Un regista e sceneggiatore con esperienza si dedica alla stesura di un romanzo e ne esce un’opera prima interessantissima. Questo libro, apparentemente semplice, non è solo un pretesto per un film, ma una geniale lettura del gioco delle parti tra destra e sinistra in Italia.

Il trono vuoto è il romanzo che avrei voluto scrivere io. Da quando ho scoperto Volponi, infatti, ho sempre avuto voglia di raccontare la politica italiana. Anche perché Volponi, pur avendo fatto in tempo a vedere Tangentopoli e la discesa in campo di Berlusconi, secondo me difficilmente avrebbe potuto immaginarsi quel che sarebbe successo dopo. Soprattutto nel biennio 2010-2011: con tutto quel che si sentiva raccontare da giornali e Tv, mi chiedevo chi (e come) avrebbe potuto narrare tutto ciò alle generazioni future.

La realtà, soprattutto quella politica, supera la fantasia, e allora un’opera grottesca ed espressionista, o un film, sarebbero i mezzi migliori per raccontarla. Ma a differenza di Roberto Andò, sceneggiatore e regista che ha vinto il premio Campiello opera prima con questo suo romanzo d’esordio, io, se fossi riuscito a scrivere un romanzo sulla politica italiana, avrei provato a raccontare il centrodestra (e quindi il berlusconismo), perché è la forza politica che ha governato l’Italia per otto anni negli ultimi dieci, e che ancora guida molte regioni e città italiane.

Andò ha invece scelto di focalizzarsi sul centrosinistra, ovvero sull’opposizione, ma soprattutto sulla sua assenza, con le sue lotte interne, le sue indecisioni e la sua incapacità a reagire. Il protagonista è un segretario che ricorda vagamente Veltroni, ma a differenza di Veltroni (che ha pure recensito il romanzo) questo sparisce. Analogamente a quanto accade in Habemus papam di Nanni Moretti, assistiamo quindi ad una figura importante che rifiuta il suo ruolo e scappa.

Entra a questo punto in scena il Doppelgänger, cioè il fratello gemello del segretario. Odiato e rinchiuso in un ospedale psichiatrico, egli riesce invece a risollevare il partito di opposizione nei sondaggi con la creatività, ma anche cercando di dire la verità su ciò che è diventata ormai la politica: «Il Parlamento italiano è abitato da freaks, nient’altro che freaks. È una riserva di mostri.» (pag. 178). I due fratelli, da lontano, compiono così un analogo percorso verso la rivelazione.

Alla fine il segretario si renderà conto di essere sempre stato in fuga, perché la politica è il miglior modo di stare al mondo per chi non vuole vivere. Si “vede” che l’autore del romanzo è un regista: il libro è costituito da tanti capitoletti molto brevi in cui dominano i dialoghi e i personaggi si alternano rapidamente all’interno di scene definite. Dal romanzo verrà tratto un film con Toni Servillo,  in fase di realizzazione, che probabilmente avrà molto successo. Ma non bisogna dimenticare questo gradevole libro, che prova a raccontare la politica italiana degli ultimi anni e allo stesso tempo sembra quasi profetizzarne una nuova fase.

 

Roberto Andò, Il trono vuoto, Milano, Bompiani, 2012.

 

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