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La donna oggetto certe volte se ne va e resta solo l’oggetto. Lo sapeva anche il grande pittore Oscar Kokoschka, che arrivò a costruirsi un feticcio, che oggi con ironia potremmo considerare una specie di bambola sessuale ante litteram, per sopperire all’abbandono dell’amata e fascinosa Alma.

Se il vibratore è stato inventato da un medico per curare l’isteria femminile, si dice invece siano stati i nazisti ad inventare la bambola gonfiabile, che doveva servire a consolare i soldati durante i lunghi periodi di isolamento e lontananza causati dalla guerra. Forse lo scopo era anche evitare la sodomia tra commilitoni, dopo l’esperienza delle SA e la svolta di Hitler nella persecuzione degli omosessuali.

Fatto sta che quelli che dovevano essere strumenti mirati a uno scopo temporaneo sono diventati oggi attrezzi di uso comune che riempiono la vita di molte persone fino al punto di sostituire l’atto sessuale in sé. Del resto l’eros è un istinto naturale e reprimerlo crea solo problemi. Inoltre non è facile mettersi l’animo in pace quando per un motivo o per l’altro l’astinenza si prolunga o una storia d’amore finisce.

Nel caso del grande pittore e drammaturgo austriaco Oscar Kokoschka infatti non si trattava tanto di sesso, quanto di amore sconfinato e ossessivo per Alma Mahler Schindler (già vedova del compositore Gustav Mahler), compositrice e pittrice austriaca molto affascinante che fece innamorare decine di uomini tra cui molti intellettuali famosi.

Kokoschka, che della Mahler fu amante per due anni, non riuscendo a digerire l’abbandono (lei, mentre lui veniva ferito al fronte, sposò l’architetto Walter Gropius e in seguito non volle più rivederlo), anticipò di qualche anno l’intuizione di Hitler e fece costruire da un modista un manichino che aveva la forma di una bambola a grandezza d’uomo che raffigurava l’amata Alma. Non credo che l’artista ne facesse un uso sessuale: la “creatura”, con la quale egli parlava, doveva servire a riempire il vuoto lasciato dall’amata. A quanto pare se la portava anche al ristorante e in vacanza, finché una sera dopo aver danzato con lei a una festa la fece a pezzi e la gettò nella spazzatura.

Questa strana storia ispirò probabilmente lo scrittore italiano Tommaso Landolfi che scrisse il racconto La moglie di Gogol, in cui la moglie dello scrittore russo (amato e tradotto dall’autore di Pico) altro non è che una bambola gonfiabile. Gli artisti sono per forza coinvolti nella dicotomia tra realtà e finzione, rimanendo talvolta intrappolati a metà strada, d’altro canto il libro o il quadro non sono altro che feticci e la passione amorosa coinvolge (e sconvolge) anche i più raffinati intellettuali come Leopardi. Questo strano mix procura curiosi aneddoti di questo tipo.

Fonti:
Mario Andrea Rigoni, La bambola di Kokoschka e il manichino di Leopardi, «Corriere della sera»,24 marzo 1993
Giuseppe Scaraffia, I piaceri dei grandi, Sellerio, 2012.

Immagini:
1) La modella Julia Hafstrom immortalata dal fotografo Peter Farago nei panni di Alma Mahler
2) 3) e 4) La bambola di Alma
5) Oscar Kokoschka
6) Alma Mahler

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