Scurati-Strega-Clown

Ammazzate il Premio Strega. Alla luce delle ultime polemiche forse sarebbe bene riconsiderare il “sogno di ogni scrittore”. O quantomeno riflettere sulle responsabilità degli scrittori, sempre più colti con le mani nella marmellata…

di Nicolas Cunial

Nessuno tocchi lo Strega. Se non per distruggerlo, almeno. Sono giorni tempestosi nella rete, invasa da articoli ancora fumanti su quella notizia riportata in primis da Satisfiction: Antonio Scurati, finalista del premio Strega 2014 con il libro Il padre infedele ripropone una serie di brani copia-incollati da un suo precedente romanzo, anch’esso finalista al premio Strega, ossia Il bambino che sognava la fine del mondo.

Ora, che uno scrittore senta la necessità di autocitarsi visto che nessuno lo fa, è pure comprensibile. Ma che riproponga periodi interi, brani, scene prese pari pari da un suo precedente lavoro, è una scelta morale culturale piuttosto discutibile.

Ma il problema non è nemmeno questo: il problema, almeno questo pare essere, è il premio Strega. Sul web, infatti, sembra quasi che se da una parte Scurati appaia indifendibile, il torto maggiore lo hanno quelli dello Strega che non si sarebbero accorti dell’autoplagio.

Anche Veronica Tomassini, su Il Fatto Quotidiano, pubblica una serie di frasi apparentemente sconnesse o comunque cucite con scarsa capacità d’intesa con la sintassi che provocano a chi lo legge delle convulsioni – e ridimensiona in parte la credenza che fosse una scrittrice, tra l’altro “pompata” da Giulio Mozzi affinché andasse al premio Strega col suo romanzo d’esordio nel 2011 (non ci andò, forse l’incomprensibilità dell’articolo spiega il perché) – e che hanno come oggetto, tra le altre non marginali cose, un attacco all’istituzione formata dagli Amici della domenica.

Proprio in un articolo su Affari Italiani dove si annunciava che il Mozzi – così a lui piace riferirsi a se stesso – stava cercando di avere contatti affinché la Tomassini andasse allo Strega, questa, intervistata, dice: “È un’istituzione, malgrado le polemiche rimane il sogno, la destinazione finale di ogni scrittore”.

Già, le polemiche. Le medesime che accompagnano il premio Strega pressoché ogni anno. E, malgrado queste, rimane “il sogno di ogni scrittore”.

Eccolo lo sbaglio, quel conformismo autodistruttivo di cui parlava Fulvio Abbate qualche giorno fa intervistato in televisione. È lo Strega, e se lo vinci sei tra i migliori. Sì, forse una volta, e l’ultima ce la siamo pure scordata. Ora vorrei porre una domanda: quanti di noi – lettori forti, io almeno mi ritengo tale grazie ai miei tre/quattro libri mensili letti, e solo perché faccio altri mestieri, ahimé – hanno letto i vari premi Strega degli ultimi dieci anni?

Io, ammetto, nessuno. Mi sono fermato a Microcosmi del maestro Magris (da tempo mi riprometto di leggere N. di Ferrero, più per la stima nei confronti del Voyage di Céline che altro, ma non sono riuscito ancora a leggerlo). Ignoranza? Può darsi. Non sto nemmeno a dire che i finalisti dello Strega facciano pena a prescindere solo perché tali, molti però affermano il contrario, come nel caso di Paolo Giordano. Io no, non ho pregiudizi, ma queste polemiche sul premio hanno alimentato senza dubbio una sorta di scudo difensivo verso quello che appare culturalmente discutibile. Che non è il premio e non lo deve essere. Quello che va messo in discussione sono i libri, gli autori, gli editori. Qui, per il caso Scurati, mi aspettavo una crociata contro Scurati stesso, contro i suoi romanzi, contro l’editore Bompiani!

No, tutti a parlare dello Strega, scendendo nelle inutili e sterili discussioni di sempre: lo Strega è cattivo, lo Strega è fatto dagli editori per premiarsi, è tutto già deciso e bla bla bla. Cazzo, ma se è così, perché rimane “un sogno”? Non lo dovrebbe essere, dovremmo fregarcene tutti e smetterla di discuterne. Ci sono altri mille e più premi letterari di merda in Italia, uno in più o in meno cosa cambia? Qui si vuole cambiare il mondo partendo dalla eliminazione delle bottiglie in plastica quando l’acqua che beviamo è avvelenata. Allora lo dico io, qui lo giuro, se nella remotissima ipotesi un mio libro venisse candidato al Premio Strega, lo ritirerei dalla competizione. Ecco, questa è la strada che ogni scrittore dovrebbe intraprendere per spezzare il conformismo.

Dice bene, secondo me, Serino, quando afferma che la crisi è anzitutto culturale, ma lo Strega è solo l’ultimo di questi problemi. C’è il caso Roversi – che non è il primo e ahinoi temo non sarà neanche l’ultimo – [Roversi ha intervistato la scrittrice Bea Buozzi per il Corriere della Sera, la quale, rivela Serino, è la moglie Eleonora Boggio sotto pseudonimo n.d.R] che poi non è questo gran caso: chi cazzo se la legge una trilogia alla “Sophie Kinsella” edita da Mondadori se non quelli che a questo genere di libri sono dediti? Ecco che allora il problema non sono nemmeno queste “marchette”, che pure danno modo di mostrare quanto vischioso sia il panorama letterario odierno.

No, il problema, anzitutto, sono gli “scrittori” e il loro permanere in quella “palude” di cui si è discusso molto in questi ultimi giorni. Il problema è vedere uno Scurati che ri-pubblica un libro con un grande editore piuttosto che dare la possibilità ad uno sconosciuto maggiormente dotato – se non di talento, perlomeno di fantasia. Il problema sono i grandi giornali a cui se invii un libro, lo invii a cazzo, perché non ne parlerà nessuno se non conosci qualcuno dall’interno. Il problema è quell’enorme voragine della vanity press – in cui pure io, dannata ingenuità, la primissima ed ultimissima volta ci cascai, ma la coerenza mi ha portato a ritirare tutte le copie del libro in oggetto non appena il contratto me lo ha permesso – che sputa fuori, purtroppo anche nelle librerie, frustrati, gente dedita alle parole come un fresatore è dedito agli scacchi (pretendendo però che Magnus Carlsen lo includa tra i suoi maestri, magari). Il problema di questo mondo, quello editoriale, è l’ego. Il problema di questo mondo, è questo mondo. Prima le fondamenta, signori. Le macerie saranno così più facili da spazzare via.

Liberiamocene e basta, non c’è altra soluzione. E chi dice che dovremmo tornare ad azioni prevalenti in altri contesti storici-culturali come le occupazioni e cose simili, rispondo: oddio, che pena voler edificare il futuro ricostruendo un passato.

 

Antonio-Scurati-Frasi-Banali

via Frasi Banali

1 commento a “ Premio Strega: qualcuno gli dia l’ultimo colpo ”

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