Premio LiNUTILE del Teatro Io sono la luna

Io sono la luna, della compagnia GenoveseBeltramo, racconta l’obesità, intesa non solo come aumento patologico di peso, ma anche come piega culturale della nostra società, affetta da una bulica ossessione per il benessere e il consumo. Io sono la luna è teatro dell’impegno sociale che vuole informare su questo problema per spingere lo spettatore a rifletterci: non si può più ignorare l’obesità, bisogna iniziare ad affrontarla!

Terzo spettacolo della rassegna Premio LiNUTILE del Teatro, del Teatro de LiNUTILE.

Realizzato dalla compagnia GenoveseBeltramo, Io sono la luna racconta la storia, dalla infanzia fino all’età adulta, di Sergio Imparato (Savino Genovese) e del suo rapporto con Melania (Viren Beltramo), ragazza incontrata tra i banchi di scuola e delle quale Sergio è perdutamente innamorato. Ma il vero protagonista dello spettacolo è l’obesità, una tematica tanto ostica quanto attuale alla quale è interamente incardinata la vicenda.
Io sono la luna, infatti, non è una semplice cronistoria della vita del suo protagonista, quanto, piuttosto, una precisa selezione di eventi della stessa, tesi ad enucleare nel modo più efficace il tema dell’obesità, con la quale Sergio ha convissuto in giovinezza e Melania in età adulta.

Lo spettacolo teatrale infatti sembra proseguire a tappe. Ogni scena affronta l’obesità da un punto di vista diverso, cercando di sviscerare la tematica per metterne in luce non solo le cause, ma anche le conseguenze, tanto fisiche che emotive.

Essendo i vari eventi disposti in ordine cronologico rispetto alla vita di Sergio, il punto di partenza della riflessione condotta sarà proprio la sua infanzia. Il via sarà dato da un aneddoto relativo ad un carnevale di paese del 1988: Sergio, al tempo bambino obeso, si travestì da luna, però tutti scambiarono quel costume come quello di un ciccione. E fu proprio perché la gente credette che il suo fosse un travestimento da ciccione che Sergio vinse la gara di costumi annessa a quel carnevale. Ma Sergio non voleva essere un ciccione, lui voleva essere la luna.

La prima causa dell’obesità su cui lo spettacolo si sofferma è quella legata ad una diseducazione a livello famigliare. In primis la premurosa nonna di Sergio che, avendo sofferto la fame in tempo di guerra, credeva che il cibo non fosse mai troppo e che facesse sempre e comunque bene. Poi la mamma di Sergio, una donna, forse un po’ superficiale e sbrigativa, che non era attenta all’importanza dell’alimentazione e che ignorava l’obesità del figlio.
Poi lo spettacolo prosegue raccontando i primi disagi del giovane Sergio. Il bullismo degli altri ragazzi, l’impossibilità di realizzare i propri sogni e desideri per via del sovrappeso.

Ritroviamo poi il protagonista da adulto, un adulto non diverso dal bambino che era, un adulto ancora obeso. Questa volta lo vediamo in aeroporto quando casualmente incontra l’amore della sua infanzia, Melania. La donna si dimostra disinteressata e a mala pena ascolta Sergio, che invece non aspettava altro che rincontrarla. D’altronde, come ci si può interessare ad un grassone?
Sergio, poi, cerca di salire sull’aereo, ma scopre di dover comperare un altro biglietto per via della sua stazza, così come Melania deve pagare una sovrattassa in conseguenza al numero eccessivo dei suoi bagagli. Ancora una volta il sovrappeso è un problema, non solo un ostacolo che si frappone tra Sergio ed il perseguimento dei suoi sogni, del suo amore, ma anche un peso che rende difficile anche la più semplice azione quotidiana. Dopo questo episodio Sergio deciderà di dimagrire.

