Romain Gary

di Egidio Ferro.

Educazione europea, Neri Pozza, 271 pp. – romanzo d’esordio di Romain Gary, nel 1945 – rientra in quella ristretta categoria di romanzi capace di conciliare la trama narrativa e l’annuncio che l’autore vuole trasmettere al lettore. La storia vede come protagonista un giovane ragazzo polacco di nome Janek che vive negli anni drammatici dell’occupazione nazista del suo Paese. Nascosto dal padre in una buca di fortuna nella foresta vicina alla sua città, decide di andare in cerca dei partigiani, così come gli aveva suggerito il padre nel caso in cui non l’avesse più visto tornare. Il ragazzo si imbatte in un gruppo di partigiani che si nascondono nella foresta e si apprestano ad affrontare il lungo e freddo inverno. Il gruppo a cui aderisce il ragazzo è un po’ pigro e a parte qualche missione di staffetta (con tutt’altri scopi di quelli militari) saranno poche, anche se decisive, le azioni di resistenza a cui prenderà parte. Fondamentali saranno invece le amicizie che stringerà il ragazzo con i suoi compagni, ognuno dei quali gli trasmetterà un tassello importantissimo per la sua precoce formazione umana e politica. Lo studente Dobranski, partigiano-scrittore, gli insegnerà il bisogno della libertà, necessaria per non disperare; la foresta gli insegnerà a patire la fame, il freddo, ad accettare la malattia e la morte; l’anziano Pan mecenas, pronto ad immolarsi in un’azione suicida (una delle poche appunto) pur di dimostrare il suo valore alla giovane moglie, gli insegnerà l’orgoglio; gli altri compagni, nei piccoli gesti e nelle brevi frasi sussurrate, gli insegneranno la dignità umana. Ultima ma non meno importante lezione sarà quella della tenera Zosia, che lo inizierà all’amore.
Ma la formazione di Janek non rappresenta una trama fine a se stessa, bensì è il mezzo per sollevare con urgenza il messaggio che l’autore ci vuole comunicare: ritrovare l’umanità, nella sua dignità e nella sua capacità di non disperare. Le violenze, gli stupri, i denti che battono per il gelo, la miseria, il tradimento per sopravvivere non hanno fatto disperare i popoli europei, non li hanno gettati nella disperazione, bensì li hanno indotti a continuare a soffrire, a dormire sotto la neve, finanche a offrire e sacrificare il proprio corpo pur di mantenere alto l’anelito di una rinnovata Europa, fondata sulla solidarietà, nella quale l’educazione non fosse quella delle «bombe, dei massacri, degli ostaggi fucilati, degli uomini costretti a vivere nelle tane come bestie» che pur in essa ha avuto origine, bensì quella forgiata su «nuove parole» spoglie delle «parolacce e del dolore», un’Europa nella quale i ragazzi come Janek possano risparmiare gli innocenti che se ne stanno chini sul ghiaccio, rassegnati, pronti a ricevere il proiettile in volto solo perché hanno una divisa diversa dalla loro.
Scritto con una prosa capace di disarmare qualsiasi tipo di estraneità temporale ed emotiva del lettore, efficace nei dialoghi colmi di sofferenza e vita, Educazione europea è un romanzo ben riuscito che incanta e terrorizza il lettore nel percorso formativo di questo ragazzo, riuscendo a coinvolgerlo sia nella narrazione sia nelle mille bellissime riflessioni dei personaggi sulla natura umana, sull’odio e l’amore e che costituiscono nell’insieme il messaggio che abbiamo tratteggiato.
Rimangono scolpite nella memoria del lettore piccole chicche, brevi frasi che alimentano quella potenza espressiva che già nelle prime pagine si comincia ad assaporare e che non sarà smentita in altri lavori di Gary, come «le sofferenze vi insegneranno ad essere umani…» (p. 87) o l’ultimo, accorato e profetico, scambio di battute tra Dobranski e Janek, rispettivamente: «“Vorrei che fossero fieri di noi e che si vergognassero…” / “Saranno fieri di loro stessi e si vergogneranno di noi”» (p.271).
Un libro da tenere sempre a portata di mano, per riprenderlo nei momenti più bui… e non disperare.

Romain Gary, Educazione europea, Neri Pozza, 2009

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