XXI SECOLO-Zardi-Book-Review

Il XXI secolo è quello in cui stiamo vivendo noi. Anche se spostate più in là di qualche anno, le vicende raccontate da Paolo Zardi non sono una fantasmagoria lontana nel tempo. In un contesto sociale di crisi economica e di putrefazione emotiva il protagonista riceve una mazzata che lo mette a dura prova: la moglie cade in uno stato di coma. Inoltre egli fa un’agghiacciante scoperta proprio su questa apparentemente candida figura femminile di donna del Nord. XXI Secolo è un romanzo distopico, è una rappresentazione espressionista di cosa è diventato l’Occidente, ma è anche una riflessione sul vero concetto di amore.

 

XXI Secolo di Paolo Zardi è un romanzo distopico, come Stalin+Bianca, di Iacopo Barison. Entrambi i romanzi sono in gara per il premio Strega 2015, magari non arriveranno in finale, ma ci sono. E forse non è un caso che siano due coraggiose e rampanti case editrici indipendenti, NEO Edizioni e Tunué, a proporre una letteratura che non sia evasiva e “renzianamente” consolante, ma che stimoli dubbi, ansie e perplessità, come avvenne con il romanzo moderno e modernista da Dostoevskij a Kafka, Joyce, Mann, Pirandello, Musil.

Nella nostra contemporaneità non mancano, a dire il vero, scrittori che prendano a pugni i lettori invece che masturbarli, ma la maggior parte sono stranieri, come Paul Auster, Don De Lillo, Philip Roth, Cormac McCarthy, Michel Houellebecq.

A La strada di McCarthy assomiglia questo XXI Secolo di Paolo Zardi, per il contesto post-apocalittico, anche se nel romanzo di Zardi l’apocalisse è soprattutto umana e la civiltà non è ancora crollata, ma è in una fase di declino per cui la situazione potrebbe precipitare da un momento all’altro, risollevarsi, o rimanere così per un altro paio di secoli.

Se ne La strada era il fuoco l’elemento da cui iniziava la fine del mondo, qui è l’acqua, come nel diluvio universale, come in un racconto di Ray Bradbury e come ne Il pianeta irritabile di Paolo Volponi, in cui convivono la pioggia eterna e il fuoco inceneritore. 

Zardi traccia in maniera talvolta forse troppo didascalica cause e conseguenze dello sfacelo socio-culturale ed economico-civile: l’inquinamento, l’eccessivo benessere, la sperequazione, la corruzione, la crisi petrolifera, i dispetti tra le superpotenze, l’accidia dell’Europa, la nascita di nuove potenze economico-industriali, la crisi economica dell’Occidente, il taedium vitae, l’indifferenza, il cinismo e la mancanza di amore. Su questo fondale agisce il protagonista, felicemente sposato con una donna di origine austriaca e con due splendidi figli. Nonostante lo squallore circostante egli continua a lavorare, cercando di vendere filtri depuratori per l’acqua.

Attorno a lui piccoli segni ignorati dalla maggior parte delle persone avvertono della decadenza, come per esempio la sparizione dei gatti. La scomparsa di un’intera razza animale è molto tipica dei romanzi distopici, ma d’altra parte i gatti spariscono sul serio, anche al giorno d’oggi e anche in passato. In uno dei commenti alla recensione del romanzo su Il fatto Quotidiano, si legge: “i gatti spariscono anche a Prato da 20 anni e tutti sanno benissimo che finiscono nelle pentole dei cinesi, tutto qui il presagio della distruzione prossima ventura?” Il punto credo che sia proprio l’indifferenza, il dramma non è la sparizione dei gatti, ma il fatto che la gente sappia benissimo che i gatti vengono mangiati, magari serviti nei ristoranti, e che nessuno faccia niente. Ma d’altra parte siamo arrivati anche a gettare i neonati nei cassonetti delle immondizie e a scavalcare cadaveri davanti ai bar. A parte le ucronie, cioè l’immaginarsi come possano evolversi certe situazioni geo-politiche, per il resto i segni di decadenza evidenziati nel romanzo di Zardi ci sono già, e ce ne sono anche di peggiori, nel nostro vivere quotidiano. Ma non penso, come il commentatore succitato, che questo sia un difetto del libro.

