Sorrentino Fiorello WIN FAIL

Dopo 15 anni l’Oscar torna in Italia grazie a Paolo Sorrentino e al suo ultimo film, La grande bellezza. Paradossalmente in Italia il premio ha infiammato di più i contestatori che gli ammiratori. Canale 5 intanto lo ha trasmesso in prima tv incassando un record di ascolti (nonostante la pubblicità). Nello stesso giorno in cui si festeggiava l’Oscar c’è stata apprensione per un incidente occorso al noto showman Rosario Fiorello, che ha coinvolto anche un pedone.

 

WIN: La grande bellezza di Paolo Sorrentino ha vinto l’Oscar.

In questi giorni c’è stata una specie di gara tra sapientoni tra chi cercava di spiegare a tutti i poveri mortali che non ci avevano capito una mazza perché La grande bellezza è un capolavoro e chi invece dall’alto della sua superiore intelligenza strappava il velo di Maya spiegando che in realtà il film è una ciofeca. In questo secondo caso non si dice però che il film non è bello perché non è comprensibile, anzi si tirano in ballo teorie sempre più argute e citazioni sempre più alte per dimostrare il proprio giudizio negativo.

D’altro canto c’è anche l’ipocrisia di chi vuole prendersi il merito per il successo e la retorica di chi arriva a dire che il film e la sua vittoria sono un segno di ripresa e rinascita per l’Italia. Perfino Marchionne si è ricordato di essere italiano e ha sfruttato Sorrentino per la pubblicità di un nuovo modello della nuova 500. In realtà il film è amarissimo, esalta il patrimonio artistico di Roma (non tutto, in verità) ma è spietato con il suo patrimonio umano e c’è da dire che questa cosa piace molto all’estero, cioè l’idea che “l’Italia è bella, peccato che ci siano gli italiani”. Non che i personaggi del film di Sorrentino siano brutte persone che si comportano male, ma sono personaggi vuoti, morti dentro, intellettuali inutili che si mischiano con i vip alle feste in cui si balla una canzone italiana vecchia ma remixata da un dee jay straniero e nobili decaduti che continuano a tenere su la maschera, mentre il botox imprime sui volti un altro tipo di maschera. Tutti coinvolti in un perpetuo e leopardiano dialogo tra la Mondanità e la Morte.

L’idea dell’intellettuale che si “sporca le mani” frequentando personaggi famosi della tv o tipi loschi dell’ambiente finanziario in verità c’era anche nell’ultimo romanzo di Walter Siti, Resistere non serve a niente, premiato con lo Strega. Ovviamente il fatto che il film  sia triste non significa che sia brutto, infatti  è l’unica cosa che sicuramente non si può dire. Certi ambienti vicini a Berlusconi si sono esaltati per la vittoria perché nel film non si parla male dei politici. In realtà i politici proprio non ci sono nel film, ed è strano visto che parliamo della Capitale d’Italia, dove c’è il Parlamento eccetera. Non c’è nemmeno il papa, il clero è rappresentato da un cardinale che preferisce parlare di cibo piuttosto che di spiritualità, al quale è contrapposta una specie di Madre Teresa.

'La Grande Bellezza' Premiere - The 66th Annual Cannes Film Festival

Molti si sono spinti a dire che il film non meritava un premio così alto, come quando Oliviero Beha disse che l’Italia comprò la partita con il Camerun ai Mondiali dell’82. Insomma pare ci sia un gusto tutto italiano a parlare male a prescindere e ad andare a cercare le magagne anche in cose  positive.

Per sostenere che il premio non è stato meritato bisognerebbe vedere gli altri film stranieri in gara e capire se ce n’era qualcuno che meritava di più. A mio avviso con La grande bellezza si è creata una situazione paradossale per cui certi complimenti fanno più male che bene al film. Il paragone con La dolce vita, per esempio. Anche perché nei paragoni tra Sorrentino e Fellini non si cita mai Roma, capolavoro del ’72. Poi, sinceramente, da fan del regista napoletano, non mi era mai passato per la capa di associare il suo stile a quello felliniano.

Un’altra cosa che bisognerebbe evitare di dire è che il film parla di tutti noi, perché è chiaro che a un’affermazione del genere scatta spontanea l’accusa di essere snob e “radical shick”. Infatti il film parla di un giornalista e scrittore napoletano che ha un appartamento con vista sul Colosseo, si veste in maniera elegante e raffinata, si sposta sempre a piedi e a 65 anni ha ancora l’energia per fare le ore piccole in discoteca. Gli altri personaggi sono scrittori, editori, cardinali, spogliarelliste, nobili decaduti, attrici, cantanti: non proprio tutti noi, anche se una tale affermazione si riferisce non a una condizione materiale, bensì esistenziale.

