Palestine Poetry Network

ConAltriMezzi è orgoglioso di ospitare il reportage di viaggio dei ragazzi impegnati nel progetto Palestine Poetry Network promosso dalla onlus MAIA (Make An Impact) di Trento.

Di cosa si tratta?

Cinque ragazzi: due filmakers, uno scrittore, un poeta e un rapper alla ricerca di storie, parole, versi provenienti da una realtà difficile. Un mese immersi nella realtà palestinese, un’avventura ed un’esperienza umana davvero interessante, che vogliamo aiutare ad emergere e a promuovere. Manterremo, per quanto ci sarà possibile, i contatti con loro, per farci raccontare in presa diretta la loro esperienza.

In bocca la lupo ragazzi!

 

Per seguire tutti i reportage dei ragazzi di Palestine Poetry Network clicca qui.

 

Immagine © MAIA International

 

3 ottobre, mercoledì

Pronti, Partenza, Via.
Il progetto Palestine Poetry Network è partito.

In tutto siamo in cinque, due giovani filmakers (Nicholas Nazari: regista e Francesco Durante: aiuto regista), uno scrittore, un poeta, un rapper (nell’ordine: Luca Patarnello, Alessandro Burbank, Dutch Nazari).

La nostra meta è Jenin, piccola città nel nord della West Bank. Il tempo a nostra disposizione è di un mese, il mese di ottobre.

Il nostro obiettivo è di documentare la realtà della poesia e del rap tra i giovani del luogo. A questo scopo i registi riprenderanno i nostri incontri e le nostre conversazioni e più in generale la nostra esperienza, per raccogliere materiale da cui verrà prodotto un documentario.

Il nostro secondo obiettivo sarà quello di raccogliere tutto il materiale possibile in termini di pezzi rap, video, poesie, che ci servirà, al nostro ritorno, per creare un sito, il Palestine Poetry Network, che dovrà rappresentare una mappatura geoculturale del luogo, ad uso dei locali e di chi, ovunque nel mondo, fosse interessato ad approfondire l’argomento.

[Per chiunque abbia voglia di seguire le nostre disavventure, può farlo dai nostri profili Facebook, o dalla pagina Facebook Palestine Poetry Network che terremo costantemente aggiornata!]

 

4 ottobre, giovedì

Jenin, eccoci! Dopo aver reperito, nel pomeriggio, gli ultimi elementi di attrezzatura che ci mancavano a Ramallah, abbiamo preso un taxi-castello, che, in assenza di trasporti pubblici da queste parti, è la versione palestinese delle nostre corriere. Sette posti a disposizione: quando è pieno si parte!

A Jenin ci ha accolto il gentilissimo Abdullah, che ci ha introdotti al luogo dove alloggeremo, la Alnoor Blind School, uno spazioso e accogliente edificio in cui ai bambini ciechi del luogo è data la possibiltà di ricevere un’educazione adatta alle loro esigenze.

L’arrivo a Jenin sa di una fase che finisce, e un’altra che inizia: da domani inizieremo a prendere contatti e a organizzare il nostro lavoro qui.

Mentre scrivo queste righe Francesco Durante, nello stanzone accanto, prepara pietanze e cucina manicaretti: il menu prevede wurstel (rigorosamente di manzo!) frittata cipollosa e fagioli! Che fame!

 

5 ottobre, venerdì

Si avvia a conclusione il nostro primo giorno a Jenin!

Dopo una breve riunione mattutina, alle 15 è venuto a prenderci Mahmoud, che durante tutto il mese sarà il nostro tassista di fiducia.

Non parla una parola d’inglese, ma è simpatico e solare e quando non ci si capisce a gesti, l’arabo che Nicholas ha imparato nei suoi mesi al Cairo sopperisce al gap comunicativo!

Il giro per Jenin è stato breve e per lo più infruttuoso in quanto venerdi è l’equivalente arabo della domenica occidentale, ed era quasi tutto chiuso. Ma quando Mahmoud è tornato a prenderci c’è stato un piacevole imprevisto: invece che riportarci subito alla Blind School dove alloggiamo, ci ha invitati a casa sua a bere un caffè. Nell’esatto momento in cui quell’aromatico liquido scuro ha toccato le mie labbra, ho capito che il mio amore per il caffè Italiano verrà pesantemente ridimensionato dopo la mia permanenza qui:
va servito in tazzine come le nostre, ma è meno denso e versato “lungo” a riempire la tazzina, con un forte aroma di cardamomo e cumino che compensa totalmente l’assenza dello zucchero.

Tornando verso casa sono riuscito a contattare Amin, un ragazzo del luogo che fa rap, e con cui mi beccherò domani pomeriggio.

Ora siamo tutti in cucina, Luca e Livuoiqueikiwi hanno pensato a un menu che sembra l’emblema della nostra presenza qui in termini di commistione culturale: pizza alla palestinese, e cioè pomodoro mozzarella e olive nere posate sopra a una fetta sottile e rotonda di pane arabo. E’ pronto, corro a mangiare!

