CAM poesie

di Luigi Norante.

Fango

Spettatore della mia vita,

il dramma mi manda avanti.

Scarnifico gesti, momenti,

persone fatte di vuoto.

Ritorno volti,

mani che consumate

diventano mani a rendere.

Riciclo la mia esistenza

secondo le usanze antiche.

Guardami.

Pietra fatta di fili,

sono pezza fatta di marmo.

Spettatore della mia vita,

un palpito mi manda avanti.

Sacrifico gesti, momenti,

pane per un Dio padre che non m’ascolta.

Urlo al mio cielo terso

preghiere fatte di luoghi,

percorsi che più non seguo,

sperando poi piogga asfalto.

Nient’altro per le mie dita

che il fango della mia vita.

 

Libero

Tronchese d’ogni legame.

Varchi,

contorni con brace e polvere,

nelle mura d’ogni prigione.

Le mani,

teste di zolfo accese.

Al mio passo,

senz’altro,

danza il pianeta intero.

 

Il passeggero

Io sono il Passeggero, mi presento.

Sono il posto vuoto nel treno della tua vita

che corre sopra un binario morto;

finestrino chiuso ed appannato

che non ti fa godere del paesaggio.

Stringo la tua mano nella mia fredda e sudata

di mille viaggi, da cui non sono mai tornato.

A te la mia memoria.

Inchiostro fresco sopra al biglietto

macchia le dita;

sono macchina obliteratrice fuori uso

che ti sorride.

Caldo e freddo, io sono il nervoso.

Il vicino che non ti fa dormire;

io, fastidio del tuo posto scomodo.

Piacere, il mio nome è Passeggero.

Il tempo mio è nelle ore che non passano,

voce in catene nel lettore scarico

nella tua borsa,

a cui non riesci a non pensare.

Guarda, la mia bocca è controllore.

Vagone che oscilla,

ascolta il senso di nausea:

la cabina troppo stretta come torace,

le mani che tremano sono il mio cuore.

Io sono claustrofobia.

Il mio corpo è treno tutto

che deraglia;

resisti, sono solo un passeggero.

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