Gheddafi Rais Factor di Alberto Bullado. Muammar Gheddafi passa a miglior vita. È la fine della guerra? Una vittoria della libertà e del popolo libico? Dalle Alpi alle Ande i cori di un gregge stolido: proviamo ad approfondire certi episodi e a destrutturare alcune (pericolose) credenze comuni. SIC TRANSIT GLORIA MUNDI. Questo il commento di Silvio Berlusconi alla notizia della morte di Muammar Gheddafi, protocollare e ritrito quanto vogliamo, ma sicuramente il più sensato, incredibilmente, di qualsiasi altro proveniente dalla bocca dei Primi Ministri occidentali. Un fatto del tutto singolare se pensiamo alla persona di Silvio Berlusconi e alla sua propensione per la sparata/provocazione/gaffe (rimembro ancora il suo laconico «Sono stupefatto!» come commento ufficiale ai tragici eventi dell’11 settembre 2001: evidentemente la vis retorica del Cavaliere, viene impiegata in larga misura, com’è noto, in tutt’altri ambiti, dalla tv ai tribunali, passando per le campagne elettorali). Ecco, partirei proprio da qui, dai commenti di alcuni rappresentanti politici italiani (come vedremo ci saranno delle sorprese). Saltiamo a piè pari i copia-incolla dei soliti fantocci senza personalità e spina dorsale, completamente allineati al qualunquismo dei media tanto quanto alla retorica estera della Nato, ovvero coloro che pur ignorando i fatti si professano felici e contenti della loro stessa beota marginalità. Prestiamo invece maggiore attenzione alle nostre due maggiori cariche dello Stato che in simili frangenti avrebbero, o dovrebbero avere, qualcosa da dire. Mi riferisco al Ministro della Difesa e degli Esteri. Ebbene l’onorevole Ignazio La Russa dice che dobbiamo gioire, proprio così, «perché senza l’intervento nostro e della Nato sarebbero partite migliaia di persone in più come profughi e non avremmo più avuto un partner né per l’immigrazione né per il commercio. Abbiamo ottenuto risultati umanitari e concreti». La solita retorica paradossale: se non avessimo attaccato la Libia non ci sarebbero stati nemmeno i profughi. Quanto alla partnership economica, beh, quella l’avevamo già con i tanto criticati accordi con Berlusconi. Inoltre credo che il ministro intenda i bombardamenti, le stragi e le vittime civili come “risultati umanitari e concreti”. Lasciamo perdere la proverbiale ignoranza, l’inossidabile faccia tosta e la sfacciata provincialità di La Russa, qualità che condivide con moltissimi altri rappresentanti politici italiani, nonché virtù che si confanno ad un Ministro della Difesa della sua statura, quello che non mi va di lasciar passare è quel “dobbiamo gioire”. Gioire della morte di un uomo? Naturalmente ci tornerò su questo punto, ma mi fa ugualmente meraviglia sentire certe parole proprio da La Russa, non uno qualunque, ma  una persona con un certo passato. Uccidere un uomo, necessario o inevitabile che sia, rimane pur sempre un crimine, e gioire di questo una pura e semplice viltà. Ancora di più se a morire è un uomo inerme, che è già stato sconfitto e che si appresta a subire il linciaggio della folla. Chissà se al Ministro, da buon ex (?) fascista, una tale scena rimembra giusto qualcosa o qualcuno… Ad ogni modo il vero capolavoro linguistico rimane dell’onorevole Franco Frattini, su di lui e sulla sua faccia smagliante sarebbe da scriverci un trattato. Anche qui sorvolerei su alcuni aspetti tanto banali quanto clamorosi (mi riferisco al suo atteggiamento ipocrita e schizofrenico nei confronti del compianto Gheddafi, ora incensato ora ripudiato: ma è il potere che lui stesso rappresenta a costringerlo ad essere un uomo di tale pasta). Preferisco soffermarmi sulle sue ultime dichiarazioni: «La morte di Gheddafi, se confermata, sarebbe davvero una grande vittoria del popolo libico». Se lo dice lui… Inoltre, per il titolare della Farnesina, si tratta di «un grande passo avanti che si è concluso in modo tragico perché il dittatore si è rifiutato fino all’ultimo di arrendersi alla Giustizia internazionale che non lo avrebbe certamente impiccato ma lo avrebbe giudicato secondo le regole». Sembra davvero una una gag dei fratelli Marx: ma Saddam Hussein com’è che è finito ammazzato in seguito al processo? Mi chiedo di quale giudizio stiamo