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NEO edizioni si contraddistingue per l’attenzione a libri che lasciano il segno. Questo libretto ci spiega meglio il punto di vista di atei e agnostici e ci racconta un po’ di aneddoti sul Vaticano e il suo rapporto con lo Stato italiano.

L’11 febbraio 1929 Benito Mussolini e il cardinal Gasparri a nome di Pio XII siglavano il concordato tra Stato e Chiesa. L’11 febbraio 2013, come per una sorta di tardivo contrappasso, il papa Benedetto XVI ha annunciato le “dimissioni”. Essendo un sovrano sarebbe più corretto dire che ha abdicato. La Chiesa sembrava in grande difficoltà, ma ha saputo rialzarsi. Il nuovo pontefice, che si è imposto il nome (bello e impegnativo) di Francesco, non ha ancora fatto niente di concreto per dimostrare la voglia di cambiamento. Ma a livello di immagine sembra già cambiato tutto, i fedeli hanno di nuovo un punto di riferimento e la Chiesa appare già più povera e vicina alla gente, cioè più simpatica.

In questo contesto esce Guida alla vita laica di Roberto Anzellotti, edito da NEO.

Il libro è molto preciso e documentato, pieno di dati. Non si tratta quindi di un libro contro Dio o contro la religione, non si fa teologia. E fa bene Anzellotti, nella postfazione, a dire che «Non è un libro ateo, ma è sicuramente un libro anticlericale.» (pag. 154) perché a mio avviso è importante distinguere tra atei e laici.

Inoltre ritengo che essere sicuri della presenza o dell’assenza di Dio non sia molto ragionevole, giacché in entrambi i casi non si può spiegare o comprovare. La posizione degli agnostici mi pare quindi più saggia. Inoltre non ha senso opporre i laici ai cattolici, giacché il primo significato indicato dal dizionario alla voce laico è «che non appartiene al clero». Appartenere è un verbo forte, in contrasto con l’idea di libertà.

guida-alla-vita-laica-roberto-anzellotti-neo-edizioni-x-sitoSecondo questo primo significato tutti quelli che non sono preti, suore o frati (quindi anche i semplici cattolici) sono laici. Quando si parla di Stato laico o di partito laico si intende che essi «non si ispirano a una fede religiosa». Qui il problema si complica perché sappiamo bene che ci sono stati e ci sono dei partiti o anche dei singoli deputati che invece si ispirano eccome a una fede religiosa. E con “ispirano” si intende che telefonano al cardinal Bagnasco per chiedergli consigli sulle leggi, come fece l’onorevole Binetti, del PD, quella del cilicio.

Eppure la Costituzione italiana dice che siamo uno stato laico e aconfessionale. Però la Costituzione ha mantenuto in sé il Concordato del ’29 che stabilisce la prevalenza della religione cattolica sulle altre e una serie di privilegi al clero e alla Chiesa. Il nostro quindi è uno stato laico, ma con una forte anomalia. Tutto ciò Anzellotti ce lo spiega molto bene con dati e fatti.

Come per esempio un episodio del ’56: a Prato un commerciante si sposò con rito civile anche se sia lui che sua moglie erano battezzati. Il parroco affisse alle porte della chiesa un comunicato scritto dal vescovo in cui si accusava i due di concubinato, poi accusò anche le famiglie della coppia. In seguito fu scritta una lettera letta e diffusa in tutte le parrocchie di Prato. I due coniugi diventarono delle pecore nere e subirono discriminazioni ed angherie anche da parte dei loro concittadini. Allora denunciarono il parroco e il vescovo per diffamazione. Dopo un lungo travaglio giudiziario la cassazione diede torto ai coniugi. Questo perché la Chiesa cattolica è dotata di un proprio codice penale, il Codice di Diritto Canonico. Tutti i battezzati devono attenersi a questo codice, onde evitare di incorrere in ammonimenti pubblici o sanzioni.

Da ciò è nata l’idea dello “sbattezzo”, che nel libro viene descritta come una pratica semplice, anche se girano delle voci sul fatto che non sarebbe altro che un contro-rito. Uno dei pregi del libro è trattare argomenti che probabilmente pochi conoscono nei dettagli, come la questione delle acque pulite e delle acque sporche a Roma, o il caso di Alfredo Ormando, poeta siciliano che nel 1998 si è dato fuoco in piazza San Pietro perché si sentiva discriminato e non rappresentato in quanto omosessuale e cattolico.

