WIN FAIL Tanko Razzi

In Veneto sono state arrestate 24 persone con l’accusa di terrorismo. Stavano costruendo un carro armato fatto in casa per assaltare Venezia e proclamare l’indipendenza veneta. Torniamo così ai Serenissimi di 17 anni fa. Se i secessionisti veneti sono stati fermati prima di sparare, così purtroppo non è avvenuto al senatore Antonio Razzi, che ne ha sparato un’altra delle sue.

WIN: Il carro armato fatto in casa dei secessionisti veneti.

Il prossimo film di Bernardo Bertolucci potrebbe essere ambientato in Veneto e intitolarsi Ultimo Tanko a Casale. In Novecento Bertolucci ha raccontato magistralmente la nascita del fascismo nelle campagne emiliane, la guerra e la Liberazione. Fatti storici drammatici che nella versione postmoderna e locale di una sorta di Liberazione dall’invasore, dove l’invasore non è più il tedesco ma lo stesso Stato italiano rappresentato da Roma ladrona, vengono degradati in maniera grottesca e ridicola.

A Casale di Scodosia, nella bassa padovana, 24 persone (tra cui un sardo) sono state arrestate con l’accusa di associazione a delinquere a scopi eversivi e terroristici. Tra gli arrestati ci sono alcuni membri della banda dei Serenissimi che tentò l’assalto a San Marco nel ’97. Alcuni di loro sono stati colti con le mani nella marmellata, il cui correlativo oggettivo è un carro armato modello Tanko, costruito  elaborando  una ruspa, in garage. 

Blitz contro secessionisti veneti, sequestrato tanko nel Padovano

L’indagine che ha portato agli arresti è partita dalla procura di Brescia, quindi i lombardi hanno tradito per la seconda volta, dopo aver annichilito la Liga Veneta copiandone l’idea e inglobandola nella Lega Nord. O forse avevano in mente i tifosi dell’Atalanta e volevano castigare l’emulazione dei rivali bergamaschi. Al di là delle motivazioni ideologiche che stanno alla base del gesto, provo comunque un po’ di simpatia per il fatto che questi “terroristi” invece di comprarsi le armi abbiano pensato di costruirsele, dimostrando di essere bravi a fare qualcosa di concreto e che l’artigianato e la manifattura veneti sanno il fatto loro e vivono anche di grande inventiva.

È vero che dalle immagini il carro armato appare abbastanza grezzo e poco minaccioso, ma si tratta di un prototipo ancora incompleto e se fosse stato ultimato forse sarebbe stato in grado di sparare. Ma credo che l’opera volesse rappresentare/ostentare un valore soprattutto simbolico. L’ex sindaco di Venezia e filosofo Massimo Cacciari, pur condannando gli autori, ha invitato la politica a non sottovalutare la serietà del malcontento popolare. Per adesso però il gesto degli indipendentisti veneti ha ottenuto l’unico effetto di scatenare l’ironia sul web e in televisione.

 

 FAIL: Razzi si preoccupa dei preservativi bucati.

Il senatore Antonio Razzi ha presentato un disegno di legge per aprire le case chiuse. Idea che secondo me non è di per sè sbagliata, per una volta potrei quindi quasi essere d’accordo con lui e con la Lega Nord, che appoggia il decreto (e per questo provo orrore di me stesso), ma il problema non è il contenuto della proposta di Razzi, quanto la forma.

Nella sua proposta il termine prostituta viene sostituito dall’acronimo OAS che sta per operatrice di assistenza sessuale, come il già esistente OSS sta per operatrice socio sanitaria. Razzi fa notare che lo spazzino adesso si chiama operatore ecologico e quindi sarebbe giusto che la mignotta si chiamasse operatrice sessuale e vedesse riconosciuto il suo alto e prezioso ruolo sociale.

La sua proposta tiene conto anche dei disagi causati al traffico dalla prostituzione in strada e prevede anche un ritorno economico per lo Stato italiano. Legalizzare le prostitute infatti farebbe bene all’Eranio, ex giocatore del Milan (Razzi voleva dire “erario”). Ma c’è il problema del preservativo, che può rompersi. Occorre quindi che il cliente e la prostituta denuncino all’autorità costituita l’avvenuta rottura del preservativo. Anche se in realtà chi non va a puttane non ha bisogno di usarlo, basta fare attenzione. Questo in sintesi è il suo pensiero, espresso in settimana a La zanzara, programma radiofonico di Radio24, condotto da Giuseppe Cruciani e David Parenzo.