parlando se poi il processo stesso avrebbe avuto un verdetto già scritto. E mi chiedo perché un uomo come Gheddafi si sarebbe dovuto arrendere ad una simile fine senza combattere e rispondere al fuoco di coloro che, in fin dei conti, sono suoi nemici. Naturalmente Frattini fa inoltre finta di non sapere che in realtà la morte di Gheddafi conveniva a molti: altro che processo internazionale. Quello se parlava erano, per dirla in parole povere, “cazzi amari” per tutti. Ma tra il caos politico svettano altre dichiarazioni. Mi trovo persino ad apprezzare le parole di un Gianfranco Fini (com’è strano il mondo), uno dei pochi a non abbandonarsi ad insensate moine mantenendo una certa prudenza: «È evidente che la fine tragica di Gheddafi autorizza a dire che in Libia si è davvero voltata pagina e che quindi inizia un nuovo assetto politico e una nuova fase tra quel Paese e gli altri a partire dal nostro. È giusto essere fiduciosi ma bisogna tenere presente che ci sono molte, molte incognite sul futuro della Libia, su quello che, esaurita tragicamente la parentesi gheddafiana, sarà il futuro del Paese». Dubbi, incognite, presagi inquietanti: sarebbe da capire quanto in realtà la Libia ci abbia guadagnato. Tutte riflessioni che proveremo ad avanzare più avanti. Nel frattempo non posso fare a meno di riportare anche le parole di un certo Mario Borghezio, eurodeputato della Lega Nord, che ha definito Gheddafi «un grande leader, un vero rivoluzionario non confondibile con i nuovi dirigenti libici portati al potere dalle baionette della Nato e dalle multinazionali del petrolio». Potrà essere politicamente scorretto ma è giusto ribadire (e credetemi che sono il primo a meravigliarmene) che questo è stato il commento più sensato dell’intera baraonda assieme al cerimoniale “sic transit gloria mundi” di Berlusconi. Lascerei invece perdere i successivi e deliranti elogi al “templare di Allah” da parte del leghista. Del resto è un dato di fatto che Gheddafi sia stato un rivoluzionario, dalla presa del potere all’atteggiamento assunto fino alla vigilia della sua caduta, il cui nerbo non può essere di certo paragonato al vile servilismo di qualcun altro. Senza contare l’indubbio ostracismo che la sua persona e la sua politica ponevano nei confronti di un certo imperialismo occidentale arraffone. Chissà se grillini e popolani viola sono in grado di apprendere queste semplicissime nozioni: invece contemplo dai loro canali web, vedi Facebook[1], le medesime parole di Borghezio usate, come al solito, per aizzare un facile coro di “vaffa”. IL CORAGGIO DEI LOMBRICHI. Tornerei alla morte di Gheddafi, della quale si potrebbe dibattere per giorni. Come ho detto prima, credo che, la nostra opinione pubblica, condividendo un determinato sistema di valori che amiamo declamare ad ogni piè sospinto, debba considerare l’assassinio un crimine a prescindere, anche se necessario o inevitabile, a maggior ragione se inserito in un contesto nel quale dovrebbero appunto primeggiare certi valori piuttosto che altri (altrimenti di quale vittoria stiamo parlando?), vedi giustizia, razionalità, onore, rispetto, dignità: parole al giorno d’oggi desaturate di senso, valori sistematicamente messi alla berlina dalla cruda realtà dei fatti. Abbandonarsi all’istinto ed alla barbarie, una volta sconfitto un nemico con la convinzione e la consapevolezza di chi sa di essere nel giusto, significa perdere la propria battaglia contro l’inciviltà. Senza contare il fatto che solitamente chi si accanisce sul corpo del tiranno sconfitto è colui che non avrebbe mai avuto il coraggio di affrontarlo quando questo era in vita, ovvero quando l’orco cattivo, in seguito sfigurato e dileggiato nella polvere, sedeva sul trono sotto il quale, probabilmente, strisciavano quelli che ora qualcuno chiama eroi. Ma chi si accanisce su un cadavere e poco prima su un tiranno moribondo non è un eroe bensì uno sciacallo. Victor Hugo scriveva: «è compito degli uomini liberi uccidere i tiranni», ma lo scrittore francese probabilmente intendeva dire quando questi sono al potere e possono arrecare danni. Quello che abbiamo visto è stato il contrario: un accanimento degno di animali. E la guerra civile libica non una “liberazione”  