Pussy Riot

In Italia l’opinione pubblica si indigna per le sentenze sulle Pussy Riot o su Antonio Conte, imprescindibili gatte (pelose) da pelare. In quest’estate come sempre povera di contenuti e neuroni, tutto fa brodo e tutto fa notizia, e siccome su ConAltriMezzi non abbiamo, a quanto mi risulta, voglia di parlare di calcio (al di fuori dalle nostre riunioni redazionali) allora mi va di spendere due parole sulle tre riot grrrls più famose del web, prima che lo faccia Saviano.

E siccome va di moda parlare per decaloghi, ecco dieci punti fondamentali su questa storia del cazzo.

 

1 – El pueblo unido jamás será vencido! Esticazzi

Come tutti saprete, le Pussy Riot sono state condannate. Tuttavia la notizia, a mio modo di vedere, non è certamente questa, scontata e plausibile, quanto più il solito e prevedibilissimo bailamme sorto intorno a queste figlie di Put…in. Ciò che è interessante sottolineare, interessante fino ad un certo punto, è constatare la solita indignazione di facciata. Insomma, mi avrete di certo capito, il trambusto della Facebook generation per la cause célèbre internazionale del momento (oh, raga, mi raccomando: non perdetevi le prossime puntate sul caso Assange! Chi non twitta le ultime sullo scontro Regno Unito-Ecuador è un Windows Vista), quella che combatte le rivoluzioni sui social network, che crede di cambiare il mondo con i flash mob e che, se tutto va bene, scopa solo tramite YouPorn. L’esercito firmatario delle belle anime che ancora una volta ha inscenato il consueto ed inutilissimo dissenso firmatario. Appunto, tanto inutile, aleatorio, situazionista, quanto, naturalmente, virtuale. “Io sto con le Pussy Riot!”, “Free Pussy Riot!”. Bravi. Esticazzi.

2 – Le vere Pussy siete VOI!

Ora cercherò di dire qualcosa di molto semplice che nessuno, mi sembra, ha ancora affermato con una certa franchezza. E cioè che le tre figliuole arrestate NON sono le Pussy Riot. O meglio, non sono solo loro, poiché l’aspetto forse più interessante di questo fenomeno era, appunto, l’attitudine copyleft/open source, o come cazzo la volete chiamare, del progetto. Vale a dire: le Pussy Riot NON sono una band chiusa, ma un fenomeno virale, aperto a chiunque. Perciò chiunque, usando la sigla Pussy Riot, ha, ed avrebbe potuto, agire in piena autonomia, rivendicando il proprio gesto in via del tutto anonima. Eppure, malgrado milioni di persone si siano così calorosamente schierate in favore delle tre riot grrrls, nessuno che si sia infilato un balaclava fluo e che sia uscito di casa ad imbastire un concertino punk a San Pietro o davanti Montecitorio.

Da un’intervista a Vice, il vostro giornaletto alternative preferito:

State cercando nuovi membri?
Garadzha: Assolutamente! L’obiettivo delle Pussy Riot è espandersi, per questo indossiamo i passamontagna: chiunque può unirsi a noi; possiamo essere in tre, otto, come nell’ultima performance nella Piazza Rossa, o anche 15. Pussy Riot è un corpo pulsante e in continua crescita.

Tyurya: Conosci qualcuno disposto a venire a Mosca, suonare in concerti illegali e combattere Putin? Se la Russia è troppo fredda e lontana, chiunque può fondare un Pussy Riot nel proprio Paese.

Allora dovrò procurarmi in fretta un passamontagna color neon. Non siete preoccupate della polizia, ora che la vostra popolarità è in crescita?
Kot: Non abbiamo nulla da temere, perché se gli scagnozzi di Putin mettono una di noi in prigione, ce ne saranno cinque, dieci, 15 in più che usciranno per strada con i passamontagna colorati e continueranno a combattere contro i simboli del potere.

Perciò, cari ragazzi e ragazze, ribelli punk e laico-anarco-femministe di tutto il mondo: non fate le fighette. Se proprio volete sostenere la nobile causa delle Pussy Riot, non siate “Pussy” ma fatela questa benedetta “Riot”. E poi, porco giuda ragazzi, noi in Italia abbiamo avuto i Luther Blissett, almeno da parte nostra una certa lungimiranza me la sarei aspettata. E invece niente. No, non valgono le vostre cazzo di foto di profilo con il passamontagna in faccia. Sembrate dei preservativi umani usciti dal guardaroba di Formigoni.

3 – Le Pussy Riot SONO colpevoli

Altra questione fondamentale. Tutti a contare i giorni e i minuti della sentenza del tribunale. Embè, cosa vi aspettavate? Le Pussy Riot SONO colpevoli. Il reato, morale, sociale e politico, ERA il loro scopo. Il processo in sé lo è. Il tam tam mediatico, la voglia di fare casino. Chapeau. Senza contare il fatto che, loro stesse, hanno ammesso la loro “colpa” sotto il piano etico (eh?!). Leggete qui. Loro l’offesa ad una comunità l’hanno arrecata, lo dicono loro stesse (lo confessano di fronte a Dio? Mavaccagare).

