Umberto Bossi

Il Senatur, pronto per la pensione, lascia la guida di un partito corrotto e sfasciato. Truffe, demagogia, insuccessi e scandali. Una triste epopea, leader da rottamare.

Umberto Bossi ci ha lasciati. Ma come, di nuovo? Sì, solo che questa è la volta buona. Nel senso che lascia la guida della Lega: per l’amor del cielo, cosa avevate capito? Il Senatur, ora meglio conosciuto come “The Family man”, si è dimesso prima che la ristrutturazione della casa a sua insaputa diventasse il nuovo tormentone del web. Immaginatevi la scena: la moglie di Bossi barricata in camera da letto mentre quindici immigrati sottopagati le mettono a posto il coperto. Davvero un’esperienza terribile. Tutto questo mentre al Trota arrivava la Porsche: pure quella a sua insaputa? Ma ci sono tante altre cose che il Trota non sa. Pure troppe. Come ad esempio che un pesce non può vivere fuor d’acqua e che dal Carroccio può essere un attimo finire al cartoccio. Tuttavia lui è giovane, ha la vita davanti, suo padre no. Anche Bossi ora è stato declassato a vecchio pensionato senza futuro, da rottamare, costretto a cedere il passo come tanti milioni di disperati Umberto D in quest’Italia in agonia.

Una giornata davvero molto negativa per la terza età. Mentre si diffondeva la notizia delle irrevocabili dimissioni di Bossi, si veniva a sapere del mancato rinnovamento della patente a Margherita Hack. La nostra generazione gioisca. Pian piano, con la dipartita dei vecchi, arriverà il momento di noi poveri Cristi nati negli anni ‘80. Più o meno quando saremo ancora giovani e quarantenni. Eppure c’è un’altra lezione umana ed anticrisi che proviene da questo 5 aprile: quella di Kurt Cobain e del suo fucile (ieri cadeva il 18esimo anniversario di quell’ultimo assolo stonato). Ricordate le parole lasciate ai posteri nella lettera? It’s better to burn out than to fade away. È meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente. I leghisti ascoltano i Nirvana?

Gli strani casi della vita. Una ristrutturazione può essere più dannosa di un ictus: Bossi dimesso nonostante la diagnosi. Forse che per tutto questo tempo gli abbiamo anche pagato le medicine e tutte quelle tonnellate di viagra durante gli anni del “celodurismo”? So cosa state pensando: vacci piano, stai parlando di un malato. Non è vero, ma di più malati. Coloro che hanno fatto durare questo gioco più del previsto e che hanno creduto fino all’ultimo all’ennesima grottesca utopia: non solo la Padania, ma la forza adamantina di un partito corrotto come tutti, rappresentato da un uomo che cammina sorretto da qualcuno. Un movimento che dopo anni di apnea nella merda berlusconiana, quale gioioso collaborazionista dei bunga bunga giudiziari (e non solo quelli) di un antico nemico mafioso, tenta di rifarsi l’imene fuori dal governo dei bancari risciacquando i panni nel Po. Eh no cari miei, troppo comodo. “Ma lui almeno si è dimesso!” non come Rutelli (scandalo Lusi), Formigoni (scandalo Boni e La Russa), Brunetta (scandalo Genovesi), Emiliano (scandalo Degennaro), Vendola (scandalo Frisullo), Fini (scandalo Tulliani), Casini (scandalo Finmeccanica), Bersani (scandalo Penati), Scalfaro (scandalo Sisde), Berlusconi (scandalo “decidete-voi-quale”) e Andreotti (scandalo “uno-a-caso”). Già, una bella compagnia vero? Chissà che effetto deve aver avuto contemplare il loro vate accanto all’album di figurine. Ma lui almeno si è dimesso, dopo aver rubato. Onore a lui.

Inoltre so cosa stanno pensando i leghisti della prima ora, quelli duri e puri: “hanno voluto colpire la Lega, perché è un partito scomodo”. Manie di persecuzione: qualcosa avranno pur imparato in tutti questi anni. Il punto è che gli ultimi scandali che ora avrebbero messo in ginocchio la banda Bossotti, il cosiddetto Cerchio Magico (ma che è? Un libro della Tamaro? I leghisti leggono la Tamaro?) sono ben poca cosa rispetto ad un bilancio politico tutt’altro che “verde”. Riassumiamo: indipendenza? Traguardo irraggiungibile. Un peto in bocca ad un popolo farlocco che ha fame di una rivoluzione insensata in nome di una patria inesistente. Secessione? Macché. Per ora la più vicina è quella del partito (e adesso a chi venderanno il quasi milione tra fucili e baionette? Ai separatisti ceceni?). Il federalismo? Ecco il nome del bastone e della carota per anni in mano a Berlusconi. E che ne è dell’immigrazione? Come prima, più di prima. Anche grazie alla lungimiranza della Bossi-Fini. E la sicurezza? Tranquilli: non dovete più temere negri e marocchini, tanto ci si ammazza molto di più in famiglia. Questione economica? La crisi rende il nord sempre meno ricco: le fabbriche chiudono, le famiglie soffrono e gli imprenditori si suicidano. Anziché combattere la mafia meglio fare del negazionismo: nel nord non c’è l’‘ndrangheta ma la polenta. E se si volesse cambiare le sorti del paese c’è il porcellum.

Insomma: tanta roba di cui andare fieri. Come il calo di consensi crollati negli ultimi turni elettorali. Insuccessi su insuccessi di cui vantarsi come interisti senza manco l’era Mourinho. Ma ai militanti della Lega, si sa, bastano le canotte di Bossi ed il suo dito medio, gli slogan e le sparate, Pontida e i panini con la salamella, i presepi e i crocefissi, il folklore celtico e le scuole padane, Castelli e Borghezio. Se in questi giorni li vedete piangere è perché al Tg4 parlano così bene di Bossi che pensano sia morto. Quel Senatur al quale non auguro di certo alcun male, ma che di fronte ad un simile passato si sarebbe dovuto dimettere molto tempo fa.
Anche se forse era da anni che cercava di farlo. Solo che nessuno era in grado di capire cosa dicesse.

P.S. questo articolo è condito da battute (per lo più varianti) che ho trovato in giro per la rete, in special modo consultando Spinoza, Facebook e Umore Maligno.

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