Stephen-King

 

Mi chiedo se abbia ancora senso parlare di letteratura di genere. E quale sarebbe poi il genere? I confini sono sempre più labili, messi in crisi dal postmoderno, ma anche dalla realtà dei fatti. Sicuramente, quando si pensa a Stephen King, l’immaginario che ne scaturisce non è dei più rosei o allegri. I termini si sprecano: racconti dell’orrore, del terrore, del brivido. I suoi sono libri inquietanti, ma basta questo per determinare un genere? Inquietare e sconvolgere il lettore non è in fondo sempre stato lo scopo degli artisti più eccentrici, dal barocco alle avanguardie primo novecentesche? Secondo alcuni critici anzi, la vera arte è proprio quella sovversiva, sconvolgente. Non mi riferisco solo al premio conferito allo scrittore del Maine nel 2003, la National Book Foundation Medal  per il contributo alla letteratura americana, ma anche a diversi suoi racconti ai quali il genere horror sta un po’ stretto. Ma non intendo insistere oltre su questo punto, che resta opinabile, del resto non è mia intenzione proporre King per il nobel, volevo solo ricordare, per esempio, che uno dei più bei film “carcerari” e “giudiziari” degli ultimi anni, Le ali della libertà, è tratto da un racconto di King.

Ciò significa, per venire al sodo, che non sempre la sua letteratura è fatta di eventi soprannaturali e di mostri, o meglio, i mostri possono essere anche quelli della quotidianità, nel significato etimologico del termine monstrum, «ciò che si mostra, che si manifesta». In questo senso si potrebbe forse usare la definizione più ampia di «letteratura drammatica» nel senso di storia che va a finire male, di esplorazione del male nel mondo. È il caso dei quattro racconti che costituiscono Notte buia, niente stelle, l’ultima fatica letteraria di King, edito nel 2010 da Sperling & Kupfer. Solo uno di essi, il più breve, è segnato dalla presenza del soprannaturale, a meno che non si considerino veri i vaneggiamenti della voce narrante di 1922, il primo racconto. In La giusta estensione, racconto breve, paradossale e grottesco, il topos consolidato del patto col diavolo viene spostato in un contesto quotidiano, borghese, da quiet american, e il pegno da pagare non è più l’anima, ché ormai «le anime degli umani sono robetta misera e trasparente». Gli altri tre racconti hanno, in maniera diversa, delle donne come protagoniste; donne uccise per una questione di campi, oppure assassine per vendetta o alle prese con inquietanti problemi coniugali. Questi racconti assomigliano un po’ alla “svolta” del regista Cronenberg con film come History of violence e Eastern promises rispetto alla produzione precedente: la trama si sposta verso storie drammatiche, da thriller o poliziesco, però rimangono immagini truculente tipiche dell’immaginario dell’autore. Si potrebbe addirittura azzardare l’ipotesi di “svolta realistica” di King, se chiamare in causa la categoria del realismo non fosse troppo faticoso e ingombrante; e comunque si tratterebbe della scoperta dell’acqua calda, data la presenza nella bibliografia di King di racconti come Dolores Claiborne, Misery, Stagioni diverse, La storia di Lisey, che assomigliano a questi più recenti.  Spiega lo stesso scrittore nella postilla in appendice al libro:

«Qualunque idiota saprebbe scrivere storie per soldi. E, certo, la verità è nell’occhio di chi guarda, ma se si parla di narrativa, l’unica responsabilità dello scrittore è quella di cercare la verità nel proprio cuore.

[…] Per gli scrittori che mentono di proposito, per quelli che sostituiscono comportamenti non credibili al modo in cui le persone agiscono davvero, io non provo altro che disprezzo.[…] Si scrive male quando ci si rifiuta di raccontare storie su quel che la gente fa realmente. […] In Notte buia, niente stelle ho fatto del mio meglio per rendere quel che la gente potrebbe fare e come potrebbe comportarsi in certe situazioni estreme.»

Un ulteriore motivo per leggere questo libro, a parte il fatto che è un bel libro, è la traduzione di Wu Ming 1, attenta alla fedeltà, ma consapevole di essere rivolta a un pubblico di lingua italiana. Si nota che il traduttore mette in campo competenze e buon senso narratologici.

P.S. a questo indirizzo trovate notizie utili su Notte buia, niente stelle, nonché interviste e dibattiti sulla traduzione di Wu Ming 1.

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