Testamento di un poeta cimiteriale intervista

Cantautore macabro e poeta cimiteriale, dopo la tv, YouTube e X-Factor, Mauro Petrarca ha deciso di depositare la sua poetica in un libro: Testamento di un poeta cimiteriale. Per queste ragioni abbiamo voluto parlare con lui, per capire come scherzare con la morte, come rimorchiare di più e come ritrovare la tomba del nostro vate, Sergio Corazzini.

Mauro Petrarca sembra un becchino, in realtà è tante altre cose in più. Cantautore macabro, poeta cimiteriale, compositore crepuscolare, performer gotico, radiofonico e televisivo: la biografia artistica di Mauro Petrarca è ricca di esperienze.

Forse qualcuno l’avrà visto alla tv – qui sopra lo potete vedere alle prese con una delle sue hit ad X Factor, esibizione che ha persino diviso le opinioni di alcuni intellettuali italiani – o su YouTube, dove potete trovare più di qualche video su di lui un po’ più di nicchia. Tra le altre cose, grazie alle comparse televisive di Mauro Petrarca, ho scoperto che esiste ancora Giancarlo Magalli.

Ad ogni modo, il nostro poeta cimiteriale, così ama definirsi, probabilmente rifacendosi a una determinata scuola, cimentandosi con la musica, la tv, la radio e il teatro, si è ritagliato uno spazio in questo ambito cadaverico-crepuscolare, forte della presenza scenica del proprio personaggio.

Tuttavia, malgrado la spiccata vena macabra e maledetta, più che dedicarsi al giardinaggio dei Fiori del Male, Petrarca preferisce creare un mondo necro-ironico tutto suo. E che ha il pregio di non prendersi troppo sul serio.

Ora, dopo essersi esibito per anni, Petrarca ha pensato bene di depositare la sua poetica in un libro, uscito il giorno di Halloween, Testamento di un poeta cimiteriale (Neo Edizioni), un florilegio di versi cadaverici e humour nero, con la prefazione di Gianluca Nicoletti.

Per tutte queste ovvie ragioni abbiamo deciso di farci due chiacchiere. Per discutere di poesia, della tomba di Sergio Corazzini, di Masterpiece e quindi, più in generale, della morte (della poesia).

Mauro Petrarca

Mauro Petrarca ritratto da Enzo Calcagni (autore anche dell’immagine di sfondo della cover)

Ciao Mauro, come stai? Tutto bene?

Sì, la poesia e la musica mi buttano a terra e mi riesumano in continuazione. In questo momento le parole e la musica mi sono amiche, mi concedono spesso delle tregue. Ne approfitto dunque per rispondere alle domande, ringraziandovi di questo spazio.

Ma davvero fai di cognome Petrarca? C’hai la tua Laura?

Il mio nome di battesimo è Mauro Petrarca. La mia compagna si chiama Maria, e spero di non chiamarla mai Laura nel sonno, potrebbe fraintendere.

testamento-di-un-poeta-cimiteriale-mauro-petrarca-neo-edizioni-x-sitoCi Mancherebbe. Allora, Testamento di un poeta cimiteriale: perché “cimiteriale”?

Quando parlo di morti raggiungo livelli estetici più alti, rispetto quando tratto tematiche generiche. C’è qualcosa nella morte che dà profondità e spessore. O meglio, se tiro in ballo un così grande flagello, devo essere all’altezza di cotanto protagonista e allora devo scavare più in profondità, devo allargare e allungare la fossa poetica.

E quando hai capito che saresti diventato un poeta cimiteriale?

Lo so da sempre, ho solo dovuto attendere la formazione del mio alter ego. Per i primi anni mi sono formato io, fisicamente e culturalmente, dopo è iniziato lo sviluppo del Poeta che è stato molto più lento ed esigente di me. Una bella rogna.

I tuoi riferimenti poetici e artistici?

Amo i cantautori veri, da Guccini a De Andrè, Vecchioni, Branduardi e tanti altri maestri della canzone d’autore e insieme popolare. Poi chiaramente Edgar Allan Poe, Lovecraft, Bierce e anche qui la lista sarebbe lunghissima. I modelli sono una cosa troppo importante ma ancora più importante è imparare a distaccarsene, non farsi schiacciare dalla loro grandezza e accettare che il nostro piccolo può arrivare ad avere un suo bel perché.

Per le persone che ci stanno leggendo, cosa troveranno dentro Testamento di un poeta cimiteriale?

Troveranno una serie di poesie divertenti e dissacratorie, graffianti e goliardiche. E troveranno un modo nuovo di concepire il macabro, il mio modo. Sicuramente mutuato dai grandi del passato, ma filtrato negli anni e arrivato ai giorni nostri con una veste di vaga unicità.

Un po’ di skills radiofonici di Mauro Petrarca.

Ok, adesso però dacci almeno un motivo per non leggere il tuo libro. Porta sfiga?

Il mio materiale e il mio personaggio mi hanno sempre portato qualcosa di simile alla sfiga, ma senza la esse. Devo dire che dark e gotico, mistero e crepuscolarismo, piace molto al gentil sesso. Quindi se girerete con il mio libro sottobraccio, sarete disturbati da molte ragazze. Questa è l’unica controindicazione del libro.

Lo riferiremo a Piperno. Questo tuo Testamento di un poeta cimiteriale fa spesso sorridere, ma cosa c’è da ridere della Morte?

Non c’è nulla da ridere, di suo. È stata la mia mano a fissare versi che hanno deciso di irridere la Morte.  Ma lo humour nero non l’ho certo inventato io, esiste da secoli. L’ho fatto mio, definendo nel tempo una cifra che ora mi sembra personale, riconoscibile. Ho imparato molto da Pirandello in questo senso.

