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di Alberto Bullado (+ Isacco Tognon).

Anche quest’anno mi sono fatto il weekend al Salone del Libro di Torino. Checché se ne possa dire, vedi le critiche al vetriolo di Gian Paolo Serino – molte condivisibili – mi va di aggiungere che per gente di dubbio gusto come il sottoscritto, il Salone rimane comunque un punto di riferimento, una fonte d’ispirazione, un momento di incredibile svago.

Sarà per l’amore morboso per il kitsch, sarà che il Salone di quest’anno mi è parso un po’ come un festival di Sanremo solo molto più Daria Bignardi, ma mi va di dire che qualcosa di buono, se si vuole, lo si trova sempre. Bella gente, bei libri, belle storie da raccontare.

A parte questo, credo che valga la pena elencare tutte quelle cose che voi umani… etc etc. Spero di non offendere nessuno, del resto il nostro è solo un modo come un altro per salutare questo #SalTo13: just for the lulz.

Le code

Le code al Salone sono inevitabili quando c’hai un red carpet del genere. Che poi te lo devi aspettare che De Gregori in auditorium non canta, coda di un’ora o meno, ma presenta un audiolibro di Conrad. Lui infatti dice che non si tratta di recitare, ma di leggere e interpretare. E quindi via alla registrazione di 30 secondi e capisci che la cosa ha senso solo perché quella voce è di De Gregori e in ogni caso sticazzi.

Questo per dire che se sei un animale da code è perché te lo meriti. Come quelle per andare al cesso.

Aspetti un’ora per fare pipì salvo poi realizzare il fatto che la coda che spunta dai bagni è solo quella delle donne. E solo allora capisci il perché delle espressioni divertite di tutti quegli uomini che ti hanno superato con il sorrisetto sprezzante sul viso.

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Consumatori compulsivi schiacciati negli stand mainstream

Contemplare l’isteria diffusa di questi lettori/consumatori che affollano i mega stand di Mondadori, Einaudi, Feltrinelli & Co, mi fa tornare in mente le scatolette della Manzotin.

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Sarà per i titoli di forte richiamo, le lucine luccicanti, gli stand allestiti simili a profumerie, tuttavia non riesco a spiegarmi questa strana euforia. Persone con l’ansia di accaparrarsi libri che potrebbero trovare sotto casa ogni giorno con lo sconto, pure al supermercato, in edicola, all’autogrill. Perché venire a Torino e passare il sabato pomeriggio in coda alla Feltrinelli quando ci sono centinaia di altri stand, centinaia di case editrici, migliaia di libri e autori da scoprire?

Poi vieni pure a sapere che l’ultimo vincitore del Campiello ha un banchetto fuori dallo stand della Mondadori, è nascosto dalla pila di La collina del vento e nessuno se lo fila (parla ininterrottamente con i commessi dello stand, che fanno da animatori/intrattenitori/dispensatori di sostegno psicologico), mentre Saviano e i sette (non tanto) nani in uniforme che lo circondano creano un intasamento non solo nello stand, ma in tutto il padiglione 2, perché la minaccia camorrista può essere ovunque e ora che il Pasolini 2.0 ha scritto un nuovo “romanzo-verità” sulla cocaina c’ha alle calcagna anche i sicari di Lapo Elkan e degli Agnelli.

Le PME sfigate-provinciali

Che poi esiste pure il contraltare di certe Piccole-Medie case Editrici, provinciali-sfigate-in visita di piacere, le copertine brutte di libri brutti: i titolari ridono e ammiccano in giro e il massimo che fanno è farsi fotografie con addosso il pass per il Salone. #contentiloro

Il pupazzotto di Beppe Severgnini

Anche se io dico che è proprio lui.

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Occupy Minimum Fax

Cioè persone che sfondano i cancelli per entrare alla festa di Minimum Fax. Davvero. E non c’era nessunissima offerta per il nuovo iPad.

