FeminismMisoginia, smargiassate, pregiudizi e luoghi comuni nella letteratura. Ironia, discriminazione o cattivo gusto? Altra domanda: ma gli uomini leggono libri scritti da donne?

Della serie: Uomini che odiano le donne. Il buon Nietzsche, a coloro che volessero andare a donne, consiglia di portarsi dietro la frusta. E non credo che il Filosofo col Martello si riferisse ad un club sadomaso, anzi. Il sottoscritto, essendo un uomo, ma non così tanto übermensch da essere sopraffatto da un Super Io nazi-maschilista, non ha difficoltà nell’ammettere di sentirsi a suo agio nello sghignazzare di fronte a certe boutade, alcune brillanti altre meno, che farciscono la cultura occidentale, notoriamente piena di grandi autori i quali, per un motivo o per l’altro, si sono lasciati andare a salaci commenti nei confronti del gentil sesso. Poi uno si chiede perché esistono gli studi di genere: vivaddio! Misoginia, goliardia, smargiassate gratuite o semplice pregiudizio: difficile individuare la matrice di tutto ciò (per l’amor del cielo non tiriamo fuori discorsi sulla società patriarcale etc che non la finiamo più…). Bisognerebbe chiederlo, per esempio, a Pavese: «Nella vita succede a tutti di incontrare una troia. A pochissimi di conoscere una donna amante e onesta. Su cento, novantanove sono troie». Povero Pavese.
Ma a quanto pare è in buona compagnia.

  • «Ogni donna la sua fortuna ce l’ha fra le gambe»
    Honoré de Balzac
  • «Hanno sempre da guadagnarci con quella loro bocca pelosa»
    Jean-Paul Sartre
  • «Sono due i giorni in cui una donna è un piacere: il giorno in cui un uomo la sposa, e il giorno in cui la seppellisce»
    Ipponatte
  • «Il destino di una donna è di essere come una cagna o una lupa: deve appartenere a tutti quelli che la vogliono»
    Donatien Alphonse François De Sade
  • «I briganti ti chiedono la borsa o la vita; le donne le vogliono tutt’e due»
    Samuel Butler
  • «Ci sono donne che più invecchiano e più diventano tenere. Come i fagiani»
    Paul-Jean Toupet
  • «Certe donne sono come i maestri di scherma: si fanno toccare per incoraggiare i principianti»
    Achille Campanile
  • «La donna non è niente di più che alcune parole scritte da un ragazzino in un cesso pubblico»
    Charles Bukowski
  • «La donna è un animale incapace di cultura e di ingegno, e quando si tenta di spiegare la sua sterilità tirando in ballo le condizioni storiche, si dà soltanto una dimostrazione della più crassa ignoranza»
    Emil Cioran
  • «Diffidate delle donne intellettuali: finiranno col rintracciare sempre il cretino che le capisce»
    Leo Longanesi
  • «Ricordatevi, o giovani che le donne sono bestie. Non potete acchiapparle perché non hanno la coda, ma se le picchiate in testa sentono»
    Beppe Fenoglio
  • «Certe donne si dovrebbero picchiare a intervalli regolari, come gong»
    Noël Coward
  • «Le donne non sono altro che organi genitali articolati e dotati della facoltà di spendere tutto il denaro che uno possiede»
    William Faulkner
  • «Nulla è più insondabile della superficialità della donna»
    Karl Kraus
  • «La moralità di una donna consiste nel credere profondamente alle proprie menzogne»
    Roberto Gervaso
  • «C’è un principio buono che ha creato l’ordine, la luce e l’uomo, e un principio cattivo che ha creato il caos, le tenebre e la donna»
    Pitagora
  • «La donna è la porta dell’inferno»
    Tertulliano
  • «Dio ha creato Adamo padrone e signore di tutte le creature viventi, ma poi Eva ha rovinato ogni cosa»
    Martin Lutero
  • «La donna è quel che si è trovato di meglio per sostituire l’uomo quando si ha la scarogna di non essere pederasti»
    Boris Vian (quindi i preti sono uomini che non vanno a donne?…)
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E potrei andare avanti all’infinito. Per fortuna che aprendo un Bacio Perugina le donne possono consolarsi con il solito Oscar Wilde: «La donna non va capita ma amata», quando non hanno la sfiga di beccare Federico Moccia. In realtà la cultura occidentale può sfornare altrettanti esempi dove la donna viene beatificata, adorata e venerata ma non è questo il punto, come neanche sottolineare il fatto che tali aforismi sono reali e non il frutto di una conferenza stampa di Giovanardi. La questione centrale è chiedersi perché tutta questa strana acrimonia nei confronti della donna da parte del mondo delle lettere, dal quale ti aspetteresti quell’apertura mentale, quella gentilezza dell’anima in più rispetto alla “plebe”, gretta, triviale e maschilista.

