Beppe Grillo - Popolo Viola

di Alessandro Bampa.

Che cosa si intende per “politica dal basso”? Può esistere una categoria di pensiero che tenga insieme tutti i movimenti a vario titolo etichettati con questo termine? Parlando solo di quelli con finalità nazionali (per alcuni di questi fenomeni ristretti e costretti a livello locale – al di là della risposta a questo scritto – ci sono tutti gli altri articoli della sezione), scendendo nel dettaglio e avvalendosi di due esempi, si possono unire in un’unica analisi il MoVimento Cinque Stelle dei grillini e il Popolo Viola, le due organizzazioni nate in questi anni fuori dal Parlamento, composte in larga misura da quella società civile tanto vituperata nel Belpaese? A nostro giudizio, sì, data la comunanza di diverse loro peculiarità.

CONTRO LO STATUS QUO Partiamo innanzi tutto da una definizione di questi movimenti. Come nascono queste associazioni di cittadini? In principio ci deve essere una semplice constatazione dei singoli: chi di dovere nel panorama politico attuale non rappresenta adeguatamente le esigenze dei cittadini, ergo bisogna provare a scavalcare le nomenclature precostituite con nuove idee e – soprattutto – con nuove persone in prima linea.
Grillo&co. dopo diverse battaglie e proteste hanno deciso di passare alla politica attiva fatta di azioni e proposte; il Popolo Viola, almeno per il momento, è ancora fermo alla protesta, ovvero alla richiesta di dimissioni di Silvio Berlusconi. Il principio che li accomuna però è essenzialmente questo: essere contro la situazione attuale.

CONTROINFORMAZIONE E MEZZI ALTERNATIVI- Per la strutturazione delle utopie, c’è tempo. Qui è bene sottolineare innanzitutto una cosa: è fondamentale l’informazione, quella che permette di capire che l’Italia non gira, che c’è qualcosa che non torna. La cosiddetta «controinformazione» è il primo passo per far nascere questo tipo di movimenti. In un Paese come il nostro, la controinformazione – dovendosi basare per definizione su mezzi secondari rispetto a quelli tradizionali – non può prescindere da Internet, il mediatore dalle potenzialità infinite, non a caso osteggiato e combattuto in tutti i modi dal Potere nostrano, che dolosamente ci relega nelle ultime posizioni tra i Paesi industrializzati per l’utilizzo del Web. La condivisione delle “notizie anti-italiane” è la prima mossa: permette di allargare gli orizzonti della protesta e di condividere le proposte alternative al sistema attuale. In una parola, rappresenta l’esito dell’«autocomunicazione di massa» studiata dal sociologo Manuel Castells: non è realizzata da professionisti, bensì da semplici appassionati che non si avvalgono di finanziamenti (troppo) sospetti e che sfruttano al massimo le potenzialità infinite e tuttora imperscrutabili della Rete.

Ecco che allora si spiega il blog di Beppe Grillo, nato il 26 gennaio 2005, primo italiano e tra i primi al mondo per numero di accessi, usato ancora oggi come semplice veicolo di informazioni che nei normali mezzi di comunicazione non arrivano, se non in ritardo o disinnescate nella loro portata esplosiva. Ed ecco perché il Popolo Viola nasce e si sviluppa nel Web, sfruttandolo per organizzarsi (piccola differenza rispetto ai grillini: i Viola le informazioni essenziali che li uniscono le hanno già acquisite. Si può dire tutto, ma non che sia difficile trovare notizie contro Berlusconi).
Solo sfruttando la realtà virtuale possono partire le battaglie di Beppe Grillo contro – andando un po’ alla rinfusa – le banche che pubblicizzarono i bond argentini, il precariato nel mondo del lavoro, l’ex governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio, l’assenza di una vera rappresentanza dei piccoli azionisti Telecom, i costi di ricarica dei cellulari; solo così alcuni dei futuri organizzatori del No Berlusconi Day possono dare vita il 5 settembre 2009 al No Gelmini Day (i presidi davanti alle prefetture italiane da parte dei lavoratori precari della scuola, in contemporanea in tutta Italia) e arrivare poi alla creazione della pagina Facebook Una manifestazione nazionale per chiedere le dimissioni di Berlusconi, subito dopo la bocciatura del lodo Alfano da parte della Consulta in quell’epico 7 ottobre 2009: per entrambi i movimenti, così come per tutti quelli che aspirano ad avere una portata nazionale costruendosi fuori dagli schemi, è assolutamente necessario il tam tam di Internet.

