Willocks Carlotto Sugarpulp WILLOCKS, CARLOTTO ED IL ROMANZO STORICO Stessa spiaggia, stesso mare: due maestri del noir alle prese con lo scontro di civiltà di Alberto Bullado. Incontro-dibattito in occasione di Sugarpulp Festival, venerdì 30 settembre 2011. Tim Willocks e Massimo Carlotto hanno due punti in comune: sono autori affermati di romanzi noir e nello stesso tempo si sono cimentati entrambi con il romanzo storico. Come se non bastasse, i due romanzi sono entrambi ambientati nel XVI secolo, in un Mediterraneo scosso dalle guerre e dallo scontro di civiltà. Eppure Willocks e Carlotto sono due scrittori molto diversi tra loro. L’inglese, autore di best sellers come Bad City Blues e Il fine ultimo della creazione, proviene dal mondo della psichiatria e della riabilitazione di persone tossicodipendenti, mentre Carlotto, autore padovano tra i più affermati del genere noir e poliziesco, dalla militanza politica. Entrambi gli autori si sono ritrovati a parlare del medesimo secolo e del medesimo angolo di mondo, adottando però prospettive e stili diversi: ad una rapida occhiata Cristiani di Allah (Edizioni E/O) agile romanzo di 194 pagine, appare infatti come la prefazione di Religion (Cairo Publishing), opera monumentale di 823 pagine. Diverse inoltre le motivazioni che hanno portato gli autori a passare dal noir al romanzo storico. Massimo Carlotto giunge alla cosiddetta “guerra di corsa” del 1542, «il primo esempio di criminalità organizzata nell’area del Mediterraneo», dopo essersi messo alla ricerca dell’origine del noir di casa nostra e, di conseguenza, della sua anima criminosa. Invece Tim Willocks ha voluto misurarsi con una storia appassionante, una «epic novel about war»; in questo caso il Mediterraneo del XVI secolo gli ha fornito uno scenario perfetto: con le sue guerre, le passioni tumultuose e con tutte le contraddizioni di un’epoca agli albori della modernità. Carlotto aggiunge di considerare il romanzo storico come una tappa fondamentale per uno scrittore, che non deve limitarsi ad un solo territorio narrativo, un rischio anche dal punto di vista professionale. Inoltre vi è una seconda motivazione: il dibattito sorto attorno a questo genere in Italia e che ha attraversato molti autori italiani, vedi la New Italian Epic e De Cataldo, ha condizionato una certa produzione letteraria. Ma per capire l’anima e le intenzioni di entrambi gli autori, occorre soffermarci brevemente sui singoli romanzi. CRISTIANI DI ALLAH, MASSIMO CARLOTTO. 1542. La possente armata di Carlo V viene messa alla berlina dai corsari ottomani che reggono la città di Algeri, una porta verso un Mediterraneo attraversato dalla guerra e dalle razzie. In questa città che tra le altre cose ospita rinnegati occidentali, per lo più europei cristiani che hanno abbracciato l’Islam per interesse politico, come scelta di libertà o più semplicemente per poter saccheggiare navi e depredare le coste del Mediterraneo sotto la protezione della Sublime Porta, si svolge la vicenda di Redouane e Othmane, legati da una storia d’amore omosessuale, entrambi corsari rinnegati, che hanno scelto la libertà di Algeri, da dove salpano sul loro sciabecco per le scorrerie e dove credono di poter vivere indisturbati la loro storia d’amore proibita. Di qui l’innesco romanzesco tra passioni, agguati ed intrighi. Cristiani di Allah è quindi un romanzo che scardina la percezione manichea e bidimensionale dello scontro di civiltà. Difatti quello descritto da Carlotto è un Islam diverso, libertario e libertino, tollerante e cosmopolita, complesso e variegato. In un’Europa oppressa dal clero e dalla nobiltà le città del Maghreb appaiono come città affrancate dai poteri secolari e che rispondono ad un proprio autogoverno, una sorta di anarchia ante litteram, dominata dalla guerra di rapina, che per tre secoli ha svolto la funzione di motore economico nell’area mediterranea. Stiamo quindi parlando di un mondo e di un Islam che fanno parte di una storia cancellata dalla storiografia ufficiale, una sorta di ambito confino, quello delle città del Maghreb come Tripoli o Algeri – dominate da corsari rinnegati – per omosessuali, ebrei ed alchimisti in fuga da un Occidente tetro ed oppressore. In questo confino mediterraneo vige una sorprendente libertà individuale retta da un governo laico e che ha avuto il merito di tenere lontane le pretese di un certo clero e di una certa nobiltà europea. Carlotto parteggia in maniera sfacciata, sua stessa ammissione, per queste società corsare, depositarie di una serie di valori diversi, anzi contrari rispetto ad un mondo opprimente e coercitivo come il nostro Occidente. Tim Willocks - ReligionRELIGION, TIM WILLOCKS. 1565. Solimano il Magnifico, a capo di una formidabile armata, intende conquistare e convertire l’intero Mediterraneo. Ma c’è un problema: Malta, difesa da un manipolo di monaci guerrieri, “La Religione”, ovvero i leggendari Cavalieri di Malta, il cui destino sembra essere segnato. Mattias Tannhauser, protagonista del romanzo, nonché personaggio dalle oscure origini, – per anni il cavaliere ha militato nell’esercito di Solimano – si ritrova invischiato a causa di una nobildonna siciliana alla ricerca del figlio scomparso in una guerra dalla quale vorrebbe fuggire. La missione dei due è riuscire a rientrare nell’isola assediata dal potente esercito ottomano, all’indomani di una guerra, quella tra Islam e Cristianità, che assume i contorni di uno scontro apocalittico. Tim Willocks mette quindi in scena uno straordinario romanzo che coagula non solo le grandi passioni del genere storico – guerra, violenza, coraggio, amore – ma anche una documentazione incredibile e minuziosa, ricca di colori e sapori. La fiction quindi assume i panni di un’attentissima indagine sui valori universali e che pone l’accento sulle travolgenti passioni umane. Senza contare la figura titanica del protagonista, Tannhauser, un eroe oscuro, ibrido, leale ma violento, che esula qualsiasi limite imposto dalle contraddizioni del suo tempo e che non si riconosce in nessuna autorità. A tal fine Willocks rassicura i lettori: «Tannhauser è vivo e se la sta passando bene combinando casini a Parigi nel 1572». Tornerà presto in un nuovo romanzo quasi ultimato, del resto Religion era stato annunciato come il primo capitolo di una trilogia. La differenza con il romanzo di Carlotto è evidente: lo scrittore inglese intende dipingere un quadro epico che riesca a convogliare tutte le sue più autentiche passioni: dall’arte alla guerra, dalla violenza al coraggio, attraverso l’esplorazione totale di un’epoca determinante come il XVI secolo – un’Europa culturalmente in fermento, alle prese con un’esplosione intellettuale senza precedenti e che determinerà un sostanziale cambiamento nella visione dell’esistenza. Inoltre vi è l’intenzione di inserire una vicenda umana individuale all’interno di un affresco epocale ed in questo caso un’assoluta follia come quella di una guerra “globale” che coinvolge molte nazioni e che contribuirà alla concretizzazione delle grandi monarchie assolute che regneranno nei secoli successivi. Probabilmente sta proprio in questo il fascino del romanzo storico nell’opera di Willocks: quello di documentare la sopravvivenza dell’uomo malgrado tutto, malgrado la storia e malgrado se stesso. Photos by Dusty Eye.
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