4 – Alle Pussy Riot piace vincere facile

Mi infilo un passamontagna, mi vesto in modo ridicolo, esibendomi in una ridicola performance dentro un chiesa o in prossimità di altri luoghi-simbolo del potere: non c’è che dire, davvero impressionante. La domanda è questa: si poteva fare di meglio? No. Alle Pussy Riot piace vincere facile, fare goal a porta vuota. Proprio come le Femen, che mostrano le tette in tv e agli Europei di calcio. Capirai. Domanda provocatoria: ma perché le femministe non riescono più ad organizzare proteste davvero originali e politicamente scorrette nel significato anche un po’ più sofisticato del termine? Sembrano delle grilline con un tasso di originalità da media advisor del Pd. Immagino conosciate il collettivo Voina (ne abbiamo anche parlato su CAM#06: Don’t worry, be angry, che potete leggere e scaricare qui aggratis). Ecco: anche loro sono un collettivo sovversivo russo che se la prende con l’establishment, ma lo fanno con ferocia e con una personalità e un’originalità di un altro pianeta rispetto alle Pussy Riot. Dai, non c’è proprio storia. Vuoi mettere il cazzo di 65 metri davanti al quartier generale dei servizi segreti russi e tutto il resto? Dai.

5 – Le Pussy Riot fanno musica di merda

È un dato di fatto. Le avete mai viste o sentite le loro esibizioni? Per carità, non che il punk si prefiguri chissà qualche virtuosismo tecnico o melodico, ma le performance delle Pussy Riot facevano veramente cagare. E ve lo dice uno che è cresciuto con la sua buona dose di pane e punk. Voglio dire: i gruppi a cui loro stesse si rifanno, Angelic Upstarts, Cockney Rejects, Sham 69 and so on, nella loro crassa e voluta ignoranza, nella loro consapevole scabrezza e ruvida essenzialità, qualcosa da dire, di semplice e rivoluzionario, di urticante ed antisociale, ce l’avevano. E si facevano capire attraverso anthem da terza elementare. Ora cosa cazzo avete capito dalle liriche strillate dalle Pussy Riot? Cos’è, parlate tutti quanti russo? Cosa vi è arrivato da quelle scimmiottate con i bengala e fumogeni manco fossero nella curva dei fascisti della Lazio? È questo il punto: a voi è bastata l’immagine di tale evento. L’immagine riflessa dai media, l’idea, la suggestione (“a me sta cosa piglia bene”). Manco le avete capite le canzoni. Manco avete idea di quello che vogliono. Dico io: davvero il vostro immaginario pasionario è ridotto così al minimo. Ma vaffanculo. Ascoltate qua piuttosto.

 

 

6 – Allora anche Luca Giurato è un terrorista

Se per ogni supercazzola si avanza una motivazione politica, ecco allora che si diventa sistematicamente eroi anarchici, prigionieri politici, guru anti-stocazzo. E se il dadaismo sintattico di Luca Giurato fosse in realtà voluto, magari in nome di qualche oscuro intento sovversivo? Abbiamo in Rai un infiltrato delle Br e nessuno dice niente?

7 – “… ma se solo una delle tre è gnocca?”

«Non capisco tutto questo clamore a proposito delle Pussy Riot. Solo una delle tre è gnocca». Cito le parole di un amico che tiene a non esser nominato. Lo stesso pensiero lo deve aver avuto Playboy. E milioni di altri maschietti in giro per il mondo.

8 – Sì, però tanta gente famosa ha aderito alla protesta

Esticazzi. Se è per quello milioni di persone hanno dato retta alla campagna virale Kony 2012, salvo poi accorgersi, mica tutti, della fregnaccia che ci stava dietro. È logico aspettarsi un atteggiamento simile dalle pop/rock stars: tanto mica ci vanno in prigione, loro.

9 – Un’alternativa alle Pussy Riot c’è

Colgo il suggerimento dello scrittore Tommaso Pincio su Facebook. L’alternativa alle Pussy Riot c’è, esiste.

 

 

Queste qui sono molto più pussy anche se meno riot. Eppure il loro messaggio punk-anarco-nichilista-autolesionista lo lanciano eccome. La loro corsa sfrenata in macchina facendo le sceme, rispondendo al cellulare, ballando senza guardare la strada, un incitamento al sinistro stradale: «No future for you! No future for me!», remember Sex Pistols? E poi, che fine hanno fatto le T.A.T.U?…

10 – Non vedo l’ora di comprarmi la maglietta della tipa!

L’avrete vista tutti quella foto, quella t-shirt. Lo spottone politico, lo slogan retorico, il gesto d’altri tempi, alla faccia dell’originalità, del progressismo, in una nazione che, peraltro, ha partorito un totalitarismo che ha fatto di quel gesto il proprio simbolo… Insomma, che ve lo dico a fare… A questo punto affrettatevi nel stampare e nel vendere la maglietta. Potreste fare i miliardi su E-bay.

 

1 commento a “ Suvvia, non fate le Pussy… (in 10 punti) ”

  1. lupo ferrari

    lupo ferrari

    Ma andassero a cagare…loro e tutti gli aficionados…Ma cavolo nella famosa T shirt della Pussy “figa” c’e’ il pugnettino chiuso di OTPOR…ergo George Soros…Dobbiamo dire altro ?

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