Quello che Zardi ci dice, e che sappiamo già, non è che la fine è vicina, perché il mondo non finisce, cambia. Quello che ci dice è che siamo già dentro un percorso degenerativo che parte soprattutto dal nostro comportamento verso gli altri, il che significa che sta a noi provare a cambiare rotta. Non vedo Zardi come un Savonarola che ci viene a fare la morale per dirci che andremo tutti all’inferno, ma piuttosto come un saggio che ci dice che il dolore non è inevitabile e che la morte non è la cosa peggiore che possa accaderci.

Oltre al contesto però ci sono dei protagonisti, ai quali succedono cose che non c’entrano con la crisi. La moglie del protagonista viene colpita da ictus e va in coma. C’era un documentario inglese sull’Italia, chiamato Girlfriend in a coma, che è anche il titolo di una canzone degli Smiths, di cui XXI Secolo sembra riprendere l’allegoria: la donna in coma, che potrebbe morire o riprendersi, ma che se morisse sarebbe meglio, piuttosto che rimanere un vegetale, perché almeno potremmo celebrarla e ricordarla, rappresenta la società occidentale.

Per il protagonista però questo è un fatto decisamente privato e non sociale.Tanto più che al dolore, alla paura, alla forza che deve mettere in campo per stare dietro ai figli senza la donna che ama, si aggiunge la scoperta che la moglie aveva un amante, con il quale non parlava di amore, ma di sesso, scambiandosi anche immagini molto hard. A questo punto la crisi è interiore, personale.

Il dramma coniugale del protagonista, moglie in coma e anche fedifraga, con conseguente messa in discussione di tutto ciò su cui aveva costruito la sua vita, che mi ricorda certe trame di Iñárritu prima che si mettesse a fare il burlone, è la parte che mi è piaciuta di più del romanzo. Una riflessione simile, ma meno apocalittica, sul matrimonio, l’ha introdotta anche Alessandra Sarchi nel suo L’amore normalein cui due quarantenni sposati, che si amano, con bellissime figlie, si tradiscono entrambi. Anche in XXI Secolo il tema sembra essere in realtà quello dell’amore, il quale, si sa, può anche uccidere, ma almeno tiene lontana l’apatia dello stato vegetativo.

Zardi è bravo nel creare mistero e quindi interesse attorno al personaggio di Eleonore, la moglie del protagonista, e caratterizza bene anche tutti gli altri personaggi. Lo stile è abbastanza scarno, quasi crudele e impietoso, ma senza l’ossessione minimalista dello show, don’t tell, il che lo rende molto equilibrato e quindi preciso.

 

Paolo Zardi, XXI Secolo, NEO edizioni, 2015, 156 p.

 

Related readings:

Iacopo Barison, Stalin+Bianca: in un futuro senza arcobaleni, due giovani innamorati con delle aspirazioni artistiche scappano di casa e attraversano paesi ingrigiti dalla miseria esistenziale;

Cormac McCarthy, La strada: in un mondo che è andato troppo avanti, fino a tornare ai primitivi esordi, un padre cerca disperatamente di raggiungere una salvezza per il figlio;

Paolo Volponi, Il pianeta irritabile: nell’Italia del 2293, sconvolta dalle guerre nucleari, un nano, un’oca, una scimmia e un elefante intraprendono un viaggio verso la scoperta del nuovo mondo, fino all’incontro con Moneta;

Günter Grass, La ratta: in un mondo post-apocalittico un roditore prende la parola per disprezzare l’umanità che si è autoestinta;

Martin Amis, Money: il mondo di Hollywood diventa un pretesto per raccontare una generazione di “malati di ventesimo secolo”, ossessionati dai soldi;

Alessandra Sarchi, L’amore normale: due quarantenni sposati da anni e con due splendide figlie si tradiscono a vicenda, senza smettere di stare insieme.

Commenta l'articolo
La tua e-mail non sarà pubblicata
  • ( non sarà pubblicata )