o una “rivoluzione” quanto più qualcos’altro di umanamente ignobile. LIBERAZIONE O UMILIAZIONE? Queste considerazioni gettano sicuramente un’ombra sull’effettiva valentia, o quantomeno sull’ingenuità, dei cosiddetti “ribelli libici”, dei quali ho sempre coltivato un certo sospetto. In prima battuta, quando la sollevazione non si era ancora tramutata in una tonnara e poi in una nuova crociata, hanno tenuto a ribadire di “volersela sbrigare da soli”, cosa oltre che legittima doverosa, salvo poi reclamare l’aiuto dei bombardieri Nato alle prime sparatorie delle truppe di Gheddafi (che dal canto suo aveva tutto il diritto di difendersi; ma in questo caso sorvoliamo sul fatto che a sparare sulla folla sono stati anche, se non soprattutto, i ribelli, o meglio, i mercenari al soldo degli insorti e dell’occidente, a danno delle manifestazioni, molto affollate, in sostegno dello stesso Gheddafi: paradossale che i media italiani abbiano usato le medesime immagini girate in Libia spacciandole per le controffensive dei lealisti!). Il risultato sono state le bombe a tappeto ed una guerra sanguinosa che ha sostituito un padrone con un altro, anzi, altri: Stati Uniti, Nato, Europa, Francia, Inghilterra. L’Italia arriva, come al solito, a chiudere il codazzo quando qualche mese prima avrebbe goduto sicuramente di una posizione economicamente più vantaggiosa rispetto alle altre nazioni che ora giocano oscenamente con le ricchezze e le sorti della Libia (un punto, quello del petrolio, che solletica l’animo cinico e spregiudicato della nostra opinione pubblica che oramai non si scandalizza più di niente). Ebbene, sempre rimanendo sull’“onore bellico” dei ribelli libici, al di là dell’atteggiamento assunto in occasione del linciaggio di Gheddafi (avvenuto grazie all’intervento dei caccia occidentali altrimenti mai quei combattenti brancaleonici sarebbero riusciti ad avere per le mani il nemico da seviziare come un ratto stanato sotto l’occhio vigile dei loro telefonini) è bene sottolineare un episodio su tutti davvero molto emblematico: il presidente del Consiglio nazionale transitorio (Cnt), Mustafa Abdel Jalil, che si genuflette davanti al nostro ministro della Difesa, l’ex (?) fascista Ignazio La Russa, proprio lui, giustificando il colonialismo italiano, fascista, degli anni Trenta in Libia con queste parole:
«Il colonialismo italiano, nonostante tutti gli sbagli, non potrà mai essere paragonato a Gheddafi. Gheddafi è stato assai peggio. Il colonialismo italiano portò strade e palazzi ancora oggi bellissimi a Tripoli, Derna, Bengasi. Portò sviluppo agricolo, leggi giuste e processi giusti. Gheddafi invece è stato l’esatto opposto».
Al di là del tasso di menzogna[2]  contenuto in quella che a tutti gli effetti è una leccata di culo bella e buona nei confronti di uno dei rappresentanti più indegni del nostro paese (e del nostro vergognoso passato), vale la pena sottolineare la cornice: intorno a Jalil ragazzini libici sventolavano bandiere tricolori, le nostre (non quelle della Libia), gridando “Viva l’Italia!”. Il ministro La Russa, preso da entusiasmo, ha risposto al grido di “Allah Akbar!” (Allah è grande!). Già, Allah, lo stesso Allah invocato da Jalil tre giorni dopo la morte di Gheddafi (riporto le sue testuali parole):
«Islamic Sharia law would be the “basic source” of legislation in the country and that existing laws that contradict the teachings of Islam would be nullified. We take the Islamic religion as the core of our government. The costitution will de based on our Islamic religion».
Proprio così. Questo è il leader della nuova Libia. Inoltre, per chi non lo sapesse (o che fa finta di non sapere), Mustafa Abdul Jalil, altri non è che l’ex Ministro della Giustizia di Gheddafi. Nell’insieme un quadretto davvero disgustoso. Un leccapiedi del defunto rais, sodale al regime fino all’altro giorno, che propone la sharia come nucleo giuridico della nuova Costituzione, e che elogia il colonialismo fascista al cospetto di un ex (?) fascista, a sua volta leccapiedi della Nato, il quale contraccambia con un gaudente “Allah akbar” dopo anni di persecuzioni e lotta al terrorismo e all’integralismo islamico. Non saprei davvero che altro aggiungere.    

