Salone del Libro Torino 2012 - e i blog letterari? Dov'erano?

Il tema di questo Salone era: “Vivere in rete”, ma la rete dov’era? I blog c’erano ma non c’erano… troppo stupido/azzardato pensare a uno spazio dedicato a loro? È giusto non filarseli neanche di striscio? Oppure devono essere i blog a reclamare uno spazio e/o un ruolo? Mah.

Salone del Libro di Torino. Torni a casa e ti ritrovi a dover rispondere a più di qualche messaggio del tipo: «Allora com’è andata?», «com’era il Salone?», eccetera, eccetera. In alcuni casi rispondi per automatismi: «Bene». Oppure: «Trovavo Pinketts ovunque, con in testa un cappellino giallo». Come se non sapessero, queste persone, che prima o poi avrei scritto qualcosa sul blog.

E dunque, com’è andata? Bene. Trovavo Pinketts ovunque, con in testa un cappellino giallo. E potrei scrivere milioni di altre impressioni, su tutte una. I blog letterari dov’erano? Piccola premessa: il tema del Salone era appunto il seguente: “Vivere in rete”. ConAltriMezzi vi ha partecipato proprio perché impegnato in una presentazione all’interno dello Stand della Regione Veneto (a proposito, grazie mille a tutti coloro che hanno partecipato al nostro sondaggio!). La nostra “prima volta” in un evento di tali dimensioni. Ci aspettavamo qualcosa di diverso dalla solita fiera del libro, degli orrori in fasce e delle piade a cinque euro. Ci sbagliavamo.

Ho visto libri (tanti), gente (tanta), sbirri (un casino pure quelli). Ma non solo. Scrittori, lettori, massoni, ragazze immagine spamma-coupon, pischelli in gita ad affollare gli stand della Nintendo («Ciao mamma, vado al Salone del Libro con la scuola», «Certo caro, va a farti una cultura), vippanza che scrive libri, turisti a caccia di vippanza che ha scritto libri e giovani esordienti logorroici che quando vengono chiamati, durante le presentazioni, “giovani esordienti”, non fanno una piega, malgrado i loro quarant’anni. Ah sì, c’era pure Cristicchi. Queste e tantissime altre cose, ho visto.

Ma non ho visto i blog. So che c’erano, lì, mimetizzati nella folla. So che alcuni blogger erano stati ospitati all’interno del palinsesto superaffollato di presentazioni, dibattiti, tavole rotonde, anche se impegnati in irritanti auto-reading di recensioni di Juno scritte il giorno prima. Ma non li ho visti rivendicare il loro posto, il loro ruolo. Non avevano postazioni fisse, non un volantino in giro, un manifesto attaccato da qualche parte, nemmeno un mini stand dove rinchiuderli tutti in una sorta di zoo per soddisfare la curiosità di lettori forti e radical chic, con mezza Sellerio nella borsa a tracolla: «Ah, ma allora i blog non esistono solamente dentro il mio iPad».

È proprio questo il punto. Fino a prova contraria la blogosfera è composta da persone in carne ed ossa. Persone che forse avrebbero dovuto rivendicare il proprio spazio in un’edizione del Salone dove la rete veniva chiamata in causa. E cercare un dialogo con quella massa che sembra accorsa solo per portare introiti alla “mega sagra del libro”.

Eppure, aggirandoci per gli stand, scambiando qualche chiacchiera con alcuni rappresentanti di case editrici e non (cosa impossibile negli stand più grandi, tipo Einaudi, Mondadori ecc… luoghi di carcerazione per povere cassiere-stagiste alle prese con l’assalto di mufloni affetti da shopping compulsivo; ma a casa vostra non esistono librerie? E perché lo stand della Bompiani sembra una profumeria?), ecco, scambiando qualche parola con la gente giusta, capitava di innescare immediatamente una certa alchimia. Sarà per le nostre t-shirt personalizzate, il badge espositori (?!) a tracolla, ma appena ci individuavano come blogger (ma anche membri di una redazione online, curatori di un’iniziativa editoriale under 30 come WRITE NOT DIE eccetera, eccetera) l’approccio risultava piacevolmente immediato. Scambio di biglietti da visita, presentazioni reciproche, proposte. «Mi raccomando, mandaci quella mail, teniamoci in contatto…». Figo. Segno che tra realtà dinamiche l’innesco di sinergie è all’ordine del giorno, l’aspetto positivo più significativo di questa nostra esperienza.

