Scrittori Piacioni

Gli scrittori belli sono in aumento. Allo stesso tempo lo scopo della letteratura italiana non sembra più quello di esporre una Weltanschauung, elaborare strumenti critici, creare un dibattito, innalzare il livello culturale o anche semplicemente raccontare belle storie. Oggi si scrive per cuccare. Mutazione antropologica o apoteosi della decadenza?

Prima dei vari Stephen King, JK Rowling, Dan Brown etc non si pensava che si potesse fare soldi scrivendo libri, invece i tempi sono cambiati, anche perché non c’è più la separazione che c’era un tempo per cui i vari Liala o Guido Guidi stavano nella loro nicchia di genere.

Allo stesso modo sembra strano che uno scrittore possa essere un mondano e che lo scopo della letteratura possa diventare quello di incrementare l’attività sessuale di chi scrive. Eppure a me pare che sia proprio così. Non che in passato non sia mai capitato, ma mi pare di assistere cioè ad una specie di estinzione degli scrittori brutti, fatto che si inserisce all’interno di un più ampio fenomeno nel quale si usa la letteratura per cuccare. Da un lato fa parte del comportamento umano e sicuramente è una cosa che c’è sempre stata, sicuramente poeti e scrittori hanno già usato le loro opere per conquistare le donne, tuttavia erano opere di grande livello e sicuramente loro non ne ricavavano gran che da un punto di vista economico. Ultimamente a me sembra che scrivere un romanzo sia diventato come giocare a golf o frequentare locali alla moda, un qualcosa in più che ti fa salirela scaletta sociale.

Inoltre ai tempi di Instagram e Facebook si punta tutto sull’immagine; niente vieta a un uomo brutto di sfruttare la sua notorietà per cuccare ma io scrittori brutti ne vedo sempre meno, sono sempre più piacioni e bellocci. Sulle donne grava il pregiudizio per cui se sono belle è impossibile che scrivano bene o che abbiano veramente capito Infinite Jest, ma io penso che da questo punto di vista, oggi, si sia raggiunta veramente la parità tra i sessi, nel senso che è lecito dubitare della bravura anche dei maschi quando essi siano troppo carini.

Alessandro D Avenia

 

Intendiamoci non sto parlando del rapporto tra scrittori e sesso, come invece fa questo articolo, che racconta un po’ di perversioni erotiche di scrittori famosi. Per carità esistono anche scrittori pessimi e brutti tipo Moccia e magari esistono anche scrittori bravi e piacenti tipo Camus (che ebbe comunque i suoi detrattori invidiosi anche all’epoca). La bruttezza non è certo sinonimo di intelligenza (e viceversa), se no si cade nel parossismo alla Rocco Buttiglione (vedi la battuta di Crozza: “sono filosofo perché sono brutto o sono brutto perché sono filosofo?”) ma quello di cui io parlo è una tendenza generale per cui la letteratura non è più vista come una cosa seria, dolorosa, impegnativa o logorante, anche perché bisogna vendere quindi bisogna piacere, apparire, essere cool.

Non so se ci sia stata un’evoluzione genetica rispetto al passato per cui oggi è aumentato il numero di persone al contempo belle e intelligenti o, più probabile, se si sia abbassato il livello intellettuale medio. C’è anche da dire che oggi è sempre più raro trovare scrittori che siano anche intellettuali. Ovviamente non è detto che uno scrittore debba esserlo per forza, perché la scrittura è arte, ma come spiega Pessoa nelle Pagine di estetica il genio artistico non è detto che sia per forza intelligente o per meglio dire intellettuale. Tuttavia, soprattutto in Italia, una volta si trovavano molti più scrittori che oltre ai propri libri firmavano recensioni brillanti su altri autori, oppure articoli di critica letteraria o teatrale o sociale o che ne so. Oggi se si scrive un romanzo si pensa ad esso come un prodotto e si pensa subito alle vendite quindi al denaro, se si scrive poesia si punta molto sull’aspetto performativo ed esibizionistico dell’autore.

In questo senso un ruolo di primo piano lo giocano sempre le case editrici, che dovendo puntare alle vendite cercano spesso di costruire personaggi patinati (ma non necessariamente privi di cose interessanti da dire) che sappiano di per sé attrarre il pubblico. Ma quello che io fondamentalmente mi chiedo è dove siano finiti gli scrittori brutti e bravi, visto che a mio parere non c’è stata un’evoluzione genetica che fa sì che gli scrittori belli siano anche bravi. Il punto non è l’invidia per chi ce l’ha fatta, ma piuttosto la qualità della letteratura italiana contemporanea. Il problema del rapporto tra scrittori e pubblico, spostato dal piano del contenuto dell’opera a quello dell’immagine del suo autore, è meno iniquo di quello che sembra, come dimostra questo articolo, e si può estendere a tutte le forme d’arte, soprattutto nell’era dei social.