Continua…

P.S. il titolo di questo articolo fa esplicitamente riferimento alla puntata di Blob 21 ottobre 2011. Clicca sull’immagine per visionare il video.

[1] La pagina del Popolo Viola esibisce come foto di profilo un ritratto di Sandro Pertini, che si indignò e criticò duramente il trattamento riservato a Mussolini a Piazzale Loreto. Mi chiedo su quali competenze storiche e culturali fa appoggio un grande ed importante movimento d’opinione come quello del Popolo Viola in Italia dati certi commenti ed atteggiamenti della maggioranza delle persone che dicono di farne parte.
[2] Il colonialismo fascista, come hanno spesso avvalorato molti storici, fu peggiore di qualsiasi altro, anche di quello francese e inglese, che è tutto dire.

3 commenti a “ The Rais Factor (Prima Parte 1/2) ”

  1. Tamerice

    Tamerice

    Quanto è vero ciò che scrivi… Ho vissuto in Libia negli ultimi 5 anni, era un Paese che al passar dei mesi diventava visibilmente migliore. Si stava bene. Ero incredula allo scoppio della “rivolta”, poi, molto tardi, ho capito… Mi sono bevuta per mesi la linea di pensiero diffusa dai media e dalla NATO, anche se ciò che per me contava erano i libici, indipendentemente dagli schieramenti. Per me contavano i bambini morti massacrati dalle bombe, ai primi video di contoinformazione che vidi e che ripresentavano altri bimbi, uccisi dalla NATO questa volta, mi è venuto un tuffo al cuore. Mi sento in colpa per aver creduto alle menzogne. Devo dire che l’intervento occidentale non l’ho mai accettato, così precipitoso, invasivo e ipocrita, da vomito. Io simpatizzavo per i ribelli che proprio perchè così armata brancaleone facevano simpatia (ormai anche mio figlio sa dire Allah u akhbar a forza di vedere video dove ripetono solo questa frase), oltre al fatto che conoscevo i comportamenti passati del Rais. Alla sua morte hanno toccato il fondo, il velo sempre più sottile sui miei occhi si è squarciato del tutto. Condivido in pieno ogni riga che hai scritto. Vista l’ora non mi soffermo a scrivere altro, proseguirò domani la lettura della parte 2. Complimenti ancora.

    Rispondi
  2. Paulis

    Paulis

    Beh, i grillini della mia città hanno organizzato questa interessantissima conferenza sulla Libia:

    http://www.movimento5stelleravenna.it/?p=1875

    Conferenza grazie alla quale ho poi anche acquistato il libro di Paolo Sensini (testo che ho ‘divorato’ in poche ore):

    http://www.bol.it/libri/Libia-2011/Paolo-Sensini/ea978881641123/

    Quindi non mi sembra affatto corretta la generalizzazione riportata in questo articolo in cui li si accusa di saper solo <> rivolto a Borghezio.

    Rispondi
  3. Paulis

    Paulis

    Quindi non mi sembra affatto corretta la generalizzazione riportata in questo articolo in cui li si accusa di saper solo “aizzare un facile coro di vaffa” rivolto a Borghezio.

    Rispondi
Commenta l'articolo
La tua e-mail non sarà pubblicata
  • ( non sarà pubblicata )