Tuttavia si è trattato di un fenomeno “privato”, che ha coinvolto gli “addetti ai lavori”. E tutti gli altri? Mi sarei aspettato delle aree dedicate alla blogosfera, nelle quali operatori del web, utenti, lettori, o semplici curiosi, potessero interagire, conoscersi, fare promozione, anche partendo da zero: «Vede signora, questo è un blog. E questo è un mouse». E invece no. In compenso c’era Lotta Comunista.

Intendiamoci: non voglio sembrare quello che schifa il Salone, malgrado di motivazioni per farlo ce ne siano eccome. Si è trattata di un’esperienza stimolante, necessaria, illuminante sotto certi punti di vista. Inoltre è possibile che io e i miei compari ci siamo persi qualcosa i giorni precedenti (purtroppo non avevamo la possibilità di essere a Torino durante tutta la kermesse), e se così fosse sarebbe bello venir smentiti. Ma allo stato delle cose non possiamo far altro che notare questa strana assenza, vorrei dire poco opportuna.

Colpa dei blogger? Forse. Ma che dire della poca lungimiranza del Salone? Perché non dedicare una postazione di “live blogging”, anche attraverso l’uso dei social network, nel quale coinvolgere i maggiori blog letterari alla stregua di media partner e live reporters? Perché non dare alla gente la possibilità di conoscere una realtà di questo genere, sempre più importante all’interno delle dinamiche culturali di questo paese? Inoltre mi chiedo se non sia stata la rete ad essere ostile nei confronti di un simile evento. Magari qualcuno potrebbe pensare che i blogger dovrebbero snobbare il Salone attraverso un atto di critica radicale, o al massimo con un flash mob. O, al contrario, che dovrebbero sporcarsi le mani e farsi vedere in mezzo a quel mercato del pesce per dire alla gente: «Oi, testina. Noi siamo qui». Altrimenti non se ne esce. Perché internet è internet e la vita reale è un’altra cosa. E noi non vogliamo che la nostra esperienza e il nostro lavoro si limitino ad un nobile videogame. Giusto?

 

CAM cartellone - Salone del Libro di Torino 2012

7 commenti a “ Salone del Libro di Torino. Ma i blog dov’erano? ”

  1. Nina J. Kors

    Nina J. Kors

    salve, condivido molte delle cose che avete scritto sul Salone del Libro e tutto quello che avete detto sui blog letterari (nascosti e a stento riconosciuti). Ma la cultura ufficiale ha sempre avuto queste caratteristiche di staticità e diffidenza verso il nuovo, e perciò non mi stupisco ma semplicemente mi irrito nel seguire su Twitter o sui giornali le domande trite e ritrite: “che ci fa Amazon al Salone del Libro?”.
    Però rientra appunto nella “norma”.
    Quello che veramente irrita è che chi organizza eventi tipo K.Lit scriva articoli su come combattere gli eBook e alla mia richiesta dello scorso febbraio di delucidazioni su cosa significasse per un blogger partecipare al festival mi avessero risposto ” Per noi è importante valutare un’idea, trenta minuti originali.” e non siano mai andati a vederlo. Ovvero, e chi ti conosce? Che vuoi?
    Magari il mio è un blog letterario che fa schifo, me certo che le due cose la dicono lunga su come funziona l’editoria in Italia (cartacea e non).
    Ah, al mio commento postato pubblicamente, non hanno nemmeno risposto: per me quelli di K.Lit non sono blogger.
    Buona giornata.

    Rispondi
  2. Nina, sono Morgan Palmas, uno degli organizzatori di kLit. Di quale articolo contro gli ebook stai parlando? Non ho capito le domande che poni subito dopo. Abbiamo ricevuto centinaia di proposte, magari ci è sfuggito qualcosa, scusaci. Se inserisci qui i link proviamo a capire che cosa è successo nel tuo caso. E comunque sono un blogger da più di una decina di anni, tra un blog e un altro. Per dire.
    Se vuoi, scrivimi in privato, come preferisci: info@sulromanzo.it

    Rispondi
  3. Nina J. Kors

    Nina J. Kors

    Ciao Morgan,
    ti mando il link dell’articolo in cui K.Lit parlava di Amazon e degli ebook. http://www.klit.it/blog/11-05-2012/amazon-terminator-5#comments

    Per quello che riguarda invece la partecipazione come blogger al Festival, si tratta sicuramente di un mis-understanding, ma certo è che era febbraio, erano i primi giorni in cui eravate usciti sulla rete, ancora non avevate il logo. Per dire.
    Ma ne parleremo privatamente, così potrò darti dettagli senza annoiare (troppe persone).

