WIN FAIL Pozzecco Seymour Hoffman

Gianmarco Pozzecco decide di trasformare le sue conferenze stampa in spettacoli da one man show, come Mourinho. Invece l’attore Philip Seymour Hoffman fa una cazzata dalla quale, purtroppo per noi cinefili suoi ammiratori, non si può tornare indietro.

 

WIN: Lo sfogo del Poz

Dopo l’incontro di basket tra Ferentino e Upea Capo d’Orlando, vinto per due soli punti dal Ferentino, i due allenatori si sono quasi menati. La tensione agonistica è comprensibile e perdere non fa mai piacere, soprattutto per due soli punti. Se nel calcio certe scenate vengono riprese dalle telecamerein questo caso invece non sappiamo cosa si sono detti o fatti i due coach, ma abbiamo assistito in conferenza stampa post partita a un duello a distanza, iniziato da  Gianmarco Pozzecco, ex giocatore e conduttore di Candid Camera Show, ora mister del Capo d’Orlando. In stile quasi cinematografico il Poz ha costruito il suo sfogo usando le pause  e l’escalation progressiva, come se dovesse interpretare un monologo di Al Pacino. Giunto al culmine si è alzato e ha abbandonato la sala, per tornare subito dopo a riprendere il suo zaino e salutare i giornalisti, a dimostrazione che non ce l’aveva con loro. Per quanto questo atteggiamento sia un po’ paraculo e io non sia solito dare ragione a chi urla più forte, apprezzo la veracità e la scena è stata comunque divertente ed entra di diritto nel pantheon degli sfoghi sportivi assieme a conferenze ormai mitiche come quelle di Trapattoni, Mourinho o Malesani. Quello che non è andato giù a Pozzecco non è tanto la sconfitta quanto, a suo dire, la mancanza di rispetto dei vincenti verso gli sconfitti. Un concetto sicuramente importante, sia nel gioco che nella vita. Franco Gramenzi, il coach del Ferentino, gli ha poi risposto accusandolo di aver bestemmiato (manco fossimo a scuola) e averlo aggredito fisicamente. In seguito il Poz è tornato sull’argomento ammettendo di aver bestemmiato e tirando in ballo perfino Schopenhauer.

 

FAIL: La morte di Philipp Seymour Hoffman

Premesso che non è detto che morire sia la cosa peggiore che ci possa succedere, morire per overdose è decisamente uno dei più grandi fail che si possano commettere. Quando David Foster Wallace morì, a 46 anni, si disse che avevamo perso uno dei più grandi scrittori della sua generazione. Con Philipp Seymour Hoffman, morto a 46 anni, abbiamo sicuramente perso uno dei più grandi attori della sua generazione. Forse se si fosse suicidato come Wallace la sua fine avrebbe avuto un’aura più romantica, nobile (anche se secondo me avrebbe comunque fatto una cazzata) e forse sarebbe stata una morte più intima, piuttosto che venire trovato nudo in bagno con l’ago ancora infilato nel braccio. Subito dopo è partita la caccia agli spacciatori, la polizia ha dichiarato che da un mese gira dell’eroina tagliata con sostanze micidiali. Tuttavia non credo che si tratti solo di sfortuna.

Certo, avrei preferito che l’attore sopravvivesse a quella dose e riuscisse poi a disintossicarsi definitivamente, ma dare la colpa agli spacciatori non mi sembra una cosa sensata. Ho appreso la notizia domenica sera al TG de LA7 e la mia prima reazione è stata rabbia. Una rabbia egoistica per non poter più vedere un attore che anche con ruoli minori o con pellicole mediocri sfoderava interpretazioni impressionanti. La sua presenza nel cast era sempre un buon motivo per vedere il film. E su questo tutti gli appassionati di cinema sono d’accordo. Infatti in settimana sui social e sui vari blog c’è stato comprensibilmente molto cordoglio.

Sono anche uscite dichiarazioni decisamente fuori luogo, poi smentite, sulla presunta omosessualità dell’attore. In questo caso si poteva fare anche a meno del dovere di cronaca e del diritto d’informazione. Un ex collega di Hoffmann ha poi lanciato una provocazione che prende spunto da una frase che gli disse lo stesso attore. Per qualche momento qualcuno ha anche pensato (o più che altro sperato) che la notizia della morte di Hoffman fosse una bufala, uno scherzo di cattivo gusto come quello subito dal suo omonimo DustinInvece non era una bufala, l’attore non c’è più, non sapremo mai se da vecchio avrebbe continuato a regalarci grandissime interpretazioni o se sarebbe invecchiato male, come capita a certi attori che magari per problemi di soldi lavorano anche su diversi film all’anno, accettando anche ruoli in film un po’ scadenti. Non ci resta che ricordare Seymour Hoffmann per le sue grandi interpretazioni, come in Onora il padre e la madre, in cui interpreta un personaggio che ha inquietanti affinità con la sua vita privata, o l’incredibile immedesimazione nello scrittore Truman Capote che gli valse l’Oscar.

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