Alle volte è sembrato che il genio letterario si sia al contrario sbizzarrito nell’umiliare il gentil sesso e nel valorizzare qualsiasi tic o difetto che potesse mettere alla berlina l’onore della donna, alla stregua di uno sport stilistico, quasi tale pratica si rivelasse un “metagenere letterario” a se stante, un macrotesto secolare, un irrinunciabile archetipo o, più semplicemente, un comodissimo luogo comune. Forse perché le cose non sono cambiate di molto dai tempi della mela di Eva. O forse perché la “gnocca”, oltre ad essere se non il motore del mondo per lo meno uno dei suoi imprescindibili ingranaggi, è anche uno dei più validi motori creativi. E la cosa vale tanto per la letteratura, quanto per il cinema, l’arte, la musica, il teatro ecc. Non a caso le muse greche erano donne, proprio come le valchirie norrene, o la Beatrice di Dante, la Silvia di Leopardi, la Sally di Vasco Rossi e via discorrendo, di topos in topos, di stereotipo in strereotipo. La donna, per forza di cose, è una fonte collettiva inesauribile (o oggetto del desiderio privilegiato), a maggior ragione in una cultura che per secoli è stata una faccenda prevalentemente da maschi.

Infine si è giunti ai giorni nostri, dove in letteratura la questione delle donne non ha tanto a che fare con la persistenza di una propaganda infamante né con lo spinoso dibattito sulle quote rosa (fenomeno certamente presente anche nel mondo della critica letteraria), ma con una questione assai più delicata e poche volte trattata: gli uomini leggono le donne? Personalmente poco o nulla. La stessa cosa che confessano quasi tutti i maschi che conosco. Come mai? Credo sia un fenomeno alla portata di tutti: è molto più facile che una donna legga Hemingway che un uomo Jane Austen o, ancor peggio, qualche contemporanea (qui le percentuali, a pelle, mi sa che diminuiscono rispetto ai classici). Quello che voglio dire è che, se la letteratura è anche scoperta di nuovi mondi, quello tra i più inesplorati dal maschio è appunto quello femminile («La donna, solo il diavolo sa cos’è» dice Dostoevskij), malgrado millenni di convivenza. Quindi perché non leggere libri scritti da donne? Il maschio e la femmina: è come se si trattasse di una “coppia di fatto” che non riesce a sposarsi, malgrado quel matrimonio sia stato straconsumato, nei secoli, più per convenienza o ragioni biologico-ormonali che altro.

Donne che leggono di tutto; uomini che non leggono le donne. Un nuovo luogo comune? E se fosse vero, di chi può essere la colpa? Della letteratura femminile che è troppo “rosa”? O sono i lettori maschi a non essere elastici? Forse si tratta di un semplice dato statistico: le donne leggono di più degli uomini che al contrario tendono ad essere più selettivi. Ma allora perché i lettori maschi evitano di leggere libri scritti da donne? Cieca discriminazione o semplicemente “non ci riescono”? Forse perché le donne scrivono preferibilmente per le donne? Esiste davvero un comun denominatore della letteratura “al femminile”? O ancora, esiste davvero una letteratura propriamente “al femminile”, che in qualche modo “contamina” qualsiasi libro scritto da donne?…

 

5 commenti a “ Tira più un pelo di f**a che un carro di bovi. Sicuri? ”

