Dumas Nigga

Dumas padre era figlio di un mulatto e scherzava sulle sue origini. Egli si avvalse per lunghi anni della collaborazione di Auguste Maquet, che scriveva per lui gli articoli su commissione e, pare, intere parti dei suoi imponenti romanzi. Pur essendo un’icona dell’integrazione razziale anche Dumas quindi aveva il suo “negro”. Che era un bianco.

Il cinema, indirettamente e in modi diversi, ha riportato l’attenzione, di recente, su Alexandre Dumas padre. L’ultimo in ordine di tempo è stato Tarantino che nel suo Django-Unchained fa dire al dottor Schultz, per urtare l’insopportabile Candy, il quale sostiene scientificamente l’inferiorità intellettuale dei neri, che Dumas era nero .

Nel 2010 in Francia ha invece suscitato polemiche un film sullo scrittore, interpretato da Depardieu: L’Autre Dumas del regista Safy Nebbou, ispirato alla pièce teatrale del 2003 Signé Dumas di Cyril Gely. Non veniva contestato tanto il film né l’interpretazione generosa di Depardieu, quanto il fatto che fosse stato scelto un attore bianco per interpretare un nero, segno di una chiusura mentale nei confronti delle diversità. Ma Dumas era nero?

(secondo voi?)

Alexandre Dumas

 

Egli era figlio di un mulatto, la nonna era di Haiti e aveva sposato un marchese francese. Pertanto egli aveva un 25 % di sangue nero. Suo padre, pur essendo mulatto, aveva fatto carriera nell’esercito, fino a diventare generale di Napoleone, e aveva anche avuto il coraggio di criticare la sua politica imperialista, pagandone le conseguenze. Lo scrittore pertanto non cercava di nascondere le sue origini ma ne era fiero e ci scherzava su:

“Ho sangue nero nelle vene, mio padre era mulatto, mia nonna una nera e l’antenato di mio padre una scimmia!”

Ma il film del 2010 con Depardieu in realtà vuole raccontare la storia di uno dei tanti tra collaboratori e collaboratrici di Dumas e l’ambiguo rapporto tra i due.

Si tratta di Auguste Maquet, scrittore e drammaturgo che collaborò a lungo con Dumas ma non divenne mai famoso quanto lui. Il corpulento scrittore si avvaleva di numerosi collaboratori – tra cui l’italiano Eugenio Torelli Viollier, fondatore del Correre della sera – e collaboratrici, che avevano per lo più il compito di raccogliere informazioni e documentazioni per arricchire le imponenti saghe di avventure che poi la sua geniale mente assimilava e assemblava.

I maligni insinuano però che il contributo di Maquet sia andato ben oltre alla semplice raccolta dati. Uno dei suoi detrattori fu addirittura denunciato dallo scrittore, la querelle finì in tribunale e il giornalista accusatore venne condannato a sei mesi di carcere per diffamazione. Si tratta di Eugène de Mirecourt, autore del saggio Fabrique de Romans: Maison Alexandre Dumas et compagnie, nel quale si accusava Dumas di sfruttare i suoi collaboratori, definiti proprio nègres, ottenendo fama letteraria grazie al lavoro di altri. Mirecourt non diceva il falso, ma puntava troppo sul personale, cioè sulle origini nere di Dumas, il quale quindi non avrebbe dovuto diventare a sua volta uno sfruttatore. Inoltre non si può parlare di plagio, non si può dire che Dumas non sia veramente il padre dei suoi capolavori. Arturo Pérez-Reverte lo definisce un “imbroglione geniale”. Tra le opere prodotte dalla collaborazione tra Dumas e Maquet (il suo “negro” più attivo e noto) spiccano Il conte di Montecristo e la saga dei Tre moschettieri.

Maquet era magro, pallido, bravo nella ricostruzione storica. Dumas era corpulento, epicureo, geniale nel riproporre e mettere insieme scene, dialoghi, racconti che raccoglieva voracemente a teatro o dagli assistenti. Uno era un freddo calcolatore, l’altro un coriaceo che si affezionava ai suoi personaggi, tanto che pare che un giorno uno dei suoi figli l’abbia trovato con la testa china e gli occhi rossi, e alla domanda su cosa avesse egli abbia risposto:

 “Un grande dolore. Porthos è morto. L’ho appena ucciso e mi è venuto da piangere. Povero Porthos!”

Secondo qualcuno Maquet avrebbe scritto in alcuni casi quasi interamente opere poi firmate da Dumas, oltre che sostituirsi a lui nella realizzazione di articoli su commissione. Stando al film egli fingeva anche di essere Dumas in persona per accogliere i numerosi fan. Dopo una lunga e fruttuosa collaborazione però i due litigarono, come Battisti e Mogol, pare per questioni di soldi o forse perché il “negro” aveva alzato la cresta e voleva uscire dall’anonimato. Maquet scrisse e pubblicò anche libri al 100% suoi, con il suo nome, raggiungendo un discreto successo ma non la gloria. Maquet alla fine della sua vita era benestante, ma poi fu dimenticato, Dumas invece morì in estrema povertà, travolto dai debiti e dalla sua vorace voglia di vivere.

 

Credits immagini:

Alexandre Dumas, ritratto da Nadar, via.
Auguste Maquet, ritratto via.
Caricatura che ritrae Dumas che tiene in mano Auguste Maquet come un pupazzo, di André Gill, comparsa nella copertina de “La Lune”, II/1866.
Caricatura un po’ razzista di Dumas, via.
Caricatura di Auguste Maquet, via.

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