O il caso del professor Valluri, messo sotto processo in anni recenti con metodi inquisitori, oppure l’assurda storia dei bambini sottratti alle famiglie per essere convertiti e cresciuti secondo i dettami della religione cattolica. O ancora la strage di Perugia del 1860 commessa dall’esercito del papa per punire i perugini, rei di aver inviato molti volontari in Piemonte per combattere l’esercito austriaco e aver dichiarato la città indipendente.

Anzellotti colleziona una serie precisa di episodi e di cifre. Certo, gli si potrebbe obbiettare che mancano le cose buone realizzate da preti o missionari, come la Caritas o il sostegno a poveri, malati o immigrati. Ma la questione non è giudicare il comportamento dei preti bensì difendere la libertà di espressione e la laicità dello Stato. In questo senso il confronto va fatto tra la classe politica e le alte gerarchie ecclesiastiche: il problema è l’ingerenza della Chiesa nelle questioni dello Stato e il fardello morale (e anche economico) del Vaticano, che rischia di pesare sulla capacità della classe politica di legiferare nel rispetto della Costituzione e a vantaggio del bene comune.

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Inoltre tutto ciò ci costringe ad aggiungere un parametro nella valutazione dei nostri politici e delle più alte istituzioni (a partire dal Presidente della Repubblica), che è appunto la capacità di difendere l’autonomia e la laicità dello Stato di fronte all’ingombrante presenza del Vaticano. Per questo consiglio la lettura di Guida alla vita laica soprattutto ai giovani e in particolare a quelli che vanno in chiesa la domenica e si considerano cattolici.

Non so se è vero quanto afferma don Gallo in un suo libro: «Quando ci fu il raduno dei papa-boys per il Giubileo del 2000 a Roma furono trovati centinaia di preservativi a terra, eppure era tutta gioventù selezionata, di formazione cattolica.» (Così in terra, come in cielo, Mondadori, cit.pag. 54). Quel che è certo è che ormai c’è una forte discrepanza tra quello che predica la Chiesa e il comportamento effettivo delle persone, soprattutto nella sfera affettiva-sessuale; oltre alla questione del preservativo e dei rapporti prematrimoniali, per esempio, c’è anche quella dell’adulterio, dell’aborto, dell’omosessualità e della comunione ai divorziati.

Sull’accumulo di denaro invece si discute meno, ma per quel che no so non dovrebbe essere un comportamento consentito, almeno così è nel Vangelo. Personalmente trovo impensabile che la gente si svegli la mattina preoccupandosi di regolare la sua vita in base a quello che dice il papa, ma è anche vero che tutti i papi dicono sempre che i bravi cattolici devono comportarsi ogni giorno, nella quotidianità, secondo l’insegnamento di Cristo e secondo i principi cattolici.

Il fatto è che la religione cattolica (che è soltanto una delle tante pieghe che ha preso il pensiero ispirato alla figura di Gesù) si basa sul perdono, il quale comporta innanzitutto l’arbitrarietà nella scelta di cosa si deve o non deve perdonare (penso per esempio al diverso trattamento che la Chiesa ha riservato a Welby e a Berlusconi) e in secondo luogo lo sdoganamento dell’ipocrisia.

Molti cattolici infatti continuano ad andare in chiesa per inerzia, senza curarsi delle regole della loro stessa religione. Sembra che il Paese possa crollare senza il crocefisso nelle scuole, ma poi su altre questioni i difensori della fede non si fanno altrettanti scrupoli. Tutti i cittadini, credenti o meno, dovrebbero esigere dalla classe politica la difesa della laicità e dell’autonomia dello Stato e questo libro aiuta ad informarsi meglio sulla questione.

 

Roberto Anzellotti, Guida alla vita laica, Castel di Sangro, NEO Edizioni, 2013, 158 pag.

 

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1 commento a “ Roberto Anzellotti – Guida alla vita laica ”

  1. Kriken

    Kriken

    Ho letto con attenzione la prefazione e sono d’accordo sull’essere critici e non ingerire tutto per partito preso.
    In ogni caso il libro ha delle falle incredibili. Consiglio ai lettori di leggere prima la Bibbia e poi, eventualmente questo libro.
    Infatti, nel primo passaggio di questo libro (Bibbia per i botanici) si legge che Dio ha fatto qualcosa di strano per la scienza, Dio ha creato prima le piante, poi la luce.
    L’autore dimostra di non aver letto la Bibbia.

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