Brondi, Giordano, Baricco, Pinketts alla festa Fandango

Una delle cose più belle che ho imparato in questo weekend è che il Salone del Libro di Torino è quella cosa che sa mettere insieme Vasco Brondi, Paolo Giordano e Alessandro Baricco nello stesso locale a far festa, in mezzo a gente che si ubriaca in mezzo a brochure della Scuola Holden, tanto da far passare in secondo piano la giacca con le borchiette di Andrea G. Pinketts.

Per questo dico che il Salone, sotto certi aspetti, può giocarsela con Sanremo e le marce antiabortizioniste dei pro life.
Comunque una gran bella festa.

Darth Vader

“Baricco, hhhshh… sono tuo padre…”

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I Massoni

Il mio stand preferito, quello dei Massoni, magnificamente camp, superbamente neo barocco, un trompe-l’œil di raro design filo sabaudo da darti l’illusione che la saggezza gnostica di un Gesù che misura il mondo, o forse è una pizza, con un compasso ti colpisca e ti irradi dalla scritta dorata “Uomo, conosci te stesso”, come in un manifesto dei Dianetics, solo con un’eruzione vulcanica in meno e qualche poster di simbologie esoteriche e templari in più. Lì, vicino ai cessi, accanto al baracchino dei gelati e degli hot dog, hai persino paura che alle tue spalle spunti Roberto Giacobbo.

(Simpatico il duello a distanza tra l’opera sparata a palla dai Massoni e i microfoni marxisti durante le conferenze nell’area Book To The Future, proprio lì accanto, tana di blogger sovversivi e smanettoni di Twitter antifascisti prestati all’editoria)

La Coppia Primavera

Cioè loro.

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La donna poetica

Cioè lei.

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Che ha il merito di portare a spasso la poesia con la sua gonna di sonetti.
Il prossimo anno i leggings di Oscar Wilde.

Il Grande Gatsby

So che può sembrare strano ma quel libro di Fitzgerald è stato pubblicato nel ’25. Possiamo capire l’hype giustificato dal film e tutto il resto, ma io ho visto signorotte fare la fila da Mondadori perché illuse di trovarci Leonardo di Caprio.

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La Coca Zero è uguale alla Coca Light

So che molti non lo sanno ma è così. Lo so perché una volta c’ho perso una scommessa con la mia ex. È una questione di marketing: vedi le postazioni al Salone dove se ne potevano arraffare aggratis a ciclo continuo, creandomi una dipendenza manco si fosse trattato di cocaina. Le due bevande sono identiche, la Zero è semplicemente un rebranding della Light.

Così come l’ultimo di Saviano.

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La task force delle Super Donne

Quest’anno uno dei topic trend del Salone era la lotta contro il femminicidio, tanto di cappello, ma se mi esibisci nello stesso giorno se non nello stesso incontro o a breve distanza la Dandini, la De Gregorio, la Bignardi, la Ravera, la Murgia e la Lipperini solo perché la Gruber costava troppo potrei anche pensare, da becero troglodita maschilista quale sono, che si sia fatta un’operazione un po’ paracula, di marketing culturale, alla caccia di un pubblico in cerca di emozioni cheap, per cavalcare un trend del momento sulla pelle di qualche disgraziata e che quella fila interminabile di persone sta lì per fare shopping intellettuale manco fossero le svendite della Standa e che, da snob misogino quale sono, queste mie valutazioni sono assolutamente inopportune e fuori luogo perché questo fenomeno ha a che fare con un nobilissimo movimento di conquista dei diritti civili e non si tratta, per nessuna ragione al mondo, di una normale sessione di vip watching. No, giusto per fugare ogni dubbio.

Chissà se durante le conferenze hanno mandato in onda uno spot sullo yoghurt dimagrante e se in quel frangente, con tutte quelle donne rapite da tanta saggezza, qualcuno, o Fabio Volo, ha toccato loro il culo.

Ma forse l’importanza, come sempre, per certe battaglie, è esserci state. Esserci sempre, presenti. In prima fila.

