perché mi sembrerebbero etichette.

Ho cercato di non dare un senso logico alle parole “perfezione” e “imperfezione”.

Il successo è il merito e il merito è il successo, e non si tratta di notorietà.

In Italia siamo pieni di attriciuccole.

Sono pronto ad affrontare la morte, dopo il coma a 6 anni. Ho una visione pagana della fede.

Bisogna avere severità con se stessi, intraprendenza, curiosità e follia: in genere i folli sono i più leali.

È un’epoca, la nostra, in cui le rane si sentono pavoni.

Il danno peggiore è l’omologazione.

Io ho una vita tormentatissima.

Ma la farina del suo sacco, per quanto abbondante, non toglie spazio alle sue citazioni preferite. Le parole sono quelle di attrici italiane che hanno fatto la storia del teatro, di scrittrici sarde e turche, o di antichi proverbi siciliani.

Mariangela Melato: “Una vita disordinata è sempre molto più interessante di una vita ordinata”.

Grazia Deledda: “Aquile bisogna essere, non tordi”.

Scrittrice turca (in realtà la citazione, pari pari, sembra piuttosto appartenere a John O’Donohue, prete cattolico, teologo e poeta, ndr): “Dal momento più buio della notte comincia l’alba”.

Proverbio siciliano: “Se dai una scarpata a tutti i sassi che trovi per strada, rimani senza scarpe”.

 

 

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