Ma chi è costui? Razzi nasce a Pescara nel 1948, ottant’anni dopo D’Annunzio. Nel 1965 si trasferisce in Svizzera dove lavora come magazziniere in una ditta tessile. Nel 1977 fonda il centro regionale abruzzese di Lucerna. Nel 2006 è stato inserito da Di Pietro nelle liste estere per l’IDV. Praticamente è stato eletto dagli italiani all’estero, dato che all’epoca c’erano le preferenze. L’ex magistrato dice di averlo candidato perché era un esponente del popolo e lui voleva mettere persone semplici in parlamento. Ma, secondo la magistratura, già prima di entrare in politica Razzi faceva il furbo, se è vero che si è intascato i fondi della regione Abruzzo destinati alle vittime dell’alluvione di Lucerna del 2005. Fatto emerso solo nel 2011, ma Di Pietro forse avrebbe fatto bene a controllare meglio, dato che riconfermò il pescarese anche nel 2008.

Razzi poi fu uno di quelli che votarono la fiducia a Silvio nel 2010 e tennero in piedi il suo governo dopo la rottura con Fini. Solo che Razzi invece di nascondersi dietro bislacche motivazioni patriottiche di responsabilità (come ha fatto Scilipoti) ha candidamente ammesso di averlo fatto per i soldi. Se il governo fosse caduto infatti lui non avrebbe fatto in tempo a maturare il vitalizio. In aggiunta è plausibile che Silvio l’abbia ben ricompensato per il cambio di “casacca”, come pare sia avvenuto con Sergio De Gregorio, anche lui eletto dagli italiani all’estero con l’IDV e il cui passaggio al PDL è oggetto di indagine da parte della procura di Napoli. Razzi ha anche dichiarato che Berlusconi è proprietario del suo cartellino, usando il gergo calcistico. È stato membro delle commissioni Politiche dell’Unione Europea e Cultura, scienza e istruzione. Apprezza il giovane dittatore della Corea del Nord Kim-Jong-un perché secondo lui è “un moderato che vuole portare un po’ di democrazia in quel paese”. Attualmente è un senatore di Forza Italia 2.0. Dato che ci sono ancora le liste bloccate, si può dire che tutti quelli che votano Berlusconi di conseguenza votano Razzi. E la sua parte di responsabilità ce l’ha pure la Lega Nord, visto che è stata  (ed è ancora?) alleata con Berlusconi.

Il paradosso è che gli artigiani veneti che protestano, pur avendo dei motivi validi per essere incazzati, negli ultimi anni hanno contribuito, con il loro voto, a creare questa classe politica indegna. E l’unico che potrebbe farglielo capire, cioè Grillo, sembra accanirsi di più contro Bersani che contro Razzi. Il senatore abruzzese si è fatto conoscere grazie a una telecamera nascosta che rivelò la sua filosofia, sintetizzabile nel concetto di “arruffa tutto quello che puoi, finché puoi” e soprattutto “fatti li cazzi tuoi”.  Motto che è diventato anche uno slogan stampato su delle magliette che si possono acquistare e il cui ricavato andrà in beneficenza (alle vittime degli abusi sulla lingua italiana).

Razzi maglietta

Come direbbe Peter Griffin, Razzi è la risposta al perché gli uomini primitivi dipingevano nelle caverne, è un individuo che va studiato antropologicamente. In un certo senso simboleggia il proletariato, che negli anni ’40 e ’50 veniva rappresentato come puro dal neorealismo e invece si rivela corruttibile e corrotto se la società moderna, distrutta la civiltà contadina, sovverte i valori e mette al primo posto il denaro, il cinismo e la scalata sociale (i sondaggi  dicono che moltissimi operai votano Berlusconi). Negli ultimi anni ha collezionato una serie di gaffe tanto da poter essere considerato un ottimo generatore automatico di cazzate. Il comico Maurizio Crozza lo ha reso ancora più famoso con la sua imitazione, ma l’originale riesce spesso a risultare più grottesco e assurdo della sua trasfigurazione satirica.

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