Print on Demand

di Alberto Bullado.

Uno fa presto a dire tecnologia. Ma esattamente l’innovazione com’è che potrebbe sconvolgere il mondo della letteratura? In termini di mercato esiste un fenomeno che potenzialmente parlando potrebbe cambiare le carte in tavola. C’è che oggi è possibile pubblicare un libro anche producendone una sola copia. Si chiama Print on Demand, stampa su richiesta, cioè un servizio che grazie alla tecnologia digitale consente di stampare in base alla domanda effettiva. Voglio procurarmi un numero ristretto di copie, quante, come e quando voglio? Benissimo. Carico il manoscritto in formato digitale in siti appositi ed invio la richiesta. I libri stampati e rilegati mi arriveranno comodamente a casa. Qualcun altro vuole il mio libro? Va nel sito, se lo compra, se lo fa stampare e se lo fa arrivare imballato a casa. Tutto molto semplice.

Una tecnologia che manco a dirlo arriva dagli Stati Uniti, nata dall’esigenza di sopperire alla penuria di mercato legata alle pubblicazioni accademiche, specie di carattere scientifico. In letteratura il fenomeno si è tradotto, sempre negli States, in una vera e propria rivoluzione. Migliaia di scrittori sconosciuti hanno potuto così esaudire il sogno di una vita e cioè pubblicare autonomamente il proprio materiale custodito in un cassetto senza doversi sobbarcare il frustrante fardello della ricerca di un editore disposto a credere in loro. Esordienti che si sono reinventati liberi professionisti, imprenditori fai da te della propria opera e che tuttora continuano a pubblicare mantenendo il pieno controllo. Nasce così l’autoproduzione anche in ambito letterario, pronta ad invadere e frammentare l’intero mercato di microeconomie che si moltiplicano su migliaia di autori e che abbattono svariate intermediazioni tradizionalmente destinate all’editoria, alla distribuzione e alla vendita.

Funziona così. Carico il mio manoscritto digitale sul sito e lo personalizzo: formato, carattere, copertina, qualsiasi cosa. Poi lo rendo pubblico e raggiungibile da chiunque via web. Un possibile acquirente può quindi consultarselo per mezzo di chirurgiche preview usando il sito di riferimento come interfaccia oltre che valutare i commenti e le recensioni dei lettori che l’hanno preceduto (alcuni siti offrono anche la possibilità di aggiornare il proprio feedback grazie al commento di altri utenti). Dopodichè, com’è già stato detto, il libro si può ordinare, stampare e farselo arrivare a casa. Naturalmente a monte di tutto questo esiste la possibilità di stipulare un contratto di vendita: l’autore in questo modo può guadagnare dei soldi rispetto al numero di copie vendute e si tratta in genere di percentuali che nulla hanno a che vedere con i diritti d’autore destinati dalle case editrici tradizionali, cioè briciole, poiché in genere, con il Print on Demand, i ricavi rimangono per la maggior parte in mano all’autore.

Stampare quando serve, guadagnare sul totale delle vendite e basare un business sul venduto piuttosto che sul potenzialmente vendibile significa proporre un’idea di mercato prospetticamente opposta rispetto a quella tradizionale. Inoltre il Print on Demand comporta dei vantaggi evidenti e di portata decisiva. Niente magazzini, niente costi di filiera, niente sprechi: in una sola parola abbattimento dei costi, prezzi contenuti e guadagni immediati senza ritardi e trattenute. A tutto questo si aggiunge la completa indipendenza creativa, l’autonomia gestionale oltre che un altro imprescindibile vantaggio: il formato digitale nel quale viene conservato il manoscritto consente una longevità del titolo pressoché infinita ed una disponibilità di copie illimitata e costante. Quindi nessuna ristrettezza legata alla tiratura o alle diverse edizioni.