STRUTTURAZIONE TERRITORIALE- Giunti a questo punto, siamo ad una svolta: le boutade, da singole e destinate a scomparire nel marasma del Web, devono provare a concretizzarsi. Siamo quindi alla strutturazione effettiva dei movimenti, altra pietra miliare per il loro successo. Come sempre, risulta imprescindibile il legame col territorio – concetto che, è bene ricordarlo, esisteva già prima della Lega.
Nei nostri due casi, nascono quindi i Meetup grillini (386 in tutto il mondo per oltre 75.000 iscritti: organizzano appuntamenti per i cittadini simpatizzanti e non del comico e del suo blog) e i gruppi locali dei Viola (113 in Italia, 40 nel resto del mondo: realizzeranno l’impresa del 5 dicembre romano), incaricati di rimanere a contatto con la realtà e di tastare il polso effettivo della partecipazione dei cittadini interessati. Tale gerarchizzazione con l’assegnazione dei singoli ruoli – chi cura l’aspetto comunicativo, chi tiene i contatti con le diverse personalità orbitanti intorno al movimento, chi organizza le singole assemblee, etc. – permette di passare allo step successivo, alla formalizzazione della protesta a livello nazionale.

MANIFESTAZIONI CONCRETE- Qui siamo al punto di non ritorno: se le cose vanno male, è semplicemente finita; se vanno bene, ci si è fatti un nome, si è diventati punti di riferimento, si viene citati (con tono dispregiativo ovviamente) nei mezzi di comunicazione tradizionali, in tv e nei giornali. Insomma, la cosa diventa seria, assume prospettive future e richiede una costante diminuzione degli errori da parte degli organizzatori dei movimenti.
Al riguardo la cronologia delle iniziative più importanti promosse da Beppe Grillo è abbastanza semplice: il 26 giungo 2007 il comico va a denunciare in prima persona al Parlamento europeo la condizione di Camera e Senato italiani, affollati da inquisiti e pregiudicati; l’8 settembre 2007 e il 25 aprile 2008 vengono organizzati i due Vaffanculo Day, manifestazioni di protesta contro la classe politica italiana e tutto ciò che le è connesso – cioè tutto: anche questo è bene ricordarlo –, ma anche di proposta (questo è il passo successivo, e se ne parlerà più sotto); il 23 febbraio 2008 il Meetup napoletano mette in scena il Monnezza Day per denunciare lo scandalo dei rifiuti del capoluogo partenopeo.

Ci fermiamo qui per passare al Popolo Viola, ribadendo su questo un concetto: quanto segue è stato il punto di arrivo. Il movimento al momento in quanto tale non ha saputo o potuto produrre altro che il No Berlusconi Day: infatti tutte le iniziative successive (ad esempio i sit in contro il legittimo impedimento e contro l’approvazione del bavaglio per stampa e intercettazioni) hanno sempre visto i suoi attivisti come partecipanti e non più come unici organizzatori, mentre il bis della manifestazione dello scorso anno, provato il 2 ottobre scorso, è stato semplicemente un flop. Ma cos’è stato quel 5 dicembre 2009? Prioritariamente, la dimostrazione che qualcuno che si oppone al modello berlusconiano («che – va ribadito – comprende anche un certo modo di fare opposizione e quindi l’intera politica»: lo abbiamo scritto anche nel primo numero di Conaltrimezzi parlando della manifestazione, lo riaffermiamo sempre più convintamente) esiste ancora e ha una voce che spesso non si riconosce in quella dei partiti attualmente in Parlamento. Per ora, siamo ancora fermi qui.

PROPOSTE EFFETTIVE- Se riuscire ad organizzare una manifestazione di successo nazionale è già difficile, figuriamoci pensare concretamente e seriamente ad una pars costruens propositiva per cambiare lo status quo. Il problema principale torna ad essere anche in questo caso l’informazione, che nei suoi canali – quelli privilegiati e controllati dal Potere – a priori se ne sbatte altamente di tutto ciò che non esce dalle onorevoli bocche dei vari Capezzoni. La scelta per i nostri movimenti è semplice: provare ad entrare ufficialmente nell’agone politico accettando tutte le conseguenze (ovvero l’arte del compromesso e del male minore) o continuare a combattere l’intero sistema da fuori in attesa della fine più o meno intrisa di violenza dell’attuale panorama politico.

