Colpo di Sole Book Review

Il nuovo thriller dell’autrice tedesca Silvia Roth non è particolarmente sanguinoso e punta soprattutto su un impatto psicologico, dato anche il tema spinoso dello stupro. Verhoeven e Heller questa volta devono indagare su uno stupratore seriale che non sopporta le donne in carriera. Le cose cambiano quando viene ucciso il marito di una delle vittime. Sarà stato lo stupratore, colto nel fatto, o qualcun altro?

Colpo di sole di Silvia Roth, edito da Book Salad, fa parte della collana Angst, dedicata ai thriller tedeschi ed ha come protagonisti Winnie Heller ed Hendrik Verhoeven, presenti anche in altri romanzi della scrittrice tedesca. A Wiesbaden, vicino Francoforte, un’ondata di caldo senza precedenti sfianca i suoi abitanti. Ma c’è un altro elemento, ben più inquietante. Uno stupratore seriale, detto l’Artista per la sua scrupolosa attenzione e la capacità di arrampicarsi alle pareti, ha violentato brutalmente cinque donne. Il sesto caso rappresenta una rottura nello schema: infatti viene ucciso, la sera stessa, il marito di Irina Portner, la donna stuprata. L’Artista, per quel che ne sa la polizia, non è un assassino e non porta mai armi con sé. Heller e Verhoeven devono scoprire se lo stupratore si è veramente macchiato del suo primo omicidio, affrontando anche il parto imminente della moglie di Verhoeven e la sete di vendetta personale di una delle vittime.

Di Winnie Heller sappiamo che è una donna forte, determinata, non molto femminile, con un passato tragico (la morte della sorella) e il trauma di un rapimento da affrontare attraverso l‘aiuto di una psicologa. Anche le vittime sono donne forti, come se lo stupratore volesse colpire e mortificare questa loro energia, punendo la loro emancipazione. Alcuni lo chiamano anche “cacciatore”, ma questa volta, se non ha ucciso lui Portner e qualcuno lo ha ricattato, dovrà mettersi alla caccia di qualcun altro. Qualcuno che è riuscito a scoprire la sua identità e metterlo in difficoltà costringendolo a cambiare le sue abitudini.

E perché mai ce l’avrà tanto con le donne? Le sue vittime infatti non sono casuali, non si tratta solo di sfogare un istinto animalesco. L’Artista seleziona precisamente le donne da colpire. Nel suo disegno è implicita una forte misoginia. La polizia però deve cercare di scoprire se c’è qualcosa, nelle vittime, che possa condurre al colpevole. A parte il fatto di essere donne appariscenti ed emancipate, infatti, le vittime hanno lavori ed estrazioni sociali diversi. Ma Jan Portner sarà stato ucciso dall’Artista o da qualcun altro? In quest’ultimo caso la polizia dovrebbe dare la caccia a due persone diverse. Se Portner non è stato ucciso dalla stessa persona che ne ha violentato la moglie significa infatti che qualcuno ha approfittato dello stupratore per coprire il proprio delitto. Quindi c’è qualcuno che conosce la vera identità dell’Artista?

Heller e Verhoeven devono cercare di scoprirlo anche attraverso il dialogo con le vittime e superando nelle indagini l’agguerrita giornalista Jo Ternes. Dovranno anche cercare di capire che tipo era Jan Portner, un uomo piacente, ma che a quanto pare sapeva essere tremendo con le donne, lasciando ferite diverse da quelle dello stupratore, ma ugualmente inquietanti e incisive. Per farlo tentano di avvicinarsi a Irina Portner, la donna di origine russa che nella stessa terribile notte è stata violentata ed ha perso il marito. Il lettore, attraverso gli investigatori, è portato a chiedersi che cosa passi per la mente di Irina. È sconvolta, ma solo fino a un certo punto.