In un’ottica di piccola produzione il Print on Demand è sicuramente una soluzione ideale per realtà emergenti che vogliono autogestirsi evadendo dai soliti meccanismi editoriali.  Tuttavia non si tratta nemmeno di solo artigianato, di un business amatoriale fine a se stesso. Sono in realtà molte le case editrici che si appoggiano a questa tecnologia e che usufruiscono del Print on Demand come intelligente politica per il contenimento dei costi. In questo modo il Print on Demand colma dei vuoti del mercato letterario, ostico e distante dagli esordienti, e soddisfa dei bisogni reali e sostanziali dei quali non si è mai potuta occupare l’editoria tradizionale. Va detto che il fenomeno è naturalmente sostenuto da una tecnologia di stampa digitale che rispetto a quella tradizionale ha prezzi molto più bassi e che consente un ritmo di produzione a velocità sorprendenti. Basti pensare che la stampa di un libro di 300-400 pagine può durare in media meno di 5 minuti. Ecco perché il fenomeno è anche chiamato Istant Book. Invii il manoscritto, lo personalizzi e lo stampi: tutto in tempo reale. Nel caso di una vendita per corrispondenza potrai stringere il tuo libro tra le mani entro 2-3 giorni.

Giusto per fare un esempio, all’aeroporto di Francoforte esiste la possibilità di stampare istantaneamente un quotidiano a piacimento tra 1000 titoli in 38 lingue. A voler fare della fantascienza, il Print on Demand, sostenuto dalla nuova stampa digitale, non solo rivoluziona il mercato editoriale in termini di costi e di politiche editoriali e rilancia la longevità pressoché infinita di un titolo all’interno del mercato, ma potrebbe sconvolgere anche l’ultimo anello della catena del processo editoriale: la vendita. Basti immaginare le edicole dotate di stampanti di ultima generazione in grado di erogare istantaneamente e a comando copie di riviste e quotidiani. La stessa cosa potrebbe valere per librerie e biblioteche, per non parlare di scuole e di università. Se amplificato su vasta scala ci si accorge di come delle semplici innovazioni tecnologiche possano ridefinire quasi per intero il mondo dell’editoria. Una trasformazione che è già sensibilmente in atto se si considera il fatto che macchinari di questo genere esistono già. E non si tratta affatto di catene di montaggio di dimensioni industriali. Con un monolocale è possibile avere una stamperia fai da te.

E in Italia? In Italia il Print on Demand si sta diffondendo poco a poco. Non si tratta solamente di un cronico ritardo legato al mancato aggiornamento nei confronti delle nuove tecnologie, piuttosto di una questione di scarto generazionale. In Italia si sta verificando un fenomeno molto particolare: ogni anno spuntano dal nulla nuove case editrici (223 solo nel 2009). Ora essendo il Print on Demand una tecnologia che conviene soprattutto per le basse tirature, sono le nuove e piccole realtà a dover investire su questo tipo di tecnologia, mentre le cosiddette major e le case editrici di più antica tradizione continuano per la propria strada che garantisce dei proventi costanti e rassicuranti. Tuttavia il progressivo aumento di scrittori e la voglia di esprimersi per un numero piuttosto elevato di amatori rende il business del Print on Demand in forte crescita. Attualmente comprende il 5% dell’intero mercato editoriale, una cifra destinata a salire nei prossimi anni, mentre le vendite online sono aumentate del 29,8% dal 2007 al 2008 e del 26,7% dal 2008 al 2009. Uno dei principali portali dove poter usufruire di servizi Print on Demand in Italia è sicuramente Ilmiolibro che recentemente ha stipulato un contratto di distribuzione con Feltrinelli. Altri siti possono essere Liberi di Scrivere, Lampi di Stampa, Boopen, ma se ne trovano anche degli altri. La stessa Fanucci Editore propone delle offerte di carattere Print on Demand.