 

Immagine © MAIA International

 

6 ottobre, sabato

Il nostro primo Sabato a Jenin è stata una giornata piena.
La sveglia (da me ribattezzata Monica, è una voce femminile emanata dal telefono di Nicholas che ci sollecita con tono di rimprovero: “Sono; Le; Otto; e; Dieci; Minuti; è ora di alzarsi!”) ha suonato alle otto e dieci minuti.

Rapida ma nutriente colazione a base di pane farcito di polpa avocado schiacciata e pezzetti di pomodoro (!) e via alla fermata del Bus che ogni mattina porta gli studenti universitari di Jenin alla AAUJ, la Arab-American University of Jenin.

La nostra duplice missione:

1) trovare uno studente di lingue disposto a farci da interprete durante il nostro periodo qui;

2) trovare giovani poeti, tra gli studenti di lettere (e non solo) interessati a partecipare al nostro progetto.

Dopo aver attraversato per circa venti minuti brulli paesaggi collinari, addolciti qua e là da filari di olivi piacevolmente disordinati (o meglio, piantati a cazzo un po’ dove capita) i Campus universitari ci sono apparsi nella loro inaspettata imponenza. Migliaia di studenti e studentesse di tutte le facoltà celebravano chiassosamente l’inizio del semestre.

Le seconde, più numerose, vestite in base al proprio gusto, con il trucco o senza, con il velo o senza e nel secondo caso, con capelli corti o lunghi, talvolta mechati. L’impressione che abbiamo a casa nostra, ovvero che il velo sia un’imposizione sociale, nella realtà palestinese si rivela decisamente uno stereotipo occidentale.

Nella buona riuscita della prima nostra missione siamo stati aiutati da Fadia, coordinatrice del dipartimento di volontariato dalle lunghe unghie rosa shocking che, su nostra richiesta, ci ha presentato Abdelrahman, giovane studente di lingue che ci seguirà durante le riprese, e che si è conquistato l’affetto di noi tutti portandoci, un paio di ore dopo, al ristorante di suo padre, dove abbiamo avuto modo di gustare freschissimi succhi di mango, limone, e melograno.

Raggiungere il secondo obiettivo, poi, è stato più semplice del previsto.

Chi stesse leggendo queste righe deve immaginare che cinque italiani vestiti alla maniera occidentale che camminano in mezzo a un università di soli studenti arabi, sollevano tra i più intraprendenti una curiosità irresistibile. E’ bastato rivelare l’oggetto della nostra ricerca, che nel giro di pochi minuti tra i capannelli di persone che ci circondavano urlando “hello! hello!! Italia? AC Milan! Juventus!!!” hanno cominciato a spuntare ragazzi con dei fogli zeppi di versi scritti a mano, in inglese e in arabo.

Sono stato particolarmente colpito da Osama, un monumentale poeta tredicenne: tanto ingenue ed acerbe le sue poesie d’amore, quanto maturi e profondi i suoi versi politicamente impegnati.

[riportiamo un breve componimento di Osama, che ci è stato allegato alla mail ndR]

My home

You have taken my home and left me stranger homeless
you have taken my heart and left me bleeding hopeless
you have deformed my culture and claimed it yours
you have destroyed my mouth but never stopped the words
My songs will carry on as long as my spirit alive
my pen will write poems with my purrs blood and strive
of course you will die and my cause will survive

Osama N.

Nel tardo pomeriggio Luca, Alessandro ed io abbiamo finalmente conosciuto Amin, il rapper più famoso di Jenin: nel luogo stabilito per l’appuntamento è arrivato un ventiseienne vestito all’occidentale e dal carattere posato.

Abbiamo parlato del nostro progetto in termini abbastanza generici per circa un’ora, sorseggiando un caffè al baretto interno al Cinema di Jenin, e ci siamo lasciati con la promessa che domani ci troveremo alla stessa ora e passeremo assieme una tipica serata Jeniniana.

Nel frattempo Alessandro si è messo d’accordo per incontrare Rami, poeta di cui il rapper Amin ci ha parlato come di una celebrità del luogo (la situazione poesia-rap qui in palestina è rovesciata rispetto alla nostra: i poeti sono superstars, mentre i rapper si stanno lentamente conquistando uno spazio tra il pubblico). Lo incontreremo domani mattina alle 11.

– Dutch Nazari (membro della squadra di PPn) –

 

Link di riferimento:

Sito Web

Pagina Facebook

Recapiti:  makeanimpact.info@gmail.com – contatto telefonico +393396179439 Giovanni Fassina, vice-presidente MAIA

1 commento a “ Palestine Poetry Network: diario di viaggio – I parte ”

  1. margherita

    margherita

    che bellezza!conoscendo giá quel luogo e quelle persone, mi sento ritrasportata in pieno a Jenin!é strano pensare che vedrete coi vostri occhi quegli stessi visi che io, con i miei occhi, ho fotografato per sempre nella mia memoria..e che avrete esperienze diverse, impressioni diverse, sensazioni diverse ma da una simile prospettiva…che viaggio!
    forza e siate sempre umani!
    Margherita (MAIA onlus)

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