  1. merigei

    merigei

    la letteratura femminile NON è “troppo rosa”, sono le case editrici che stampano solo ed esclusivamente vagonate di letteratura “rosa” che QUINDI è la più conosciuta. il medesimo principio coinvolge molti altri settori; dove non c’è la volontà di ricerca dello specifico si resta spessissimo e volentierissimo (e in maniera facilissima) nell’ignoranza della varietà.

    entrando nello specifico dell’articolo in sé, se posso permettermi un’osservazione vorrei dire che la serie di domande finali rivela non poche cose sul suo autore.. certamente traspare una scarsa volontà di ricerca e una certa disinformazione.. ma tutto il resto era carino da leggere.

    tuttavia invece di fare articoli pieni di interrogativi sarebbe carino forse passare il tempo a leggersi donne come Goliarda Sapienza o Nathalie Sarraute, che di femmineo e di rosa hanno soltanto il nome. e cito due tra le più facilmente reperibili in ogni libreria o biblioteca di quartiere.

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    • Di osservazioni te ne puoi permettere quante ne vuoi, figuriamoci.
      Scarsa volontà di ricerca: mi trovi pienamente d’accordo. Per quale motivo dovrei “sforzarmi” di leggere libri scritti esclusivamente da donne? Primo: chi me lo fa fare? Secondo: si tratta di un approccio limitativo. Libri scritti da donne o da uomini, chissenefrega. Se un romanzo mi attrae, se un autore mi piace, questo succede a prescindere da tutto. Certo, coltivo un po’ di diffidenza nei confronti delle autrici, perché nessuna di esse mi ha mai appassionato particolarmente, anche se in realtà sono un lettore strano ed esigente (poiché sono molti i libri che abbandono a metà a prescindere dal sesso di chi li ha scritti). ma se un libro di una donna mi venisse consigliato o in qualche modo riuscisse ad attirare la mia attenzione, non mi rifiuterei mai di leggerlo a prescindere.

      Ti ringrazio per i tuoi consigli ma mi fa specie vedere che le autrici che hai citato non sono viventi e che quindi, pur essendo piuttosto contemporanee, non sono qui per parlarci dell’oggi, perchè questo è quello che la gente cerca di più: il consumo di letteratura contemporanea. O almeno questo vale per me, un fattore che ho fatto presente nell’articolo e difatti le ultime autrici che ho letto sono la Austen, la Woolf (quindi dei classici), dopodiché la Tamaro (con qualche sforzo), Luciana Castellina (qui lo sforzo è stato molto maggiore), infine la Nemirovski, che mi ha entusiasmato: però si tratta di un’autrice del passato.

      Ecco il perché di quegli interrogativi finali un po’ banalotti, se non altro perché l’articolo verteva proprio sui luoghi comuni e dai medesimi si nutriva. Se poi da quelle domande lasciate lì apposta tu ci vedi qualcosa d’altro a proposito dell’autore che lo stesso autore ancora non conosce o non ha visto, non hai che da farlo presente. Sono disinformato? Può essere, l’ho detto anche prima. Ma sono anche del parere che sia la letteratura a doversi avvicinare al lettore, non necessariamente viceversa. Anche perché a chi dovrei rendere conto della mia “non ricerca di genere mirata”, a Lidia Ravera?… esticazzi.

      Un’ultima osservazione: fosse per me l’etichetta della letteratura “al femminile” non esisterebbe nemmeno. La trovo piuttosto inutile. La letteratura è letteratura e basta, invece sembra che quando i libri vengono scritti da donne essi debbano essere annoverati come libri “di genere”. Certo, il genere “rosa” esiste, ma non ha necessariamente o sistematicamente a che fare con la letteratura femminile. Allora perché succede questo? Il tuo punto di vista, che colpevolizza le case editrici, è interessante. Può essere vero che esista un tale condizionamento, e se tale condizionamento esiste (vuoi anche per uno spirito conformista delle stesse autrici che si appiattiscono seguendo un tale standard tematico e/o stilistico promosso dall’editoria) significa che i lettori maschi (che sono meno delle donne) a loro volta prendono altre strade. Perché biasimarli? Anche se la sensazione è che alla lunga questa cosa non faccia bene a nessuno.

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