Il romanzo di Piperno alla fine l’ha avuta vinta sul saggio sperimentale su Pasolini di Trevi. Forse è un segno che la figura di Pasolini sta sbiadendo, forse si è semplicemente voluto dare spazio alla narrativa d’autore. Se non altro non ha vinto uno sconosciuto, come avvenne in passato, ma un autore che ha avuto il tempo di svilupparsi e di fornire un’opinione di sè al pubblico. Questo forse è un segno di un cambio di direzione verso un premio che metta sul piatto quanto di meglio propone la narrativa italiana degli ultimi anni.

Basta aggiungere una “p” al suo cognome e il doppio senso è sul piatto. Oltretutto non si tratterebbe di una battuta gratuita, bensì di un autentico Witz freudiano: le pippe infatti c’entrano con questo autore, come si evince dalle sue interviste e dalla lettura dei suoi romanzi. Battute a parte Piperno ha vinto, si è aggiudicato il più prestigioso (e spesso il più discusso) premio letterario italiano. Un po’ come uno dei protagonisti del suo romanzo Inseparabili, che partecipa quasi per caso al festival di Cannes ritrovandosi poi a vincere.

Per quanto mi riguarda la sua vittoria è stata una sorpresa, del resto era solo terzo, dopo Trevi e Carofiglio, nei punteggi. A mio avviso decisiva è stata la giuria popolare, cioè i lettori “normali”. Il metodo di votazione infatti da quest’anno è leggermente cambiato. Pasolini per una volta è stato snobbato dalla “ggente” e anche Carofiglio e Fois si sono fatti sorpassare. È vero anche che forse alcuni potrebbero dire che più che Piperno ha vinto la Mondadori, ma a me interessano di più gli autori delle case editrici. Del resto quest’anno erano in lizza tre nomi “grossi” e uno dei tre l’ha spuntata (magari Fois si rifarà con il Campiello), quindi se non altro non ha vinto un esordiente (come con Giordano) o un nome poco noto se non proprio sconosciuto.

Analogamente a Sanremo, che dovrebbe premiare i migliori cantanti italiani (tra quelli commerciali) – quindi dovrebbero sfidarsi i vari Ligabue, Vasco, Pausini, etc -, penso che lo Strega dovrebbe premiare i migliori scrittori, scegliendo tra una gamma di nomi già noti, come quando si sfidavano i vari Pavese, Pasolini e Moravia. Quindi niente esordienti e neanche sconosciuti. Altrimenti come capire qualcosa sulla letteratura italiana contemporanea? Capisco che non ci si può basare troppo sui premi letterari e che nemmeno in passato i vincitori si sono rivelati sistematicamente gli scrittori più bravi, e so benissimo che la notorietà non è sempre sinonimo di bravura e di qualità, tuttavia  lo Strega, ultimamente, mi sembra da un lato una specie di trampolino di lancio per gli esordienti e dall’altro una gara a chi ce l’ha più grosso tra le case editrici. Chiaramente un esordiente, o un autore sconosciuto perché snobbato, può scrivere un capolavoro, e quindi se si vuole premiare il libro è giusto non guardare all’autore, altrimenti si rischia di trasformare il premio in un premio alla carriera. Però è anche vero che esistono altri premi letterari, lo Strega a mio avviso dovrebbe scegliere tra autori già consolidati, un po’ come il Nobel.

Invece si rischia di emarginare la narrazione. E quindi dico: finalmente ha vinto un romanzo contemporaneo. Sinceramente mi aspettavo qualcosa di più da Piperno, non avevo letto niente di suo ed ero curioso dal momento che viene paragonato ad autori come Moravia, Philip Roth e Proust (e ‘sticazzi). Le aspettative erano troppo alte e quindi un po’ di amaro in bocca c’è stato, però vedo positivamente la vittoria di questo romanzo. Suppongo che il libro di Trevi sia bello, ma del resto lo è grazie a Pasolini. Anche il vincitore dell’anno scorso, Nesi, ha prodotto un libro a metà strada tra il romanzo e il saggio. E Pennacchi, del resto, il cui Canale Mussolini mi è piaciuto molto, ha scritto un romanzo storico, ambientato quindi nel passato (e poi le storie ambientate ai tempi del duce o della seconda guerra mondiale, second ome, hanno un po’ rotto le scatole).

Quello che manca, o che non è messo in evidenza dal mercato editoriale, è a mio avviso una letteratura italiana contemporanea capace di leggere, appunto, la contemporaneità. A tal proposito sarei stato molto lieto di vedere in gara l’ultimo romanzo di Siti. Inseparabili è un romanzo a volte un po’ strabico, rivolto indietro verso gli anni Ottanta (finiranno mai?), ma che racconta anche molte cose dell’oggi. E poi non è il solito drammone strappalacrime farcito di casi umani. Le vicende sono intense, ma riesce a strappare qualche sorriso. Quindi, in conclusione, forse non ha vinto il romanzo più bello, ma se non altro ha vinto una storia contemporanea, raccontata da uno degli scrittori più in voga del momento. L’hanno prossimo vorrei vedere nuovamente in finale gente “famosa”, ovvero autori già affermati: Siti, Fois, Scurati, Vasta, Lagioia e magari Faletti.

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