Philip Roth - ho sposato un comunista

di Egidio Ferro.

Negli anni del maccartismo, Ira Ringold, noto come Iron Rinn, è un attore radiofonico di successo nella trasmissione Liberi e audaci. Attivista sindacale e membro del partito comunista americano, prima di immergersi sotto i riflettori della ribalta, è stato scava fossi, bracciante, garzone, scaricatore di porto, nonché soldato dell’esercito, ove legherà con Johnny O’ Day che lo inizierà all’ideologia marxista. Instancabile sostenitore di cause perse, come la difesa degli afroamericani e la denuncia dell’antisemitismo, convola a nozze con la bellissima Eve Frame, star del cinema muto e attrice radiofonica di successo anch’ella. Grazie a questa unione (e anche alla fama derivatagli da Liberi e Audaci) viene proiettato nel mondo dell’alta borghesia americana, con annessa casa di lusso a Manhattan, e malgrado «l’eroica purezza» conservata, finisce per trovarsi invischiato da quelle stesse ipocrisie che aveva tanto vituperato. Dopo una travolgente passione, infatti, il nostro eroe dovrà fare i conti col passato burrascoso di Eve che porterà in dote, oltre all’insicurezza viscerale della moglie, la figlia della stessa, Sylphid, frutto di un matrimonio precedente. Iron vede quindi i suoi sogni (tipicamente borghesi) – quali un matrimonio felice e tranquillo e il desiderio di paternità – frantumarsi contro la gelosia della figlia per la madre. L’influenza inappellabile e macabra esercitata dalla figlia sarà talmente profonda e avvolgente da convincere Eve ad abortire il figlio di Iron. Egli, a differenza del lettore che avrebbe già soppresso l’odiosa Sylphid, motivato a tutto pur di raggiungere la tranquillità coniugale, firma un contratto per un appartamento a due passi da casa, ne paga la cauzione e l’affitto per un mese e propone alla moglie di farvi trasferire la figlia. Malgrado l’approvazione di Eve, l’operazione non è affatto gradita alla figlia, la quale, in tutta risposta, sedendosi cavalcioni sulla madre supina le urlerà: «Possibile che tu non riesca a tener testa a nessuno? Prenderai le parti di tua figlia, una buona volta, contro di lui?»

L’unica via di fuga per Iron da queste situazioni paradossali sono gli incontri e le uscite col giovane Nathan, conosciuto a casa del fratello Murray Ringold, professore del ragazzo. Nel ragazzo Iron vede un figlio verso cui indirizzare quell’amore e quell’educazione che aveva serbato per un nascituro mai arrivato. Assieme ad Iron, Nathan conosce la politica, la vita, la classe operaia, la possibilità di un mondo più giusto e l’America, con le sue bellezze e le sue brutture. Brutture che negli anni cinquanta andavano condensandosi nella «caccia alle streghe» contro la minaccia comunista e che braccheranno anche un personaggio di fama e successo come Iron.

Insoddisfatto dalla moglie, Ira, dopo un tira e molla fatto di fughe di casa, pentimenti e ritorni, scappatelle extra matrimoniali, si trova ad affrontare non solo la fine della vita coniugale con Eve, ma anche l’allontanamento dalla radio e, a rendere ancor più drammatica la sua rovina, la pubblicazione di Ho sposato un comunista in cui Eve Frame accusa l’ex marito di essere un comunista, di aver ospitato spie russe in casa e ricercati dall’FBI.

La misera solitudine che colpirà Iron non risparmierà nemmeno Eve, la quale, caduto il clamore successivo all’uscita del libro, subirà la stessa sorte. La frustrazione di Iron, dovuta alla sconfitta personale (il fallimento del matrimonio, le accuse di Eve) e politica (lo squagliamento del partito comunista), sarà causa di risentimento profondo contro la moglie e lo porterà ad architettare una vendetta che non avrà altro risultato se non quello di consegnare entrambi all’oblio collettivo, lontani da quel clamore e successo, di cui erano stati protagonisti.

Romanzo ambizioso, è capace di tenere assieme pubblico e privato, coppia dicotomica che non si riduce alla semplice narrazione del matrimonio di Eve ed Iron e della «caccia alle streghe», bensì è il detonatore di una più ampia riflessione sugli aspetti intimi e politici della società degli anni cinquanta quali l’ipocrisia del pettegolezzo, la vendetta, l’antisemitismo (sia americano quanto sovietico) la gelosia e i soprusi di uno Stato che, proprio in quelli anni, si candidava a campione della democrazia.

Le vicende sono narrate tramite le conversazioni tra Nathan e il suo pofessore, Murray Ringold, fratello di Ira, rincontratisi molti anni più tardi. Insieme rievocano le vicende di Eve e Ira, ma anche le loro personali, in un gioco ad incastro in cui tutto è teso a fornire al lettore la più nitida e profonda conoscenza dei personaggi e del loro ambiente. Malgrado in alcune parti, comunque poche, l’autore intrecci la vita delle sue creature con altre che non servono ai fini narrativi, il romanzo risulta, nel complesso, particolarmente riuscito, sia per l’abilità con cui Roth accompagna il lettore attraverso eventi, fatti e luoghi che, per quanto incrociati, risultano di facile fruizione, sia per la minuziosa attenzione ai dettagli che, ben lontana dall’appesantire la storia, è latrice di sfumature ed echi che meglio inquadrano e rendono godibile gli eventi raccontati.

Philip Roth, Ho sposato un comunista, Torino, Einaudi, 2000.

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