Ma non è tutto oro quello che luccica. Il Print on Demand è pur sempre una tecnologia ambigua che apre sì la strada ad una nuova idea di business ma anche a nuove forme di speculazione. Ma andiamo con ordine. Abbiamo detto del Print on Demand come di un fenomeno in grado di garantire indipendenza creativa, autonomia gestionale, ricavi immediati, abbassamento degli sprechi, e poi ancora longevità e disponibilità dei titoli. Tuttavia esistono della controindicazioni che non si può fare a meno di ignorare. 1) La maggior parte dei servizi disponibili in Print on Demand esclude una distribuzione di tipo tradizionale nelle librerie. A tal fine si cerca di sopperire per mezzo della visibilità offerta dal sito di riferimento. Del resto il Print on Demand si avvale quasi esclusivamente di internet tanto è vero che al massimo certi portali permettono al proprio autore una vetrina su Amazon. Ma non sempre gratis. 2) Il Print on Demand solitamente non comprende servizi di editing che perciò dipendono dalla qualità del lavoro dell’autore stesso, spesso un esordiente privo della dovuta esperienza. 3) Non sempre i titoli pubblicati per mezzo del Print on Demand sono forniti di codice Isbn, quella sequenza di 13 cifre che identifica un libro alla stregua di una carta d’identità. Ciò comporta degli svantaggi a livello pratico per gli addetti ai lavori soprattutto in termini di reperibilità e di riconoscibilità del titolo. 4) Questo genere di servizi, distribuzione, editing, codice Isbn – garantiti da una qualsiasi casa editrice competente che scommette sulla qualità delle proprie pubblicazioni – sono considerati dai portali Print on Demand come servizi supplementari e come tali possono essere acquistabili in un secondo momento. Ecco perché alle volte dietro ai servizi Print on Demand si celano delle vere e proprie speculazioni che sfruttano il narcisismo o la leggittima urgenza letteraria di autori forse un po’ troppo ingenui nell’approcciarsi al mondo dell’editoria. Attività di lucro che possono essere giustificabili da un lato ma che dall’altro richiedono alle volte degli sforzi economici sproporzionati rispetto al servizio offerto. In questo caso ci si trova di fronte a delle vere e proprie truffe legalizzate, capaci di prosciugare le finanze degli autori grazie ad ulteriori cavilli contrattuali. 5) Senza contare il fatto che anche la pubblicizzazione è interamente delegata all’autore. Il Print on Demand, l’autopromozione, il passaparola, non possono bastare per il grande salto di qualità. È vero che una volta che si è pubblicato per mezzo del Print on Demand esiste la possibilità di essere scoperti da agenti letterari a caccia di nuovi talenti, tuttavia i casi sono piuttosto rari poiché le vie di promozione delle case editrici più famose seguono senza dubbio altri canali.

A ben vedere, il Print on Demand, come per l’editoria a pagamento, qualità e dedizione al testo non sono le priorità. Sottintesa all’ambigua esigenza di una democraticizzazione della letteratura spesso si nasconde l’intenzione di speculare su qualsiasi produzione ed intendere la pubblicazione come fonte di guadagno e nient’altro, a discapito dell’entità stessa del manoscritto. Certo, l’autoproduzione comprende il rischio d’impresa legato senza dubbio alla qualità del proprio lavoro, tuttavia non si può negare il pericolo di un’invasione di titoli superflui, mediocri o dalla scarsa appetibilità commerciale. Una quantità di libri che contribuisce ad ingolfare un mercato sempre più affollato e caotico e che non riesce a trovare il giusto sfogo se si considerano le basse percentuali in fatto di consumo di libri in Italia (sono 20.300.000 gli italiani che non aprono un libro da almeno 12 mesi di fronte a 235 milioni di copie di libri stampati in un anno). E se lo stesso Robert Young, amministratore di Lulu, il più grande portale Print on Demand del mondo, con fare guascone confida di aver finora pubblicato «la più brutta raccolta di poesie dell’umanità» è tutto dire. Occorre quindi fare i conti con la realtà e realizzare che se si tratta solamente di un business o poco altro non significa che si stia rendendo un buon servizio alla letteratura oltre che al pubblico. Verrebbe da pensare il contrario. Oppure, considerando che in questo modo una casa editrice Print on Demand come la statunitense Blurb ha aumentato il proprio fatturato da 1 a 30 milioni di dollari in soli due anni, beh, a questo punto c’è forse da preoccuparsi.

2 commenti a “ Print on Demand, utopie e chiaroscuri ”

Commenta l'articolo
La tua e-mail non sarà pubblicata
  • ( non sarà pubblicata )