Vintage Ergo Sum

VINTAGE ERGO SUM
Tra culto materialistico, fenomeno di massa e rivendicazione identitaria – Anteprima PADOVA VINTAGE FESTIVAL

Si potrebbe parlare del vintage come di un microcosmo di simboli di tendenza già massificato, che ha letteralmente invaso l’immaginario collettivo. Basti pensare all’impatto del burlesque con la moda, del fenomeno delle pin up, della “Ray Ban generation”, della fotografia Polaroid, dell’estetica tattoo traditional, ora del tutto emancipata dalla pelle e dall’inchiostro e che vive una vita propria nell’industria della comunicazione come nell’abbigliamento. Nell’ambito dell’oggettistica, tra suppellettili, accessori e motori, si rischia di non finirla più, mentre in quello della musica il fenomeno è piuttosto evidente: il ritorno felpato di suoni sgranati, melodie calde, voci e ritmi soul, rhythm and blues, funky, rocksteady, swing che sono nella pratica l’opposizione dei singoli radiofonici usa e getta, iper prodotti, campionati e digitalizzati. Per non parlare del cinema, un crogiuolo di citazioni e rivisitazioni. Praticamente una giostra semiotica e macchina nel tempo nella quale Tarantino ed epigoni sono in grado di tradurre la propria componente vintage in materia pulp. Persino un certo filone porno e softcore riesce ad attirare un particolare interesse antiquario, da Russ Meyer alle imprese di Linda Lovelace. Stiamo quindi parlando di uno spirito  retrò, ma che alle volte non si limita al revival e che sa quindi osare, anzi, ostentare una certa irriverenza. Un libertinaggio estetico che presuppone una curiosità cavillosa e per certi versi indie ed underground: un’anima eccentrica, estrosa ed audace. In questo senso il vintage diviene un vero e proprio motore creativo e si differenzia dall’antiquariato, dal collezionismo o da un nuovo spirito conformista.

Resta infatti da capire quanto questo fenomeno abbia un proprio perché ed una propria autonomia rispetto ad un feticismo fine a se stesso. In questo caso il passato non fungerebbe più da fonte di ispirazione o di (privilegiata?) contemplazione, ma da ricatto. Cioè una costrizione ideologica o arbitraria imposizione della moda che non ha reali ragioni d’essere. Un tema questo – ovvero il confine sottile che separa la nostalgia dall’idolatria, ed il riciclo creativo dall’apatia – piuttosto controverso e che coinvolge allo stesso modo la cultura umanistica.

Tuttavia sarebbe comunque scorretto interpretare il vintage come una semplice “cronaca a posteriori” o di studio del passato, in quanto alla base vi è l’implicita convinzione che interpretando il passando ed offrendone una determinata chiave di lettura si possa in un certo senso riattualizzare una memoria condivisa alla quale ricondurre uno stile contemporaneo. Ed in questo senso ricreare un contesto capace di “strumentalizzare” il passato per nobilitare, influenzare e suggestionare uno stile presente. Una rivisitazione che fa proprio il concetto di “contemporaneità atemporale”, che, come già detto, è stata una prerogativa della cultura umanistica, del mondo delle arti e del postmoderno. Il vintage, in questo senso, riporta l’ideale di un “tempo artistico”, liquido e relativizzato, all’interno del nostro “tempo reale”, velando il quotidiano di un edonismo opportunamente “antichizzato”.

Per queste ragioni quella offerta dal fenomeno del vintage non è affatto una scala 1:1 del nostro passato, ma una rievocazione che si esprime mediante un’accurata selezione di oggetti e soggetti. In poche parole si tratta di un format. Ma determinare il contenuto di un simile ed assortito campionario di icone risulterebbe, nella pratica, oltre che un’operazione interminabile, anche poco definibile (cos’è vintage e cosa non lo è?). Di qui si avverte la natura sfuggente di uno dei concetti più abusati del linguaggio postmoderno, il vintage appunto, e di conseguenza, come s’è detto, un dogma potenzialmente superficiale e desaturato, un’etichetta di comodo che funge da contenitore di un non ben precisato insieme di simboli e tendenze.

