Silvio Lanaro

La morte di Silvio Lanaro mi sta facendo male in una maniera che non immaginavo neanche lontanamente, nonostante non sia una notizia che il Professore fosse agli sgoccioli del proprio esistere storico. Sono arrivato all’Università da un liceo in cui la Storia si ferma alla conferenza di Potsdam, e tutto il resto si genera dal caos. Conoscere le dinamiche degli ultimi 60 anni sembra irrilevante per la comprensione del presente agli occhi dei programmi ministeriali; pare che la guerra dei Sette Anni e il tumulto dei Ciompi facilitino maggiormente l’approccio col quotidiano, i quotidiani e l’urna. Fare (anzi Dare) “Contemporanea” significava da molti anni misurarsi con Lanaro, uno che, eufemisticamente parlando, non le mandava a dire. Ma io non avevo proprio voglia di raccontare di epoche precedenti al Congresso di Vienna a una commissione esaminatrice soltanto perché sarebbe stato più rapido e indolore. Già tutta Lettere è rapida e indolore.

Le lezioni di Lanaro erano in effetti piene zeppe di gente che Faceva Lanaro ma non Dava Lanaro, e qui sta la differenza. Ho conosciuto molti professori nei miei 6 anni di Università, molti mi hanno colpito in positivo, alcuni li ho ammirati, altri mi hanno intimorito, per altri ho avuto addirittura una sorta di venerazione. Certi mi hanno promesso di rivoltare le nostre coscienze come calzini, e poi si sono rivelati soltanto dei vigliacchi ciarlatani. Alcuni hanno spiegato la lezione, fatto le canoniche tre domande e poi sono spariti nelle anse dei Dipartimenti.

Lanaro non mi ha promesso un cazzo, ha scritto che avrebbe raccontato la storia della Democrazia Cristiana, che avrebbe permesso lo studio del Detti-Gozzini e nient’altro (disse proprio così, testuali parole), che avrebbe valutato uno scritto e un orale. Mi insegnò tutto ciò che so sulla storia recente d’Italia. Mi raccontò cose agghiaccianti e belle, perlopiù agghiaccianti. Mi spiegò il sequestro Moro come un film non potrebbe fare, a meno che il film non preveda come sceneggiatura una telecamera fissa su Lanaro in Aula M e le nostre facce paralizzate e basta, e se ci fosse un film così mi comprerei il Blu-Ray. La seduta spiritica di Prodi, il De Gasperi che non amava ma per il quale aveva rispetto. Mi lesse il discorso di inaugurazione dell’anno accademico 1943 all’Università di Padova di Concetto Marchesi e si dovette fermare a metà per asciugarsi le lacrime.

Dava A,B,C o D agli scritti, altrimenti bocciava. Andare all’orale con D era peggio di un campo minato. Io puntavo alla B, avrei accettato una C, presi A. Quattro mesi dopo toccò all’orale, il che cambiava tutto. Io agli scritti ci vado sereno, so di avere il tempo di organizzare le idee e metterle giù con criterio al meglio delle mie possibilità. All’orale è tutta una questione di riflessi e di sintassi brillante. Fu una notte talmente angosciante che ora la ricorderei quasi come emozionante. La mattina alle 8 ero all’appello. Alle 19 ero al Dipartimento di Storia, ancora in attesa di essere esaminato, esausto, digiuno e tanto pieno di dinamiche storiche da averne completamente perso le nozioni. Ero penultimo. Uscito il terzultimo Lanaro si affacciò alla porta, io dovevo sostenere Storia Contemporanea, l’ultimo ragazzo Storia dell’Europa Contemporanea. Mi guardò e mi disse:

Le dispiace se interrogo prima l’altro ragazzo? Ne avrei due coglioni così della Democrazia Cristiana

Si figuri, risposi con un sorriso nervoso mentre in testa mi rimbombava un No epico. Ma fu solo un’altra mezzora del cumulo di mezzore di angoscia su cui avevo costruito la mia giornata. Fui tutt’altro che perfetto. Però Lanaro doveva aver capito che per quasi 10 mesi non avevo avuto un solo calo di concentrazione per il suo esame, che mi piaceva, che ero lì non perché mi servivano dei crediti ma perché mi piaceva quello che stavo facendo. Guardò il libretto, poi mi guardò negli occhi e mi disse “Non intendo rovinarle la media”. Fu un trenta, il più bello della mia carriera universitaria, il ricordo più emozionante, la stessa emozione che mi prende ogni volta che reincontro la storia italiana del dopoguerra e mi accorgo di averne compreso i meccanismi, grazie a un professore per il quale sono stato solo un’apparizione una sera di febbraio, e che per me invece è una firma indelebile nel mio collocarmi nella Storia, una firma che da oggi è postuma.

2 commenti a “ Ricordare Silvio Lanaro e tutto il resto ”

  1. Giada

    Giada

    Seguii con Tommaso il corso di Lanaro il secondo semestre della mia carriera universitaria ancora agli esordi…si parlava della Repubblica di Salò, oltre che di tutto ciò che per il liceo sembrava troppo vicino per essere affrontato, ma che nelle lezioni del Prof. Lanaro assumeva talmente tante sfaccettature, dettagli e complessità da dilatare la percezione del tempo, da rendere la contemporaneità un periodo molto più lungo di quanto non vorrebbe il suo stesso nome. Allo scritto presi C. Non andai all’orale. L’anno dopo seguii nuovamente le sue lezioni, si parlava dell’Italia repubblicana, della DC. Gli orizzonti si allargarono ulteriormente, il Detti-Gozzini riassumeva in un paragrafo realtà esplose e tutt’ora in bilico, non si poteva studiare come sempre, bisognava capire, c’era il bisogno di approfondire…davanti a Lanaro, non si poteva approssimare la storia. L’esame non lo diedi mai, resterà un ricordo indelebile della mia carriera universitaria. Il rispetto che forse per nessun altro professore ho mai provato in modo così viscerale, da non sentirmi degna di presentarmi all’esame perché in fondo, rispetto a lui, nulla ancora sapevo né avrei mai saputo di storia contemporanea. L’università che sognavo era fatta di professori come lui, di persone come lui, la cui posizione non inficiava l’integrità dell’insegnamento. Forse a quest’ora non sarei laureata, ma se potessi ci farei la firma…

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  2. fiorella

    fiorella

    Fu il relatore della mia tesi di laurea nel lontano 1982. Il lavoro mi costò un anno di ricerche “sul campo” e iterai l’esame con lui. Frequentai assiduamente le lezioni, che mi interessarono moltissimo e in cui apprezzai la lucidità di analisi e la capacità di presentare argomenti e concetti con grande efficacia espositiva. Fu sempre gentile e disponibile a fornire indicazioni e consigli. Conservo di lui il ricordo di una persona cordiale e spigliata e di un vero Maestro per la capacità di affascinare e intereressare gli studenti alla sua materia. Con rispetto e riconoscenza, Fiorella Maggiulli

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