Sai, noi di CAM ci consideriamo figli di Sergio Corazzini, poeta crepuscolare del primo Novecento, morto alla veneranda età di 21 anni. È un po’ il nostro vate-mascotte, magari hai letto qualcosa che ti piace. Per riconoscenza siamo andati a Roma, Cimitero del Verano, alla ricerca della sua tomba ma niente, probabilmente è stato inumato nelle fosse comuni, manco il custode del cimitero sapeva chi fosse. Forse tu potresti darci una mano.

Ti faccio una proposta: torniamo insieme a cercare la casa eterna del Corazzini, in due magari avremo più successo. Ti dirò di più: nel 2009 ho pubblicato un concept album intitolato Canzoniere Crepuscolare. Per l’occasione non ho scomodato Corazzini, Covoni o altri, ma ho proposto un mio panorama lirico crepuscolare figlio dell’assimilazione dei suddetti maestri. Quindi saresti in buona compagnia di certo, nella ricerca della fossa del maestro.

Volentieri. Sempre a proposito di poeti morti: in Italia la poesia è morta? E tu pensi mai alla Morte, intendo la tua? Immagino di sì.

In Italia la poesia è morta. Ma non è sola: in obitorio giace la cultura in generale, il cinema, il teatro, la musica d’arte… è in buona compagnia la nostra amata poesia. Ma sarebbe troppo facile lavorare muovendosi lungo percorsi in discesa, noi artisti dobbiamo soffrire e sudarcela, altrimenti non c’è gusto e soprattutto lo potrebbero fare tutti. Tratta una materia controcorrente, non guadagnarci un centesimo, raccogli indifferenza e disprezzo: se vai ancora avanti, allora forse vuol dire che sei un poeta o un artista autentico.
Per quanto riguarda la paura della morte, sicuramente ne farei volentieri a meno.

Sfogliando Testamento ci si accorge di come le tue poesie parlino anche di temi sociali, sfruttando metafore e topoi cimiteriali: quali sono gli aspetti del mondo reale che ti interessano di più?

Mi ispira un po’ tutto ma soprattutto le notizie bizzarre attraggono la mia attenzione. Non sono invece preso da tragedie vere, presenti, vive anche solo nel ricordo di una persona. Queste cose evito di cantare in versi. Negli ultimi anni ho imparato ad attingere anche alla ridicolaggine della politica nostrana.

Al di là della poesia cimiteriale cosa fai nella vita?

Sono un insegnante privato di musica, e con i miei fratelli gestisco un videonoleggio. Lavori che permettono, più o meno, di sopravvivere. Il sogno rimane sempre quello di vivere di sola arte. Direi: l’arte del sogno.

Foto di Maurizio Matteucci

Sei un poeta piuttosto, come dire, coreografico e performativo. Reciti le poesie salmodiandole con un accompagnamento musicale. Componi tu le musiche? E come lo vedi il binomio poesia-musica? Il futuro dei versi sta nella performance, nella lettura intima o nei versi su Twitter?

Sì le musiche sono mie. Da sempre muovo il ritmo dei miei versi ispirandomi alla musica, non riuscirei a prescindere dalle note musicali.

E penso che il passato, il presente e il futuro dei versi risieda nella performance. Molti poeti non si producono in performance, affidano tutto alla carta stampata: lo trovo riduttivo, e anche una scelta un po’ comoda. Dobbiamo esporci se vogliamo dar vita ai nostri versi, esibirci davanti ad un mondo che sembra non volerne sapere, per guadagnarci una modestissima parte di notorietà.
 
Ho visto su YouTube la tua performance da X-Factor: com’è stata come esperienza e perché non hai partecipato a Masterpiece, il nuovo talent per scrittori emergenti?

Per quanto concerne Masterpiece, lo avrei fatto senz’altro ma non ho all’attivo romanzi o racconti. Tratto poesia e musica, quindi non avrei potuto ambire a partecipare. Ma in futuro questa possibilità rimane aperta.

X-Factor è un’esperienza che mi ha segnato, e che mi ha insegnato: è stato quel provino e quell’esibizione a farmi capire definitivamente che sono un Poeta Cimiteriale, ed è merito o demerito del talent se il mio alter ego ha saputo trovare il coraggio di mostrarsi fisicamente una volta per tutte. Fino a quel  momento, ero una voce macabra che declamava dai microfoni di Radio 24.

Ultima domanda, più che altro una mia curiosità. Ti è mai successo di vedere della gente che al tuo passaggio si tocca le palle?

Sì certo. Credo serva loro per vedere se ce le hanno, e rimangono sempre delusi.

Tu-dun-tsss.

 

Mauro Petrarca, Testamento di un poeta cimiteriale, Neo Edizioni

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Se c’è un personaggio pop fuori da ogni schema, questo è Mauro Petrarca, alle cronache dei media nazionali: “poeta cimiteriale”. Da icona di X-Factor a ospite fisso di Radio 24 e RaiDue, signore assoluto del web, capace di sdoganare sepolcri, cimiteri, becchini e tutto ciò che di gotico e macabro possa esserci. Con un’ironia lancinante, con un gioco del grottesco inaspettato, i suoi componimenti spiazzano per intelligenza, stravaganza e humor nero. Poesie, epitaffi, liriche in cui parole e senso giocano come zampe di cornacchia su una lapide, ma soprattutto oggetti alieni indefinibili eppure godibili, divertiti e sognanti.
“Conosco il poeta maledetto da anni. Qui ha ancora cantato il suo inno becchino alle croci arrugginite. Tutti quelli che di lui sorrisero eran già trapassati, il poeta Petrarca invece è solo passato a miglior morte” dalla prefazione di Gianluca Nicoletti

 

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