Qualche esempio concreto di scrittori belli (o comunque, visto che i giudizi estetici sono sempre soggettivi, che piacciono)? Troppo facile sparare sulla Croce rossa chiamando in causa Fabio Volo, però non si può non citarlo. Ma anche una firma in teoria più autorevole come Alessandro Baricco ha costruito la sua fama con performance che si basavano fondamentalmente sulla sua persona, attirando orde di ammiratrici (ho raccolto personalmente testimonianza in merito, vi dovete fidare sulla parola).  Andrea De Carlo, prima di essere un giudice stronzetto di talent televisivi, si faceva fotografare scalzo sul prato con una chitarra e un cavallo ed è sicuramente uno scrittore che piace fisicamente alle donne. Giorgio Faletti dichiarò invece che le presentazioni dei libri sono molto utili perché si cucca. Paolo Giordano oltre ad essere uno che si è arricchito scrivendo (intascando due euro per ogni copia venduta de La solitudine dei numeri primi, che moltiplicati per un milione di copie fa due milioni di euro) può anche contare su un fascino da ragazzo sfigato ma carino che aiuta sempre (soprattutto se consideriamo che i lettori forti in Italia sono soprattutto donne).

Alessandro D’Avenia è forse il prof. che tutte le adolescenti vorrebbero avere perché oltre ad essere giovane ed aggiornato ha anche dei bei boccoli biondi e il suo Bianca come il latte, rossa come il sangue continua a vendersi molto bene. Uno scrittore che piace molto (soprattutto al pubblico femminile) è Mauro Covacich, che vanta un fan club su Facebook (costituito in verità non solo da donne). Infine c’è un mio coetaneo, Marco Cubeddu, che si è fatto notare con il suo romanzo d’esordio Con una bomba a mano sul cuore (non voglio essere sessista ma la maggior parte delle recensioni positive di questo romanzo che ho trovato in giro sul web sono scritte da donne mentre l’unica recensione negativa che mi è capitata sottomano era firmata da un uomo: per carità, può anche essere invidia) e con alcuni articoli di opinione che volevano scuotere (?) la coscienza femminile. Chi ha letto il libro e visto certe pose in cui si fa immortalare Cubeddu, capisce benissimo che probabilmente lui è l’esempio più appropriato di tutto il mio ragionamento.

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Non è escluso che questa parvenza di maggiore gradevolezza fisica degli scrittori rispetto al passato sia dovuta al fatto che al giorno d’oggi si pubblica di più e più presto, quindi è aumentato il numero di scrittori giovani alla ribalta (dato che cozza poi contro la difficoltà degli stessi giovani ad inserirsi nel mondo culturale in ambito lavorativo). Esiste anche un fattore antropologico e di costume: se guardate le immagini dei calciatori del passato, per esempio (dagli anni ’70 in giù) e le confrontate con quelle di oggi avrete anche in questo caso la percezione che un tempo i calciatori erano più brutti di quelli di oggi. Questo perché una volta si lavorava meno in palestra, erano meno o per nulla diffusi i trapianti di capelli, si adottavano pettinature diverse, etc.

C’è poi una questione meno frivola e più legata al succo letterario. In molti romanzi recenti (italiani e non) i protagonisti cuccano facilmente e anche quelli che riscontrano dei problemi alla fine riesco a trovare una donna, che molto spesso porta salvezza e non tragedia come in passato, come se ci fosse un ritorno a una funzione consolatoria del romanzo e non più l’idea di un romanzo come ricerca o pungolo rispetto alla realtà e alle persone.

La questione è anche stilistica e contenutistica, nel senso che si cerca l’equilibrio, la correttezza, si deve piacere a tutti, oppure si deve provocare ma anche quando si provoca lo si fa seguendo schemi predefiniti. Quando si vuole apparire “duri” si esagera in maniera inverosimile imitando il cinema, come facevano i cosiddetti cannibali, oppure per restituire alla letteratura una parvenza di realtà tragica si carica la storia di casi umani e storie strappalacrime. Ma ultimamente il pubblico premia di più storie a lieto fine, alla Gramellini. C’è poi il grande problema, che si poneva anche Calvino, di ricercare la lingua media, che non sia troppo esclusiva ma nemmeno troppo povera. Il linguaggio degli italiani nell’era dei social si sta impoverendo. Allo stesso modo, nei romanzi, esso appare spesso piatto, livellato sui modelli del global novel facile da tradurre e comprendere e che utilizza anche delle immagini ricorrenti nelle quali tutti i lettori del mondo si riconoscono. Uno studio approfondito su questo complesso argomento è stato affrontato da Stefano Calabrese.

La bellezza quindi sembra essere un nuovo canone, almeno in Italia, che riguarda sia l’aspetto fisico degli autori sia (e questo ovviamente mi preme di più) il contenuto e lo stile delle opere. Il tutto nell’ottica del vendersi bene.

copertina facebook hitler wrote book

2 commenti a “ Scrittori piacioni ”

    • Hai ragione Marco, se è per questo si potrebbe citare anche Byron o Novalis o Marino, ancora prima di Wilde. Non a caso nel pezzo ho citato anche Camus e mi pare anche Kerouac. La differenza dal mio punto di vista è la qualità delle scritture. Volendo azzardare una teoria sofisticata dal punto di vista critico si potrebbe comunque dire che scritture come quelle di Leopardi valgono di più di quelle dei vari Wilde, Camus e Kerouac. Occorre considerare che fondamentalmente è cambiato il pubblico.

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