Vasco Rossi

Non una vera autobiografia, bensì una raccolta di pensieri sparsi. Può essere una mossa editoriale, ma anche una lettura interessante, non solo per i fan del cantante, che non sta cercando di spacciarsi per letterato ma forse vuole solo fare ordine su ciò che si dice di lui e colmare il vuoto lasciato dal palco.

Al primo posto della classifica dei 100 dischi italiani migliori di sempre secondo la rivista «Rolling Stone» figura Bollicine di Vasco Rossi, il quale nella prima metà del 2011 ha per l’ennesima volta riempito gli stadi italiani ottenendo un successo di pubblico maggiore rispetto agli Iron Maiden e si accinge, il prossimo 7 febbraio, a festeggiare il traguardo dei 60 anni di vita, evento che verrà celebrato da Tv e radio e da quasi due milioni e mezzo di fan su internet. Quest’ultimo è diventato ultimamente il suo palco privilegiato e la sua seconda casa; il Blasco è riuscito così a trovare un modo per restare vicino ai suoi fan in un momento di stanchezza e di lontananza dai concerti, attirando almeno dieci complimenti per ogni critica. Con questi presupposti non è difficile pensare che l’autobiografia La versione di Vasco, uscita lo scorso novembre per Chiarelettere, possa risultare un grande successo editoriale. Forse non sarà oggetto di attenzioni,discussioni e dibattiti come è avvenuto per la scelta del cantante di frequentare assiduamente Facebook: si tratta pur sempre di un libro e in Italia leggere non è un vizio molto diffuso. Del resto i fan della rockstar nostrana da soli bastano e avanzano per fare in modo che il libro venda bene, ma forse vendere non è l’unico motivo per cui esso è stato pubblicato. Dico questo non solo perché Vasco ha dichiarato (e messo per iscritto) che devolverà in beneficenza i proventi ricavati dalla vendita, ma anche perché l’editore è Chiarelettere di Milano, noto per le battaglie in favore di un giornalismo più libero e per aver pubblicato nomi impegnativi come Beha, Travaglio e Grillo. Quest’ultimo è forse l’unico autore pubblicato a non essere un giornalista, assieme adesso al komandante Rossi. Leggendo il libro credo che si comprendano i motivi del suo connubio con la Chiarelettere, la quale ha pubblicato non tanto un musicista quanto piuttosto un libero pensatore, come è anche Travaglio e come potrei essere io, se fossi famoso. Si tratta di un libro strano, che è interessante e deludente per gli stessi motivi: si parla poco di musica e non si fa un ritratto preciso e cronologicamente coerente della vita di Vasco Rossi. Semplicemente si raccolgono molte sue dichiarazioni, dagli inizi fino ai giorni nostri, alcune delle quali sono note, anticipate da Facebook o tratte da vecchie interviste, altre invece sono inedite.  Queste dichiarazioni riguardano spesso la politica, la filosofia e la religione, e pertanto potrebbero essere interessanti anche per chi non fosse un suo fan o addirittura per chi lo detestasse. Penso per esempio che le sue idee (mediate da inaspettate letture) riLa versione di Vasco - Chiarelettereguardanti il problema della tossicodipendenza e il rapporto con la religione siano interessanti e intelligenti, soprattutto se vengono lette senza pensare a chi è l’autore del libro. Non mancano chicche per i fan, che riguardano l’origine di certe canzoni, e battute autoironiche: «Ci sono giorni che mi sento da buttare via ed altri in cui sono fiero di me. Non ho ancora capito quali sono quelli giusti.»

La versione di Vasco è un libro che va letto senza pregiudizi, non bisognerebbe nemmeno guardare la copertina.

 

Vasco Rossi, La versione di Vasco, Chiarelettere, Milano, 2011.

Commenta l'articolo
La tua e-mail non sarà pubblicata
  • ( non sarà pubblicata )