Se il Popolo Viola per ora e nei fatti sembra volersi mantenere su questa seconda linea («Il Popolo Viola non può essere un movimento formato partito né viceversa. La sua natura era e deve rimanere quella di sensibilità diffusa, di innesco delle scintille che si producono per il superamento del berlusconismo e il cambiamento del Paese»: parola di San Precario, l’unico degli organizzatori ufficiali del No Berlusconi Day ancora anonimo), i grillini hanno deciso la «discesa in campo» diretta. Anche in questo caso, è tutto facilmente ricostruibile nelle singole tappe: nel 2006 viene dato il via alle «primarie dei cittadini», una consultazione via web per stilare un vero e proprio programma politico tramite il semplice scambio di idee, consegnato all’allora premier Romano Prodi, che ovviamente non realizzò nessuna delle proposte; con i due V-Day si concretizzano due proposte politiche concrete – primo V-Day: mozione per una riforma elettorale che preveda il ritorno delle preferenze, l’ineleggibilità dei pregiudicati e il massimo di due legislature per parlamentare; secondo V-Day: richiesta di referendum per l’abolizione dell’ordine dei giornalisti, del finanziamento pubblico ai giornali e della legge Gasparri – tramite una raccolta firme di successo (la prima è ferma al Senato, la seconda nonostante 1.350.000 aderenti viene bloccata dalla Cassazione); con le elezioni amministrative dell’aprile 2008, vengono eletti in tutta Italia 40 consiglieri delle Liste Civiche a Cinque Stelle, impegnati a rispettare gli impegni presi via Internet; l’8 marzo dello scorso anno viene presentata la Carta di Firenze, con i dodici punti «per un Comune a Cinque Stelle»; alle successive elezioni europee il blog appoggia attivamente Luigi De Magistris e Sonia Alfano, puntualmente eletti; durante l’estate Grillo si candida alla guida del Pd, venendo estromesso a priori dai presunti democratici; il 4 ottobre nasce il MoVimento Cinque Stelle, con un non-Statuto e un programma chiaro, che si presenterà alle elezioni regionali in Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Umbria e Campania, riuscendo ad eleggere quattro consiglieri regionali e portandosi a casa oltre 500.000 voti; per le elezioni prossime venture, il comico ha già annunciato la partecipazione del MoVimento su scala nazionale. Se son rose, fioriranno.

CONCLUSIONE: UN’INFINITÀ DI POSSIBILITÀ– Tramite i due esempi presi dettagliatamente in esame, speriamo di aver offerto una semplice guida a tutti gli aspiranti movimentisti dal basso in circolazione che vogliano avere un minimo di successo nazionale per provare a modificare su larga scala la vita politica italiana. Restano solo da evidenziare le critiche a tali modi operandi. Il prossimo articolo metterà in rilievo parecchie magagne presenti in questi approcci alla politica, qui ci vogliamo concentrare solo su una delle possibili censure, l’intangibilità dei risultati: innegabile se si prendono gli esiti effettivi delle singole battaglie (per rimanere sui due casi analizzati, Berlusconi è ancora lì, esattamente come il Porcellum di Calderoli e la disinformazione italiana); da discutere se si analizza senza paraocchi e pregiudizi il mutamento del clima intorno alla politica ufficiale. Movimenti come questi infatti rendono solo evidente come la cosiddetta «antipolitica» – che in realtà spesso e volentieri è solo l’attivismo dei singoli contrapposto a quello dei partiti – esista e si vada allargando nella partecipazione senza che i politicanti di professione abbiano ancora capito come porre un freno a questi fenomeni, dalle potenzialità infinite. Un rimedio in sé semplicissimo per bloccare quella che molti considerano una «pericolosa deriva» in realtà ci sarebbe: vedere i politici tornare a fare esclusivamente quello che sono chiamati a fare, ovvero gestire la cosa pubblica. Ma questo, si sa, è un altro discorso.

P.S. Per verificare l’effettiva pars costruens dei grillini, rinviamo al libro A riveder le stelle. Come seppellire i partiti e tirar fuori l’Italia dal pantano (Rizzoli, 2010), raccolta delle proposte del comico basate sull’analisi dell’attuale situazione italiana. A proposito del Popolo Viola, per capire i meccanismi che hanno portato alla manifestazione del 5 dicembre 2009 e scoprire le persone che l’hanno resa possibile (smontando così il luogo comune dell’anonimato che guida il movimento), consigliamo l’ottimo Viola. L’incredibile storia del No B. day, la manifestazione che ha beffato Silvio Berlusconi di Federico Mello (Aliberti, 2010).

 

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