Sgarbi - Biennale di Venezia 2011

Dopo mesi di inchiostro Sgarbi risponde alle polemiche sulla “sua” Biennale. Un’esclusiva di Conaltrimezzi.

21 giugno 2011. È il primo fottuto giorno d’estate e in Villa Contarini, Piazzola sul Brenta, fa caldo. Vittorio Sgarbi, discusso curatore del Padiglione Italia della 54esima Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia per il 150° dall’Unità d’Italia, è atteso per le ore 16.00. Arriva alle 18.00. Mi sono già visto tutte le opere esposte, ma la maggior parte della gente è qui per lui. Critici, mestieranti, rappresentanze politiche locali, giornalisti, prezzemolini di vernissage, studenti, artisti, parenti degli artisti, qualche fanciulla, l’Uomo del Monte, tanta bella gente e delle mummie tirate a lucido. Quando arriva ho già cominciato il nuovo pacchetto di sigarette. Gente che comincia a fotografare e a far spazio. Nessuna aggressione provocatoria, con mia immensa delusione (qualcuno, ma non dico chi, aveva in progetto di arrivare con una capra al guinzaglio): al massimo un tizio con un cappello di paglia ed una maglietta con su scritto qualcosa tipo: “…sono il figlio segreto di Vittorio Sgarbi”, il cui presunto padre davanti agli scatti dei fotografi è come al solito impegnato a sistemarsi la chioma oggi sudata. La camicia azzurra dall’ascella commossa è lì per dire che anche i vip sudano. Qualche introduzione protocollare. Poi attacca lui, il curatore del Padiglione Italia, in pieno stile Sgarbi.

In soldoni: “qui c’è spazio per tutti”. Si proclama «la prima Biennale democratica degli artisti e non dei critici». Efficace in questo senso lo slogan: “L’Arte non è Cosa Nostra”. Secondo Sgarbi, le polemiche sulla confusione, sulla natura disorganica dell’esposizione, con il suo sovraffollamento, stanno a zero. Il caos semmai è nei cervelli dei critici di mestiere, pennivendoli delle solite testate giornalistiche: questo il succo del discorso. La ricetta consiste quindi nel dare spazio a quante più realtà possibili senza porre vincoli di sorta, al fine di esprimere l’animo creativo di questo paese, nel quale c’è «un artista ogni venti metri». Ecco quindi giustificati i circa 2000 artisti presenti quest’anno e la creazione dei vari distaccamenti della Biennale sul territorio, a cominciare da Villa Contarini, che ospiterà fino al 21 novembre un’esposizione allestita nei propri storici saloni. Sgarbi inoltre prosegue di essersi servito delle segnalazioni di intellettuali, scrittori, registi ed artisti al fine di dare valore all’impegno, alla qualità, alla sensibilità ed alla rispettabilità di coloro che possono contribuire nella rappresentazione delle varie realtà del nostro paese, meglio di qualsiasi altro critico micragnoso ed imparrocchiato. Ecco quindi un repertorio necessariamente vasto, «una rappresentanza inquietante ed imponente», che fa riferimento ai primi dieci anni del nuovo millennio.

Non sono mancati i soliti tormentoni,  “capra”, “testa di cazzo”, “beccamorto” e “zucca vuota”, qualche insulto facile e le solite ironiche stoccate all’arci nemico Achille Benito Oliva ed al collega  Francesco Bonami («sfortunatamente l’Italia ha ciò che si merita, l’arte contemporanea sta a Sgarbi come l’America a Bin Laden»). Ma uno dei commenti più alcalini viene riservato alla svizzera Bice Curiger, prima donna alla direzione della storia della Biennale, colpevole di aver selezionato solamente 83 artisti da tutto il mondo: «non sarà un po’ stitica questa rappresentanza? Ecco che, non voglio sfidare lei, ma 83 sono una selezione del cazzo, fatta attraverso un principio arbitrario». In effetti si tratta di un numero inferiore rispetto a quello delle nazioni del mondo. «Abbiamo meno artisti che nazioni? Vuol dire che ci sono delle nazioni che non hanno fatto un cazzo, ma com’è possibile?». Oltre a tutto ciò qualche excursus storico, pochi riferimenti all’attualità politica, la descrizione degli eventi, più un aneddoto riguardante dei giovani esordienti di 80 anni.

Qui di seguito il discorso integrale (17 minuti 18 secondi) che potete ascoltare o scaricare in esclusiva.

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APPROFONDIMENTI E LINK UTILI:

PADIGLIONE ITALIA alla 54ˆEsposizione Internaz. d’Arte della Biennale di Venezia – VENETO – 23 giugno – 21 novembre 2011

Biennale di Venezia 2011, il Padiglione Italia

“L’arte non è cosa nostra”: Sgarbi presenta la sua Biennale

Achille Bonito Oliva vs Vittorio Sgarbi

Sei artisti dicono “no” alla Biennale di Sgarbi

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