Portello Pulp


Portello Pulp di Simone Marzini è un romanzo costruito come una partita a Risiko che si svolge in poco più di ventiquattrore, in una manciata di chilometri: quattro gruppi di personaggi, tutti sospesi in una dimensione surreale e violenta, rimbalzano, come palline in un flipper, attraverso le strade di Padova e provincia, inseguendosi e incrociandosi, trascinando con sé le loro vite sgangherate, tutte decisamente al di sopra delle righe e al di fuori della legge, in una trama fulminea e continuamente in bilico tra realismo e assurdità.

È probabilmente questo il tratto più comico e affascinante di una piccola storia padovana, pubblicata dalla giovane casa editrice La Gru, come primo titolo della collana CortoCircuito: il senso di straniamento che nasce dal ritrovare, nella quotidiana cornice della Città del Santo, infiniti elementi di semplice ed elementare follia. In Portello Pulp Padova viene trasfigurata e riletta nel controluce straniante di una trama spiccatamente trash, che rende possibile di tutto: il trotto di un cavallo-zebra in via Montà o l’incursione di un commando di guerriglieri animalisti in un circo di quart’ordine accampato all’ex Foro Boario, in cui riescono a trovare posto tanto le nutrie del Piovego che il Bricocenter di via Anelli. Un concentrato coerente di luoghi e personaggi, al contempo estranei e sovrapponibili a quelli di una città che viviamo, e che delinea il contesto nel quale ognuno dei formicolanti protagonisti di questa truce commedia è chiamato a combattere una fallimentare battaglia per la propria sghemba esistenza, o, per meglio dire, sopravvivenza.

E così ci troviamo di fronte a Carlo Benzina, benzinaio sfigato che guida una bici color catarro e vive in un appartamento occupato vicino al Portello; a una comitiva di spacciatori magrebini di infimo livello che lo accusa di aver rubato la droga che loro da mesi depositano nella cassetta della posta a sua insaputa; a Rambo, scapestrato eroe metropolitano intossicato di film d’azione, che assieme a Pacciani, individuo goffo, veniale e disastroso, formano un pericolosissimo duo di amici che, anziché risolvere i dilemmi del protagonista, lo invischiano involontariamente in un finale truculento al quale si può accedere solamente familiarizzando con il loro essere totalmente insensati, marginali, folli e follemente possibili.

Nel frattempo un giovane kosovaro compra vernice bianca e nera per dipingere un cavallo, trasformandolo in zebra, e medita su come chiudere per sempre con la sua vita di ultima ruota del carro in un circo di terza categoria, ignaro del fatto che di lì a poco un gruppo anarco-animalista, il Miranda Orfei Go Home, farà irruzione nel suo accampamento al fine di liberare gli animali dalle gabbie, in una sorta di atto di guerriglia urbana a base di bestie feroci e fuochi d’artificio. L’incrocio tra tutte queste storie porta ad una serie ininterrotta di esplosioni, sparatorie, trappole e corse folli attraverso le vie di una città addormentata, che si trova ad essere, suo malgrado, teatro di un intreccio demente, qualcosa a metà tra un Bronx americano e un Texas nostrano, riveduto e corretto, con le nutrie, lo spritz e i capannoni abbandonati.

Portello Pulp parla del nostro mondo grazie a una storia che scivola via veloce, in cui tutto è trama e lotta di tutti contro tutti, anche contro se stessi e l’assurdità del proprio destino. Una storia di eccessi che non lascia spazio a nulla di accessorio o di superfluo. Ogni personaggio viene portato all’estremo, ed è tanto integralmente e compiutamente “personaggio” da non avere bisogno di definizioni e di descrizioni ulteriori, o di motivazioni utili a giustificare per le sue azioni. Tutto è chiaro e fulmineo. Ogni destino sembra tracciato con un compasso che segue il karma crudele di una manciata di vite sbilenche. La scrittura segue il loro svolgersi restando sempre un passo indietro, invisibile, senza intromettersi a rallentare il ritmo della caduta verso l’inesorabile, senza interrompere il fluire furioso e surreale di furti, sparatorie, piani deliranti, progettati nei minimi dettagli e destinati – è chiaro da subito – al più completo e deflagrante fallimento. Le cento pagine di questo romanzo scorrono via in un secondo, come in una corsa impazzita in quello spazio noto e conosciuto del pulp di casa nostra così come abbiamo imparato a conoscerlo (anche grazie alle opere di Sugarpulp). E che ci mostra la nostra città attraverso lo sguardo di sconosciute esistenze sub-umane, una fauna locale che si muove circospetta ma comunque chiassosa, assurda e fuori luogo, tra il Portello, corso Australia e la sagra di Camin.

 

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