Più tardi incontriamo  nuovamente Melania. Questa volta è lei ad essere ingrassata. Incapace di sopportare una delusione amorosa, soffoca il suo dolore nel cibo. Ed ecco un’altra causa dell’obesità: il dolore, un male sottile, ma persistente, che pian piano ti consuma dall’interno. Una sofferenza inespressa che trova la sua unica valvola di sfogo in quel pezzo di cibo in più. Dolore? Forse sarebbe più giusto definirlo depressione.

Anche grazie ad una voce fuori campo di una speaker radiofonica (che poi si scoprirà essere Melania e quindi Viren Beltramo), che riporta con accuratezza informazioni dettagliate sull’obesità, il discorso via via si allarga. Alla base dell’obesità sembra esserci non solo un problema di diseducazione o le sofferenze del singolo, ma una società disfunzionale alla radice.

La riflessione parte da alcune considerazioni sulle multinazionali, aziende che, pur di moltiplicare i propri guadagni, sono pronte ad usare ogni tipo di pubblicità per indurre la popolazione a consumare i propri prodotti. Il punto di arrivo è la conclusione che tutti noi siamo obesi, magari non in senso fisico, ma in senso culturale.
La nostra società è corrosa da un’irrefrenabile ossessione al consumo, all’accumulo, all’avere sempre e ad ogni costo di più. La colpa non è solo di qualche plurimiliardario che, assetato di denaro, manipola la mente della gente per incrementare i suoi guadagni; la colpa è di ognuno di noi, incapaci di svincolarci da questo meccanismo e che finiamo, invece, per incentivare e sostenere.

Vi è una soluzione alla questione obesità? Forse sì, ma non è lì che va a parare GenoveseBeltramo. La volontà non era quella di mettere in scena uno spettacolone moraleggiante, che additasse lo spettatore come peccatore e la compagnia come la luce che viene ad elargire la cura universale al peccato. La volontà era quella di creare un’occasione per informare su di un problema spinoso, troppo spesso trascurato e sempre più pericoloso per la realtà in cui viviamo.
In questo modo lo spettatore viene spinto a riflettere sull’obesità, a smettere di ignorarla e a cercare una sua personale soluzione al problema, partendo, magari, da quella che GenoveseBeltramo hanno trovato per loro, l’amore.

D’altronde sarà proprio l’amore per Melania a spingere Sergio a dimagrire e, alla fine dello spettacolo, sarà sempre questo potente sentimento a venire in soccorso della donna, ormai sola e disperata, durante una festa di coscritti, alla quale partecipano sia lei che Sergio.
La personale soluzione all’obesità di GenoveseBeltramo sembra proprio risiedere nell’autenticità dell’amore, nel suo riconoscimento e perseguimento. Forse la via d’uscita risiede nell’essere onesti con se stessi, nel riconoscersi e nel continuare a camminare lungo la propria strada, rincorrendo i propri sogni e le proprie emozioni, senza farsi condizionare e travolgere dal marasma massmediatico che ci circonda.

Con il loro fare giocoso ed ironico, con i loro travestimenti e costumi gonfiabili e con i loro mille personaggi, Genovese e Beltramo vogliono fare un teatro dell’impegno sociale, vogliono suonare un campanello d’allarme, vogliono informare per spingere a riflettere. E forse la vera soluzione del problema sta proprio qua: iniziare a parlarne.

Teatro de Linutile Cibo Date

1 commento a “ Premio LiNUTILE del teatro – Io sono la luna ”

  1. Tra le opere realizzate da questa comunità vanno ricordate: il rimboschimento della Pineta del monte Salviano , i servizi viari cittadini e varie costruzioni architettoniche. Da menzionare la casa-comando in legno del campo di Concentramento, sita dietro l’attuale chiesa di Madonna del Passo. Fin dalla istituzione del campo di concentramento era presente alla base del monte Salviano (oggi via Piana) anche il cimitero dedicato esclusivamente agli austriaci deceduti durante la prigionia. A seguito dell’espansione edilizia della città oltre la Chiusa Resta e il continuo protrarsi dell’incuria delle istituzione nel 2007 si è proceduto alla riesumazione dei resti e con cerimonia ufficiale alla restituzione alle autorità austriache delle spoglie.

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