WIN FAIL Seedorf Putin

Bentornato Seedorf, benvenuto in questo Milan delle liquidazioni tardive e dei convinti a restare: a te le chiavi della svolta, fino al prossimo cambio di vento. Vento diverso a Kiev: la gente è in strada contro il governo e contro Putin, a suon di scontri ed esplosivo.

WIN: L’olandese volante e l’ad accomodante

Vince solo etimologicamente e fattivamente, questo Milan. Uno a zero, per la cronaca, contro un Verona in formato Parma ’97/’98, pronto alla svendita dei gioielli. È tornata la proboscide (nessuno pretenda spiegazioni a riguardo, se proprio ci tenete chiedete a quel guardone di Kakà) a Milanello, stavolta in panchina, per salvare il salvabile e raddrizzare la barca. Bravo Seedorf, buona la prima.

Barbara Berlusconi - Clarence Seedorf

Non è certo tempo per spendere parole su Allegri, ma una considerazione va fatta: dopo tre anni passati a subire i grugniti pseudo-tecnici del boss e le carezze – forse ancora più inquietanti – del pelatone Galliani, forse avrebbe fatto bene ad andarsene prima; prima, intendo, di non avere né forze né voglia per tenere in piedi una squadra con ottimo pedigree (da centrocampo in su) e pochissima voglia, specchio riflesso dell’Uomo senza qualità (in questa stagione) seduto in panchina fino alla trasferta di Sassuolo.

Detto questo: bravo Milan, su, chissà che la svolta sia reale. Non come quella annunciata battendo i pugni dall’amministratore delegato a fine novembre e poi sedata dall’eterno alito del cavaliere calato dall’alto. Questo Milan è sempre più la squadra dei convinti a restare o a ritornare (Galliani, Kakà, Seedorf) e se questa è la formula migliore per ricostruire lo vedremo da qui a un anno. Ma Allegri insegna: estote parati.

 

FAIL: Kiev, la primavera (poco araba) in piazza e il pugno dello zar.

Non ci sono muri a Kiev e l’89 è ormai distante un quarto di secolo. Ma l’aria che tira ci fa guardare indietro e, mutatis mutandis, l’Occidente europeo e la Russia dello zar tornano ad avere, per l’ennesima volta, un terreno di scontro polarizzato e portato in piazza. 

In strada, stavolta, ci sono i filo-europeisti. Protestano contro la scelta del governo di abbandonare il cammino verso l’ingresso nell’Unione Europea: troppo forte la pressione di Putin, in nome di un’egemonia indiscutibile e di una radicata componente di popolazione russa in Ucraina (circa dieci milioni). Il coltello dalla parte del manico lo tiene chi controlla i rubinetti del gas – e di gas ce n’è da quelle parti – e batte bandiera biancoblurossa.

Manifestazione Kiev

Insomma, la notizia non è certo di questa settimana (le proteste sono iniziate a fine autunno), per quanto i moti abbiano spinto sull’acceleratore solo negli ultimi giorni, ma il fail è tutto per lo strascico putiniano che parte da Mosca e si dirama tra Oriente ed Occidente a ribadire un pugno di ferro che fa paura. E pena: per noi “occidentali” devitalizzati e braccati, ma soprattutto per chi quel pugno lo vede arrivare nello stomaco, molto meno metaforicamente.

Neanche il pugile Vitali Klitschko, leader del partito d’opposizione ucraino, sembra avere la forza per incanalare la protesta in binari pacifici, ammesso che siano possibili, ammesso che siano utili. In attesa di sviluppi, teniamoci pronti per le olimpiadi di Sochi. Viva la Russia, viva la libertà.

Putin Arcobaleno
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