Sopa Stike

Il web si ribella contro le leggi antipirateria e file sharing. Una guerra santa virtuale nella quale non si risparmiano le bombe hacker-atomiche. Cosa succederà?

La vera rivoluzione al giorno d’oggi corre sul filo del web e sulle vene ingrossate di milioni di internauti che non hanno fatto a tempo di guardare l’ultima serie di Lost. Avete presente i grandi quesiti dell’umanità? “Qual è il senso della vita”, “cosa c’è dopo la morte”, “quanto costa”? Bene, da oggi il questionario si arricchisce di un nuovo interrogativo: “sarà possibile vivere senza Megavideo e Megaupload”?

Ma non è questo il punto. Internet, come qualsiasi prodotto del progresso, da lusso si è tramutato prima in uno strumento di massa e poi, di conseguenza, a bene inestimabile ed inalienabile della civiltà. Un processo che fa parte integrante del postmoderno: ovvero la tecnologia che si converte in un’app indispensabile della modernità e dell’evoluzione della specie. Una volta, quando l’uomo era davvero in grado di cambiare le sorti del proprio futuro, si era soliti urlare in punta di picca “LibertéÉgalitéFraternité!” e questo era quanto bastava per far reggere l’intera baracca della democrazia.

Ora non c’è da meravigliarsi se nel 2020 si voterà per introdurre nella Costituzione un articolo sul diritto di possedere un iPhone quale gadget insopprimibile della società civile, un bene tanto indispensabile quanto l’assistenza sanitaria. Forse è solo una questione di tempo prima che le spese di Fastweb vengano integrate nel Welfare.

Ma al di là del facile sarcasmo, c’è da dire che la questione è un po’ più seria di quello che potrebbe sembrare. Lasciamo perdere gli status symbol che prendono possesso della nostra vita confondendo tale stratificazione di gadget per libertà/progresso/evoluzione, lasciamo anche perdere il vittimismo dei Wikirivoluzionari e le lacrime valorose di una generazione che fa le rivoluzioni su Twitter e scopa su YouPorn, la verità è che la posta in gioco è molto più alta dell’impero dei nerd.

Succede che se l’Fbi chiude Megaupload, il gruppo di hacker Anonymous contrattacca mandando a puttane il sito della Universal, della RIAA e dell’MPAA, che sono praticamente le due lobby più influenti a proposito di politiche di copyright. In più viene colpito e affondato anche il sito del Dipartimento di Giustizia americano (americano non italiano) più il sito stesso dell’Fbi (Fbi non della Rai).

Se poi andiamo a vedere cosa rischia il panciuto Kim Schmitz, ovvero il proprietario di Megaupload e di Megavideo, un po’ un Robin Hood obeso, un po’ uno stronzo ruffiano che ha fatto i miliardi parassitando la parassitaggine del web sotto l’ipocrita paravento della democrazia online e del file sharing, ovvero una cosa come 50 anni (manco fosse accusato di crimini di guerra), allora si torna ad essere seri. Se non altro perché tutto ciò sembra rientrare in quella World Wide Web War annunciata oramai tempo fa, la cosiddetta “WWWW” (#laprimaguerradigitale, Twitter docet).

Ma non è finita qui, perché non è sicuramente una coincidenza il fatto che tutto questo casino avvenga praticamente all’indomani dell’esplosione di un altro caso internazionale che ha a che fare con la libertà del web, ovvero la crociata contro la Sopa e la Pipa, che non sono solamente dei nomi buffi ma anche due proposte di legge sul tavolo del parlamento americano contro la pirateria online, ovvero una sorta di Cavallo di Troia che con il solito pretesto di difendere i diritti di copyright finisce per limitare la libertà di internet, e quindi di qualsiasi essere umano dotato di adsl. A confronto i provvedimenti nostrani di Angelino Alfano, naturalmente abortiti, sembrerebbero semplici sbadigli.

La faccenda si fa grossa anche perché pare, da quanto si legge, che la rete abbia deciso di alzare ulteriormente la posta in gioco: oltre alle bombe hacker-atomiche già sganciate gli altri giorni sarebbero non solo pronti ad esplodere altri ordigni, ma è stato anche indetto il primo grande sciopero del web (#sopastrike). Ve lo immaginate un giorno senza internet? O-MIO-DIO. L’apocalisse. Che ne sarà di noi? Avete presente il mondo di Ken il Guerriero?

Ma al di là degli scenari medievali e dei suicidi di massa di migliaia di smanettoni, è bene considerare la potenza di fuoco di questa battaglia in termini di introiti. Si parla di miliardi e miliardi di dollari a puttane e di oceani di lacrime per il business di corporation titaniche. L’impressione è che per la prima volta nella storia contemporanea una protesta globale possa avere il coltello dalla parte del manico.

Altro che girotondi di piazza e catene della pace, qui non si ha intenzione di replicare le cilecche dei No Global o i campeggi del fenomeno Occupy, ma di tenere strette per le palle i dinosauri del potere. O almeno così viene dipinta la faccenda nel web, sempre pronto a celebrare se stesso, che tra le altre cose ora ha davvero l’opportunità di dimostrare se è veramente e materialmente in grado di cambiare le sorti del mondo.

Nel frattempo Wikipedia ha già deciso di aderire alla rivoluzione. Jimmy Wales, quel tizio che per un sacco di tempo ci ha chiesto soldi per finanziare la sua super enciclopedia-McDonald’s, ha spronato Twitter di fare la stessa cosa. Fino adesso hanno aderito alla protesta Google, Yahoo!, Mozilla e Flickr. E non importa se si dice che Facebook intenda fare il crumiro, perché dalla parte del villaggio globale si è schierato persino Barack Obama, non a caso in piena campagna elettorale per le prossime elezioni.

Sfida epocale o no questo scontro ha il retrogusto dell’escatologia. Lo abbiamo detto anche prima: in ballo vi è l’interdetto di un dogma, quello di una società che intende salvare la propria anima virtuale a costo di intraprendere una guerra santa, una jihad che vede il demonio nella faccia di bronzo di Lamar Smith. Non a caso, proprio in questi giorni, il file sharing è diventato a tutti gli effetti una religione. Staremo a vedere, nel frattempo la data dell’Armageddon è stata fissata per il 24 gennaio 2012. Giorno in cui capiremo se il mondo potrà davvero cambiare impugnando un mouse o se abbiamo perso l’ennesima occasione per starcene zitti.
Kopimism

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