Al funerale del marito le scappa un sorriso notando qualcuno tra la folla, che sta per salutare, ma poi ci ripensa. Quando viene interrogata sul marito è fredda, non sembra rimpiangerlo, lui la tradiva. Si potrebbe anche pensare che la morte di Jan per lei sia un sollievo e questo farebbe di lei una sospettata. Ma allo stesso tempo è una vittima dell’Artista. Una vittima anomala, perché a differenza delle altre, non è una donna in carriera, ma vive (annoiandosi) mantenuta dal marito (ucciso perché ha colto in flagrante lo stupratore o per altri motivi?). È bella, ma non appariscente. Possibile che l’Artista abbia stuprato “su commissione”?  Sullo sfondo delle indagini c’è la vita solitaria di Winnie e il suo rapporto forse non solo professionale con il collega Lübcke, da un lato, e l’agitazione di Verhoeven per l’imminente nascita del secondo figlio, dall’altro.

Tra i tanti punti di vista esposti c’è anche quello dell’Artista stesso. Un elemento interessante, ma nonostante ciò non si riesce ad entrare nella sua mente e ad approfondire le ragioni delle sue azioni criminali. Di solito quando l’autore espone il punto di vista del “cattivo” spinge il lettore verso una certa empatia. In questo caso però stiamo parlando del crimine più schifoso che possa esserci (a parte la violenza sui bambini), cioè lo stupro. Sarei portato a pensare che l’autrice sia consapevole ancora di più della delicatezza del tema. Ci vuole quindi coraggio per affrontarlo e d’altra parte può essere interessante un punto di vista sull’argomento. L’atmosfera thriller è data dalla presenza di un delitto, ma gli stupri non sono certo crimini meno gravi. Trattandosi di uno stupratore seriale, poi, ci si aspetterebbe una sorta di disegno o quanto meno un trauma infantile che abbia causato un tale odio per le donne. Argomento che fa venire in mente subito la trilogia Millennium di Stieg Larsson. In questo caso ho solo visto il film (entrambe le versioni) quindi non posso fare troppi paragoni stilistici. La trama di Larsson è comunque più intricata e complessa. Nel romanzo di SIlvia Roth le donne vengono offese e umiliate, ma non uccise.

Leggendo il romanzo viene spontaneo immaginarsi i personaggi in carne ed ossa, cioè farsi il cosiddetto “film mentale” (alcuni libri della scrittrice, tra cui proprio questo, sono effettivamente in fase di trasposizione cinematografica), ma Silvia Roth non usa solo uno stile, per così dire, visivo. Ama molto infatti insistere sul carattere delle persone e far emergere così l’aspetto psicologico, che prevale sull’azione pura. Quest’ultima aumenta nel finale, quando finalmente il caldo sembra finire grazie a un temporale. Proprio il finale sa sorprendere da un lato, ma dall’altro risulta un po’ sbrigativo e non del tutto plausibile, con degli aspetti lasciati in sospeso, forse per stimolare la riflessione del lettore o forse in vista di un possibile sviluppo futuro. Le oltre quattrocento pagine del libro scorrono in fretta, la lettura si dimostra infatti piacevole e il lettore è portato ad affezionarsi ai personaggi, come nei telefilm. Il finale però rischia di compromettere il giudizio positivo, soprattutto per il lettore intraprendente che non si limita ad accettare passivamente le regole dell’Autore, ma che si immedesima in lui e cerca di immaginarsi cosa si sarebbe potuto fare per migliorare la storia.

 

SIlvia Roth, Colpo di sole, Book Salad, 2014, 410 pg.

 

Related reading:

Stephen King, Notte buia, niente stelle, Sperling & Kupfler: Quattro racconti thriller dal maestro del brivido.

Silvia Roth, Regali mortali, Book Salad: stessa autrice, stessa collana, altri efferati delitti a Wiesbaden, altro difficile caso per i detective Verhoeven e Heller

Commenta l'articolo
La tua e-mail non sarà pubblicata
  • ( non sarà pubblicata )