Lo stile di Sorrentino è sempre stato più allegorico che mimetico (ne Il divo c’era la trasfigurazione grottesca ed espressionista di personaggi politici, ne La grande bellezza invece l’effetto grottesco e straniante è ottenuto semplicemente rappresentando certe categorie di persone per quello che sono veramente mettendole in contrasto con una Roma idealizzata e stilizzata) quindi non ha senso lamentarsi se il film non mostra la “vera” Roma, fatta di carciofari, immondizie per strada, quartieri malfamati, minorenni che si prostituiscono, pellegrini, traffico in tilt e pedoni investiti.

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La verità (secondo me) è che si tratta di un film da godere esteticamente, con dialoghi interessanti e mai banali e un grande (come al solito) Toni Servillo, uno di quegli attori che “tengono in piedi” i film da soli, come Sean Penn. Per fortuna, mi viene da dire, perché per il resto nel cast figurano, tra gli altri, Serena Grandi, Claudia Ferilli, Lillo e Carlo Verdone, cioè attori comici che difficilmente potevano essere associati al mondo degli Oscar prima d’ora (anche se non hanno parti lunghe).

La storia è molto intima, credo che Sorrentino abbia voluto raccontare il suo rapporto con la capitale, da artista che viene da fuori e sogna un certo tipo di città e di vita. Per questo non ha senso caricare il film di troppi significati filosofici, morali, sociali, etc. Anche l’esaltazione delle bellezze artistiche è una cosa abbastanza ovvia quando si parla di Roma, sarebbe forse più interessante esaltare luoghi come i giardini di Bomarzo o altre città considerate provinciali, ma ricchissime di storia e arte. Tra l’altro in una scena tagliata in cui Jep Gambardella incontra un grande regista si parla di “grande bellezza” riferendosi al primo semaforo installato a Milano. Comunque, al di là degli schieramenti pro o contro, un film italiano ha vinto l’Oscar dopo 15 anni e questa è una buona notizia. Godiamoci questa vittoria, in attesa dei Mondiali e del prossimo Nobel italiano per la letteratura.

 

FAIL: Fiorello sorpassa a destra e investe un pedone sulle strisce facendosi pure male.

Si dice sempre che bisogna investire nella cultura. I produttori de La grande bellezza lo hanno fatto e sono stati premiati, ma se Jep Gambardella va sempre in giro a piedi e certe volte sembra che Roma sia svuotata e ci sia solo lui per le strade,  nella realtà non è così e ci sono anche altri tipi di investimenti.

Lo sa bene Mario Bartolozzi, 73 anni, pensionato che lunedì 3 marzo è stato investito da uno scooter mentre attraversava la strada sulle strisce pedonali. Cose che capitano. La notizia è però rimbalzata per una settimana in tv e sui social perché alla guida dello scooter non c’era un altro signor Nessuno bensì il noto showman Rosario Fiorello. Secondo quanto riporta la figlia dell’investito, le macchine si sarebbero fermate per far passare Bartolozzi (cosa rara, tra l’altro), mentre invece lo scooterista vip ha voluto fare il furbo ed ha sorpassato le auto sulla destra (cosa vietatissima dal codice stradale) per non perdere tempo. Un comportamento da stronzo cafone (lo dico in generale riferendomi a chiunque lo faccia).

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Purtroppo per entrambi il Fiore nazionale ha centrato in pieno il pensionato mentre passava (a una certa età uno non può correre come Bolt solo perché gli altri hanno fretta). Il pedone ha riportato la frattura di tibia, perone e bacino ed è stato operato alla spalla. Nonostante il casco anche Fiorello si è fatto parecchio male, ha riportato infatti un edema cerebrale che gli provoca amnesie e vomito.

I maligni dicono che la famiglia cercherà di far sganciare un po’ di quattrini a Fiorello, ma se non altro in questo caso il vip si è pentito subito ed ha telefonato alla figlia di Bortolozzi per scusarsi e chiederle di andare a trovarlo per scusarsi di persona. In passato altre persone famose sono state coinvolte in incidenti stradali con comuni mortali e si sono comportate in maniera non proprio esemplare. Penso a Beppe Grillo, che si è sempre rifiutato di incontrare Cristina Gilberti, che nel 1980, a 7 anni, ha perso padre, madre e fratello in un incidente stradale in cui Grillo fu l’unico superstite. Ma anche a Jerry Calà, che finì nell’Adige con l’auto e fu salvato da un pescatore (e non dal gelo, come dice lui) che forse si aspettava una ricompensa, ma a suo dire non ha avuto nemmeno un grazie.

Nel frattempo, tornando al caso di Fiorello, sui social si sono scatenati i commenti (come per qualsiasi cosa). Molti insulti, stigmatizzati da Severgnini sul Corriere e molti messaggi di pronta guarigione. Sono volate anche accuse ai media, per aver concentrato l’attenzione solo sul vip e troppo poco sul pensionato. Probabilmente tra un po’ del pensionato non si parlerà proprio più mentre invece vedremo Fiorello ospite in molte trasmissioni. C’est la vie.

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