Stroncatura

di Tommaso De Beni.

Salve,
sono Gianfranco Contini e vorrei commentare il racconto breve o brevissimo di Tomaso (bisognerebbe scrivere così) Landolfi. Anzi, De Beni. Allora: i primi due periodi sono entrambi il tipo di incipit più arzigogolianamente frequenti del racconto o romanzo realista, cioè a dire descrizione di paesaggio o presentazione del personaggio o protagonista. In questo caso lo stilema è quello tardo ottocentesco e verista di presentare i pensieri del personaggio e non, com’era prima, descriverlo minuziosamente. Si potrebbe obiettare al buon De Beni di aver presuntuosamente evitato di optare per uno dei due, cioè a dire che uno dei due periodi è superfluo. A guardare il resto del racconto, si potrebbe dire a ragione che quello superfluo sia la descrizione poetico – paesaggistica, se non altro perché di tali “slanci” non ve n’è più traccia fino alla fine.
Qualcuno potrebbe invece rispondere che dire che ci sono scritte sui muri e che uno cammina veloce a testa bassa e va verso la biblioteca l’altro invece passeggia tra asfalto e cemento con la testa tra le nuvole equivale di fatto ad una descrizione paesaggistica che andrebbe dunque a formare una sorta di “trittico” con le altre due.
Da parte mia faccio notare che invertendo i due periodi, collocanando così la descrizione mogoliana all’inizio, è tutta un’altra cosa.
Interessante è lo spuntar fuori finale di un io narrante che si fa personaggio e allo stesso tempo si estrinseca interloquendo provocatoriamente con il lettore con il triplice ripetersi di espressioni come “se lo volete proprio sapere”.
Le espressioni verrà il tempo, venne il giorno, a quel tempo etc. sono tentativi (direi pallidi) di dare un andamento “evangelico” al racconto.
Per quanto riguarda i temi non posso dire nulla pérché non ci ho capito un picchio: io non ho mai voluto fare lo scrittore, non avevo come fidanzate femmine ecclesiastiche e soprattutto non so cosa sia la S.S.I.S. perché sono morto prima di “vederla”.
Mi astengo pertanto da giudizi di carattere puramente ludico-estetico. Ho un po’ cambiato stile, ma è che ieri sera ho mangiato troppo.

Gianfranco Contini

Uso l’indirizzo mail di mistert perché ho fottuto il computer: ma che dice, Berenice? Il racconto Verrà il giorno di De Beni fa veramente cagare! Non ha senso, è inconcludente, non ci sono esplosioni e grandi storie d’amore, non c’è il fattore x, nessuno molla la moglie, nessuno adotta bambine, non è universale, e soprattutto il linguaggio è piatto e la lingua scricchiola scricchiola fino a rompersi del tutto.

La mia è una stroncatura ideologica anche se non so cos’abbia votato il “De Beni”.

Benedetto Croce