Premio LiNUTILE del Teatro Gnam

10 storie per 10 portate. Una riflessione intorno al tema del cibo e del suo multiforme rapporto con le emozioni, i bisogni, i desideri, i sogni. Uno spettacolo ricco di sorprese per raccontare il mondo del cibo attraverso la recitazione, la danza, la musica, il racconto e il ricordo.

di Lia Bonfio

Secondo spettacolo della ressegna Premio LiNUTILE del Teatro, del Teatro de LiNUTILE

Come avviene in un’autentica funzione biologica del corpo, così lo spettacolo intero è fatto di rumori, muscoli, contrazioni, riposo. Un’inizio vorace, ingordo, quasi mostruoso, infantile, di un marmocchio che della pappa fa un Pollock sul suo viso. Quattro braccia alla ricerca spasmodica di cibo, mani che svuotano scatolette, ciotole, lattine, per mettere tutto in bocca, presto e male. Nessun amore per il cibo, nessuna ricerca del gusto, solo un necessità ancestrale di riempirsi.

Sfocia, poi, in un “concerto” suonato da un’orchestra di utensili. Caffettiere, grattugie, imbuti, bicchieri, mestoli, tutta la cucina prende vita, come in un vecchio cartone animato francese (Les Babalous, per i nostalgici) . Suoni di per sé fastidiosi, ma che insieme diventano quasi musica, quel suono felice di quando si passa davanti alla porta della cucina di un ristorante con una fame da lupi. Per non citare i Negrita: “che rumore fa/la sazietà”.

Ora il tavolo diventa un campo da gioco, senza rete, ma con due giocatori che si passano la parola come due pongisti coreani . Una domenica mattina in patronato, non più di dieci anni, il bambino cresce. Con lui, cresce la consapevolezza nei confronti del cibo, qui frammentata in piccoli emistichi di sensazioni, ripetute come un mantra. Mangiare, è positivo o negativo? È crescere o ingrassare?

Arriva il sogno. Il tavolo a dividere due anime volanti, che attraverso il movimento di ogni singola fibra sanno staccarsi dalla realtà, dalla notte, dalle parole. In questo frangente diventa particolarmente poetico e interessante il lavoro compiuto dai due performer sul corpo. E ci si stacca di poco dall’alienazione del sogno per arrivare ad essere risucchiati dal vortice televisivo. Sempre i due bambini, una ciotola di pop corn e una televisione-coreografa, che a suon di jingle e demenza, guida i due bambini come due marionette, fino all’approccio fisico col pubblico e alla completa perdita del senso della misura generale.

I piselli. Perché le nostre madri si sono tanto accanite nel cercare di farci ingoiare verdure, legumi, cavoli, broccoli, motociclette, mandarini, kiwi e asparagi? Forse la risposta ad un pubblico adulto può darla un libro per bambini. Se ci sia una risposta all’adolescenza, poi, i poeti non fanno che chiederselo. Alla paura di occupare troppo spazio, alla guerra al nutrimento, alla crudeltà degli specchi, c’è rimedio? Le linee del nostro corpo possono essere disegnate come il gesso sulla lavagna? Esiste un modo per assottigliarsi più della polvere?

Di sicuro in molti sanno come gonfiarsi, come supereroi cretini e incellofanati. Imbottiti di aria fritta, anzi, nello specifico, carta di giornale. Sorridenti e brillanti, ma soprattutto gonfi. Gonfi di nulla, non di lievito naturale. Non del lievito della torta della nonna, quella con gli ingredienti veri, autentici, che sono (ottimismo: niente condizionale) le basi della nostra crescita e maturità. Una cena piena di pietanze genuine, come in una buona colli. Magari, lavorare di più sulla qualità piuttosto che sulla quantità, sulla pulizia piuttosto che sulla simpatia del cuoco, potrebbe far arrivare pure qualche stellina.

Teatro de Linutile Cibo Date
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