La cultura vintage infatti si distingue per il valore sensuale e memoriale che sa riconoscere in un dato manufatto. Si tratta di una diversa dialettica tra consumatore e prodotto ed infatti lo spirito originario del vintage si era mosso per promuovere una nuova fruizione, più consapevole, che potesse percepire tali suggestioni. Quindi non solo la funzione di un oggetto ma anche il proprio pedigree. Vale a dire, ad esempio, un determinato primato tecnico o stilistico piuttosto che un particolare valore simbolico. Non a caso la cultura vintage spesso concentra l’attenzione in oggetti che sono rappresentativi di determinate epoche ed estetiche. Da una parte vi è la l’intenzione testimoniale, dall’altra l’interpretazione che il fruitore dà del medesimo oggetto, pur sempre depositario di certi significati ma anche un catalizzatore dell’ego dello stesso possessore. Un modo per manifestare la propria soggettività.

Può essere interessante considerare il vintage come mezzo di riscoperta di piccoli mondi perduti e di subculture che in questo modo riscoprono la propria anima simbolica, tanto da rendere consapevole la massa delle proprie radici, o quantomeno del proprio lato “old school”. Una rievocazione prima di tutto estetica e poi politica, cioè che presuppone una programmatica rivendicazione di senso, di stile e di contenuti. Per queste ragioni, la cultura vintage non solo può essere intesa come un fenomeno di rivincita ma anche di condensazione di significati e di reintegro di sensazioni, memorie ed attitudini in una società cronicamente polisemica, sfumata e senza coordinate.

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PADOVA VINTAGE FESTIVAL, 9 – 10 – 11 SETTEMBRE

Conaltrimezzi seguirà da vicino l’evento tra incontri, anteprime e interviste. Rimanete sintonizzati. Qui di seguito le coordinate dell’evento:

Padova Vintage Festival su Facebook
Mail: info@vintagefestival.org

 

 

Padova Vintage Festival 2011


IL PROGRAMMA DEL FESTIVAL

EXPO:
Archivi e collezioni di abiti, accessori, bigiotteria e elementi di design frutto di un’attenta selezione di espositori nazionali ed europei saranno presenti nella mostra mercato dell’agorà del San Gaetano. Un’importante galleria per veri cultori dello stile retrò dagli anni ’50 agli anni ’90, con abiti e accessori che hanno fatto la storia.
Location: Agorà

JAPANESE BEAUTY:
Gli abiti di Comme des Garçons, Issey Miyake e Yohji Yamamoto, tra i più importanti rappresentanti della moda giapponese provenienti dall’archivio A.N.G.E.L.O. Il design giapponese, caratterizzato da forme compatte, pulite ed essenziali che ha conquistato per il suo carattere minimale.
Location: Primo Piano, Ballatoio

MOSTRA ARTE:
Il terrorismo degli anni di piombo a Padova sarà il tema dell’esposizione curata da Bruno Lorini e Roberta Iachini, in cui cinque artisti contemporanei presenteranno opere e performance. Gea Casolaro, Augusto Morandi, Luca Clabot, Antonio Guiotto sono gli eclettici protagonisti di questa inedita retrospettiva.
Location: Primo Piano, Ballatoio

WORKSHOP:
Una tavola rotonda in cui ospiti di spessore dialogheranno a diretto contatto con il pubblico. Appuntamenti per immergersi tra moda, design, arte e musica e sperimentare il vintage in modo autentico.
Location: Itinerante, Sala Vecchiato, Auditorium

URBAN BREAKFAST:
Un contest regionale delle migliore scuole hip hop in cui i ballerini si sfideranno a colpi di freestyle, New style, Krumping, House e molto altro. L’hip hop come esempio palese di contaminazione tra il passato, lo stile Vintage, e lo spirito sperimentale contemporaneo.
Location: Auditorium

FILMFESTIVAL DI BARCELLONA – MECAL:
Cortometraggi, videoclip e pubblicità creative dall’archivio Mecal – Festival Internazionale di Cortometraggi di Barcellona. Ognuna delle serate ruoterà attorno ad un tema specifico mostrando una prospettiva Vintage completamente inedita ed esclusiva. Un percorso che, attraverso una selezione singolare, inchioderà lo spettatore alle poltrone.
Per i contenuti presenti in alcuni frammenti del cinefestival sarà consigliabile la visione ad un pubblico adulto.

DOPOFESTIVAL:
Esclusive live performance faranno sconfinare il Vintage Festival dalle mura del centro S.Gaetano in rinomate location della città. Musicisti di fama internazionale chiuderanno le giornate del festival. Il primo appuntamento, nell’elegante sede di Porsche Italia, il secondo appuntamento nel patinato Q Bar in piazza Insurrezione, mentre il Caffè Pedrocchi sarà la lussuosa cornice dell’evento di chiusura.
Location: 9 Sett. Porsche Padova, 10 Sett Q Club, 11 Sett. Caffè Pedrocchi


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