    Grazie comunque,
    ci sentiremo presto.
    Nina J. Kors

    Rispondi
  4. Sì, appunto. Ho letto l’articolo ieri che ho condiviso sulla mia pagina Fb.
    I blog letterari poi, a guardar bene, non sono molti: la rete pullula di gente che insegna a scrivere, a pubblicare, a fare marketing, che ti vende il come vendere, che finge di insegnare come programmare sperando di vendere…
    Poi, quando li trovi i blog letterari veri, quelli costanti, che ti fanno pensare, che comunicacno, ecco, allora ti affezioni e non li molli più.
    Ma non sono molti, ditemi se mi sbaglio.
    Da qui la mia delusione nei confronti di K.Lit: ma posso anche essermi sbagliata. Andrò al Festival di persona sicuramente.
    Grazie
    Nina J. Kors
    (stavolta lascio il mio link al website, anche se è ancora provvisorio: il mio eidotre si seccherà, ma i miei tempi non sono i suoi)

    Rispondi
  5. I blogger dov’erano? Erano in mezzo alla gente, ad arrancare fra gli stand dei piccoli editori. La mia giornata tipo al Salone, insomma (e c’eravamo anche noi con badge e magliette, posso dire di aver captato le stesse sensazioni).

    Parli di avere uno stand per i blogger al salone: ci ho pensato anche io e sarebbe stato MERAVIGLIOSO, ma chi diamine la paga una cosa del genere, che solo per avere due metri quadri (parlo degli editori) la spesa minima era qualcosa come quasi 2000 euro?
    Si è parlato tanto di primavera digitale, ma alla fine? Non c’era nemmeno il wi-fi per il pubblico.
    La verità è forse che il salone e l’editoria in generale non sono affatto pronti per i blogger.

    Rispondi
  6. Parlo da blogger di un blog all’angolo di internet. Ero al Salone e non ho cercato blogger e non ho cercato di farmi ri-conoscere, un po’ perchè non mi conosce nessuno, un po’ perchè non conosco molto della blogsfera se non i blog letterari più famosi.
    Comunque condivido appieno le critiche al Salone poco digitale.

    Siamo persone reali. E guardiamo in faccia la realtà allora. Quanto costa prendere uno stand al Salone? E’ fattibile che un blogger qualunque lo faccia? No. Si può sperare che le istituzioni si accorgano dell’esitenza dei blogger? No [fanno già fatica ad occuparsi di libri, figuriamoci].
    Quindi secondo me la soluzione sta in “voi”. E con VOI intendo “voi-addetti-ai-lavori-ancora-raggiungibili”. Voi che forse siete un pelo più ‘dentro’ di noi blogger anonimi e disorientati spesso. Se vi siete accorti di questa mancanza, perchè l’anno prossimo non fare qualcosa di concreto e offrire il vostro spazio anche come spazio blogger se possibile ?
    Qualcuno degli addetti ai lavori “si sacrifichi” e offra il proprio spazio anche come ritrovo bloggers, per iniziare.
    Altrimenti io blogger che vengo al Salone, a meno che non abbia appuntamento con un altro blogger, come faccio a sapere dove sono quelli come me? In che luogo posso trovare sempre qualcuno che naviga nelle mie stesse acque ?
    Perchè voi-addetti-ai-lavori non ci coinvolgete? Se avessi conosciuto Con Altri Mezzi un salto l’avrei fatto, ma lo scopro solo ora, tramite altri blog.
    Ho visto persone col cartellino che parlavano tra loro, ma siamo seri: quante persone irrompono in mezzo a una conversazione tra due perfetti estranei di passaggio e iniziano una tavola rotonda?
    Serve un punto di partenza, uno spazio sarebbe appunto l’ideale. Ma ad aspettare le istituzioni si fa notte, perchè non iniziare da “VOI” e da noi? Qualcuno si faccia avanti e dalle parole si passi ai fatti: “l’anno prossimo il nostro spazio accoglierà anche blogger, fate un salto, lasciate un biglietto, un saluto”. Aggiungendo magari la parolina “blog” alla cartina, l’unica amica fedele del visitatore medio del Salone [che resta un giorno].
    State certi che se ben organizzata e pubblicizzata qualcosa di buono per ‘iniziare’ ci sarà sicuramente.

    Rispondi
  7. Noi eravamo sparsi in giro per il mondo, ma anche se non lo fossimo stati abbiamo visitato il salone negli anni passati e siamo rimasti delusi.
    Bisognerebbe chiedersi se il salone é il posto adatto ai blogger: non lo é, non ci sono gli spazi né l’interesse (a parte qualcuno, vedi duepunti edizioni). È un posto perfetto per parlare di carta, conoscere gli editori ecc.
    Si dovrebbe organizzare un salone dei blogger per incontrarci tutti!

    Rispondi
Commenta l'articolo
La tua e-mail non sarà pubblicata
  • ( non sarà pubblicata )