La spiaggetta di Book Republic

Stessa spiaggia, stesso mare. Anche quest’anno Book Republic si è inventato qualcosa che ha dato nell’occhio, persino più degli stuzzichini-pasturaggio dello stand della Puglia.

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L’angolo cottura

Quest’anno il Salone ha giustamente dedicato un’area al cibo e agli ospiti legati a questo magico mondo sempre più mediaticamente sclerotizzato: vincitrice di Master Chef, guru dei fornelli in libreria, Vissani e quell’altra, lì, la moglie di Caressa. La Sora Lella 2.0 che ti strizza l’occhiolino se non usi prodotti freschi o naturali “Perché anch’io uso quelli surgelati. Del resto sono una donna in carriera e sotto sotto odio mio figlio che mi fa sentire vecchia”.

Il PD: Fassino, Veltroni, Renzi

Il PD non se la sta passando bene, lo sappiamo un po’ tutti. Perciò i loro infallibili media advisor devono aver suggerito ai loro capi corrente di rifarsi la faccia al Salone che tanto lì sono di casa. E quindi ecco in programma Fassino, Veltroni e Renzi, che naturalmente ha appena pubblicato per Mondadori.

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Il toto-fallimento

Ovvero i crudeli pettegolezzi da editor su quale casa editrice schiatterà nei prossimi mesi. Umorismo nero alle spalle di chi al Salone non è riuscito a farsi lo stand: la crisi dei lettori che prende le misure per i catafalchi dell’editoria.

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I mentalisti più o meno new age

Il Salone è pieno di mentalisti più o meno new age, e di fricchettoni, di Guardia di Finanzia, di sbirri e di suore infermiere della Croce Rossa. Con la sola differenza che i mentalisti più o meno new age sono sempre i primi a cagare fuori dal boccale.

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Forfora intellettuale

“Normalmente il ricambio delle cellule epiteliali del cuoio capelluto avviene regolarmente e l’eliminazione delle cellule morte come desquamazione dei tratti superiori dell’epidermide si verifica senza problemi, e una modestissima presenza di desquamazione è fisiologica” (via Wikipedia).

“Quando però la presenza di squame biancastre e secche è piuttosto elevata, si parla di forfora” le cui cause possono essere croniche, psicosomatiche, psicologiche, dovute allo stess, a problemi di autostima, irregolarità ghiandolare, ormoni androgeni tra cui il testosterone, o il prossimo romanzo da pubblicare per Einaudi.

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Chissà se qualcuno in sala ha twittato #fiumidiforfora.

 

– THE END –

 

P.S. le immagini provenienti dal Salone (Donna Poetica, Coppia Primavera, Pupazzo Servegnini, Mentalisti, Darth Vader, Spiaggetta Book Republic) sono state gentilmente concesse da Gaia Conventi di Giramenti. Un abbraccio e un saluto dalla gentaglia di CAM!

4 commenti a “ Salone del Libro: “Ho visto cose che voi umani…” #SalTo13 ”

  1. Sik

    Sik

    L’anno prossimo, passa da me. Ti presto il pass IBF dove potrai pisciare in santa pace ogni volta che vorrai.

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  2. Isacco Tognon

    Isacco Tognon

    Cose viste. Fortunatamente non ho mai speso più di due minuti per l’operazione “ricircolo dei liquidi”.

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  3. Alessandro Macciò

    Alessandro Macciò

    “Persone con l’ansia di accaparrarsi libri che potrebbero trovare sotto casa ogni giorno con lo sconto, pure al supermercato, in edicola, all’autogrill. Perché venire a Torino e passare il sabato pomeriggio in coda alla Feltrinelli quando ci sono centinaia di altri stand, centinaia di case editrici, migliaia di libri e autori da scoprire?”
    Sottoscrivo. Un fenomeno davvero sconcertante. Se non altro, tutta quella gente ti incoraggiava a tirare dritto verso le Pme!

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