WIN Fail Montessori Nazi

Gli italiani primeggiano, non solo per la pizza e il mandolino: abbiamo l’età media degli insegnanti più alta in Europa e una buona dose di razzismo sul web.

 

WIN: L’età media degli insegnanti. Ecco dove primeggiamo

Vinciamo, e a dircelo è l’Ocse: siamo detentori del record per l’età media dei docenti. Che i professori italiani fossero tendenzialmente vecchi lo sapevamo già, come già sapevamo che di giovani al di là della cattedra se ne vedono gran pochi (gli under 30 pare siano il 2,7%). Ora, semplicemente, ne abbiamo conferma ufficiale e saliamo in cattedra: peccato che dall’altra parte, in classe, ci sia gente “distante un padre”, per dirla con Milo De Angelis, lontana una o due generazioni.

Che facciamo? Ci mettiamo ad imprecare per l’ennesima volta contro il sistema-istruzione italiano? Per quanto mi riguarda dico di no, non me la sento. Dopo anni spesi a seguire le odissee legislative riguardanti la formazione e l’inserimento lavorativo degli insegnanti, il sangue acido lo lascio a qualche altro (che ancora ci crede in un posto da insegnante, magari).

Elderly

Dico solo questo, e mi rendo conto che si tratta di un augurio che faccio non solo a me stesso, ma a tutti coloro che vogliono davvero essere insegnanti, prima o poi, nella loro vita: verosimilmente, da qui a i prossimi quindici anni, ci sarà un gran buco da colmare per quanto riguarda il corpo docente. Perché lasceranno, prima o poi, questi recordmen (loro malgrado) dell’età media in aula, e quando lo potranno fare si libereranno un sacco di posti. Chi li sostituirà? Pur tenendo bene a mente la parola chiave blocco-del-turnover, saranno inseriti gli eterni precari, insieme alle giovani leve, al nuovo che avanza. Quale sarà la modalità? Non ci è dato sapere.

Forse, quando ci saranno quei posti finalmente liberi e da riempire, molta gente avrà cambiato strada, rinunciando all’idea di insegnare. A salire in cattedra saranno allora quei pochi ostinati che ci credono veramente, che per anni hanno atteso il loro momento. Forse, tra dieci o quindici anni, potremmo parlare anche di una categoria di insegnanti migliore. A patto di risolvere in tempo il problema della loro formazione. 

Notizie dai piani alti? Omissis.

 

FAIL: Con altri mezzi, ovvero: parole usate male

Stavo cercando lumi circa le indicizzazioni del nostro blog su Google e mi sono imbattuto in questo, ovvero nel post di un blog di nostalgici del ventennio (non lo stesso ventennio dell’ultimo libro di Gianfranco Fini, è chiaro) intitolato L’invasione con altri mezzi. Lasciando perdere il vecchio e celebre aforisma di Karl von Clausewitz – “La guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi”-, sono andato a vedere che si dice da quelle parti.

Riporto integralmente l’incipit del post:

“E’ una guerra strana quella che stiamo combattendo. Non si combatte con i fucili, si combatte nelle sale parto degli ospedali. E’ un nuovo tipo di invasione.
Se venissero armati ai nostri confini, tutti si renderebbero conto che siamo in presenza di un’invasione. Anche i figli della Boldrini si armerebbero per andare a difendere le frontiere di casa – forse -, ma invece arrivano su barconi. E non hanno fucili, hanno donne incinte. Le nuove armi d’invasione di massa.” 

Benvenuti al Nord, insomma. Ad accogliervi troverete le parole del Papa, ma anche quelle dei boiachimolla del momento. Il discorso è che razzismo e xenofobia, per quel che mi riguarda, fanno abbastanza ridere, ma prenderli alla leggera mi sembra un lusso che forse non possiamo concederci. Certo, non stiamo parlando di una maggioranza, ma non so quanto sia ristretto il circolo di questi illuminati pensatori, che parlano di (cito dal post in questione) “isterismo da accoglienza” e accusano il “desiderio di auto-annientamento“; non so, dietro a queste posizioni estreme, quante forme intermedie di intolleranze e razzismi siano ancora vivi, come movimenti carsici magari, ma pronti a scattare di fronte a un malessere diffuso, verso l’individuazione più che mai necessaria del capro di turno.

Per quel che mi riguarda, avere paura dell’altro significa aver paura della propria identità, significa non capirla, significa pensare che sia una cosa da difendere e non da continuare a costruire nel tempo.

nazi-bear

Dicono che la parola latina hostis indicasse in un primo tempo gli abitanti delle zone al di là dei confini dell’Impero, senza alcun intento dispregiativo. Hostis divenne il nemico solo quando l’Impero si indebolì, quando si iniziò a vedere nei popoli oltre il confine una minaccia.

Insomma, prima di guardare alle insidie dall’esterno, pensiamo a cosa ci sta rendendo deboli senza cercare spauracchi a destra e a manca. Anche se a destra, di spauracchi… Ma questo è un altro discorso.

kids-are-pure-only-adults-turn-them-bad 

immagine via

Commenta l'articolo
La tua e-mail non sarà pubblicata
  • ( non sarà pubblicata )